Oslo Universitetssykehus HF
Centro verificato
Oslo, Norvegia
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Obiettivi, svolgimento e che cosa fanno i partecipanti, spiegati in parole semplici
Lo studio riguarda l'infezione da HIV-1, un virus che attacca il sistema immunitario. Il trattamento sperimentale combina due anticorpi a lunga durata, teropavimab e 10-1074-LS, che sono proteine progettate per legarsi al virus e impedirne la replicazione, con una piccola dose di nivolumab, un farmaco che blocca una proteina chiamata PD-1 per rafforzare la risposta immunitaria. Il gruppo di controllo riceve una soluzione di placebo contenente solo cloruro di sodio.
Lo scopo è valutare se questa combinazione può mantenere il controllo immunitario del virus quando i pazienti interrompono la terapia abituale. Dopo una serie di infusione somministrate per via endovenosa, i partecipanti sospendono temporaneamente la ART e vengono seguiti con esami del sangue regolari per verificare la presenza del virus e la conta delle cellule immunitarie. Le visite di controllo durano diversi mesi, con la possibilità di riprendere la terapia standard se necessario.
Durante lo studio vengono monitorati eventuali effetti indesiderati, come sintomi di infezione o cambiamenti nei risultati di laboratorio, e vengono registrati in modo da valutare la sicurezza del nuovo regime terapeutico.
Lo studio si svolge in 7 passaggi – dalla visita di selezione ai controlli successivi. Per ogni passaggio trovi che cosa succede e che cosa controlla l'équipe.
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è un anticorpo monoclonale che blocca una proteina chiamata PD‑1 sul sistema immunitario. In questo studio viene usato a basso dosaggio per aiutare il corpo a riconoscere e combattere meglio le cellule infettate da HIV durante la sospensione della terapia antiretrovirale.
(noto anche come teropavimab) è un anticorpo neutralizzante ampio a lunga durata d’azione. È progettato per legarsi al virus HIV e impedirne la diffusione. Nel trial viene somministrato per valutare se, insieme a un altro anticorpo, può mantenere il controllo del virus anche senza farmaci antiretrovirali.
è un altro anticorpo neutralizzante ampio a lunga durata d’azione. Come 3BNC117‑LS, si lega al virus HIV e lo neutralizza. Il suo scopo nello studio è verificare se la combinazione di questi due anticorpi, insieme a nivolumab, può mantenere il controllo immunitario del virus durante una pausa dalla terapia standard.
Somministrato per via endovenosa mediante infusione, a una dose di 1 mg/kg. È un farmaco già approvato per diversi tumori e ampiamente studiato in letteratura. Viene usato principalmente per attivare il sistema immunitario contro il cancro, ma in questo studio è testato per migliorare il controllo dell’HIV‑1. Agisce legandosi al recettore PD‑1 sui linfociti T, bloccandone l’attivazione negativa e favorendo una risposta immunitaria più forte; è classificato come anticorpo monoclonale anti‑PD‑1, cioè inibitore del checkpoint immunitario.
Si presenta come soluzione per infusione endovenosa, utilizzata a una dose di 1 mg/kg. È un prodotto di uso comune, presente da tempo nella pratica clinica e nella letteratura come soluzione salina isotona. Viene impiegato per fornire liquidi e sali al corpo, sia come trattamento di base sia come veicolo inattivo (placebo) in studi clinici. La sua azione è semplicemente quella di ripristinare l’equilibrio di sodio e acqua nel sangue; è classificato come soluzione elettrolitica per infusione.
Viene somministrato per via endovenosa come soluzione per iniezione, a una dose di 30 mg/kg. È un anticorpo a lunga durata di azione ancora in fase di sperimentazione clinica per l’HIV‑1. È indicato per cercare di controllare il virus in pazienti con HIV, soprattutto quando si interrompe la terapia antiretrovirale. Funziona legandosi alla proteina di superficie dell’HIV (gp120), impedendo al virus di entrare nelle cellule; è classificato come anticorpo neutralizzante ampio (bNAb) antivirale.
Somministrato per via endovenosa come soluzione per iniezione, a una dose di 10 mg/kg. È anch'esso un anticorpo a lunga durata di azione in fase di studio per il trattamento dell’HIV‑1. L’obiettivo è ridurre la quantità di virus nel sangue durante l’interruzione della terapia standard. Si lega a un’altra parte della proteina gp120 dell’HIV, bloccandone l’ingresso nelle cellule; è classificato come anticorpo neutralizzante ampio (bNAb) antivirale.
fonte: registro UE degli studi clinici (EU Clinical Trials Register) e verifica dei centri
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