Center For Pediatric And Adolescent Medicine Of The Johannes Gutenberg University Mainz
Magonza, Germania
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Obiettivi, svolgimento e che cosa fanno i partecipanti, spiegati in parole semplici
Lo studio riguarda l’infiammazione dell’intestino (immune-related colitis) e del fegato (immune-related hepatitis) che si verifica in persone con metastatic melanoma trattate con farmaci chiamati immune checkpoint inhibitors. Queste infiammazioni possono causare sintomi come diarrea, dolore addominale, ittero o affaticamento e, a volte, i farmaci anti‑infiammatori chiamati corticosteroids non riescono a controllarle completamente.
Il trattamento sperimentale valutato è la Extracorporeal Photopheresis, una procedura in cui una piccola quantità di sangue viene prelevata, mescolata con una sostanza chiamata 8-methoxypsoralen e poi esposta a una luce speciale prima di essere reinfusa nel corpo. Come confronto, i pazienti possono ricevere le terapie standard disponibili, che includono farmaci come azathioprine, vedolizumab, infliximab, methoxsalen e mycophenolate mofetil.
L’obiettivo è verificare se la Extracorporeal Photopheresis può far migliorare la condizione senza l’uso continuato di corticosteroids. I partecipanti vengono assegnati in modo casuale a uno dei due gruppi e ricevono il trattamento per diverse settimane, con controlli regolari per valutare la risposta alla terapia alla settimana 12 e durante il periodo di follow‑up. Le valutazioni includono criteri di risposta usati da medici (come le linee guida ASCO), la misura della crescita del tumore secondo le regole RECIST, e la registrazione di eventuali effetti indesiderati secondo lo standard CTCAE. Alcuni esami specifici, come il punteggio endoscopico Modified Mayo Subscore per il colon e il punteggio istologico Nancy Score, vengono utilizzati per capire meglio lo stato dell’infiammazione.
Lo studio si svolge in 8 passaggi – dalla visita di selezione ai controlli successivi. Per ogni passaggio trovi che cosa succede e che cosa controlla l'équipe.
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è un farmaco immunosoppressore che si assume per via orale. Viene usato per ridurre l’attività del sistema immunitario, aiutando a controllare l’infiammazione del colon e del fegato che non risponde ai corticosteroidi.
è un anticorpo monoclonale somministrato per via endovenosa. Agisce bloccando una specifica molecola che permette ai globuli bianchi di entrare nell’intestino, riducendo così l’infiammazione intestinale.
è un altro anticorpo monoclonale dato per infusione endovenosa. Neutralizza il fattore di necrosi tumorale (TNF), una sostanza che provoca infiammazione, e può aiutare a migliorare i sintomi di colite e epatite immuno‑correlate.
(UVADEX) è una sostanza che viene aggiunta al sangue durante la fototerapia extracorporea. Rende le cellule del sangue sensibili alla luce ultravioletta, permettendo di modificarle prima di reintrodurle nel corpo.
è un farmaco immunosoppressore assunto per via orale. Riduce la produzione di cellule immunitarie, contribuendo a controllare l’infiammazione quando i corticosteroidi non sono sufficienti.
è una procedura in cui una piccola quantità di sangue viene prelevata, trattata con methoxsalen e poi esposta a luce UVA. Dopo il trattamento, il sangue viene restituito al paziente. Questo processo aiuta a modulare il sistema immunitario e a ridurre l’infiammazione del colon e del fegato.
È un farmaco somministrato per via orale sotto forma di compresse; è ampiamente usato e ben documentato nella letteratura medica come immunosoppressore per trapianti d’organo e malattie autoimmuni. Agisce interferendo con la sintesi del DNA nelle cellule del sistema immunitario, riducendo così la loro capacità di proliferare. È classificato come antimetabolita immunosoppressore. Le sue indicazioni principali includono la prevenzione del rigetto nei trapianti e il trattamento di condizioni infiammatorie croniche.
Viene somministrato per via endovenosa mediante infusione; è approvato e consolidato nella pratica clinica per la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. Il suo meccanismo consiste nel bloccare l’integrina α4β7, impedendo alle cellule immunitarie di raggiungere l’intestino e riducendo l’infiammazione. È classificato come antagonista dell’integrina. È indicato soprattutto per malattie infiammatorie croniche dell’intestino.
Si somministra per via endovenosa in infusione; è un farmaco ben noto e approvato per diverse malattie infiammatorie come Crohn, colite ulcerosa, artrite reumatoide e psoriasi. Il suo meccanismo è l’inibizione del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF‑α), una sostanza chiave nell’infiammazione. È classificato come inibitore del TNF. Le sue indicazioni principali riguardano condizioni infiammatorie sistemiche e intestinali.
È una soluzione utilizzata in modalità extracorporea, aggiunta al sangue che viene poi esposto a luce UVA durante la fototerapia. Sebbene non sia ancora un farmaco di uso comune, è studiato per modulare la risposta immunitaria in situazioni come la colite o epatite indotte da immunoterapia. Il principio attivo si inserisce nel DNA e, attivato dalla luce UVA, forma legami che sopprimono l’attività delle cellule immunitarie. È classificato come psoralene immunomodulatore.
Si assume per via orale sotto forma di compresse; è un immunosoppressore consolidato, largamente impiegato nei trapianti d’organo e in alcune malattie autoimmuni. Inibisce l’enzima IMPDH, bloccando la sintesi di guanina necessaria alla proliferazione dei linfociti. È classificato come antimetabolita immunosoppressore. Le sue indicazioni principali includono la prevenzione del rigetto nei trapianti e il trattamento di patologie autoimmuni.
è un’infiammazione del colon che si manifesta in seguito all’uso di inibitori del checkpoint immunitario. Si presenta con diarrea, dolore addominale e talvolta presenza di sangue nelle feci. I sintomi possono comparire da alcune settimane a diversi mesi dall’inizio della terapia. Se l’infiammazione non è controllata, la gravità dei sintomi può aumentare. La condizione può persistere o riacutizzarsi nel tempo.
è un’infiammazione del fegato associata all’impiego di inibitori del checkpoint immunitario. I pazienti possono avvertire affaticamento, ittero e un aumento degli enzimi epatici. L’insorgenza avviene tipicamente da alcune settimane a diversi mesi dalla terapia. Un’infiammazione prolungata può compromettere la funzione epatica. I sintomi tendono a variare e possono riacutizzarsi.
fonte: registro UE degli studi clinici (EU Clinical Trials Register) e verifica dei centri
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