Universitaetsklinikum Regensburg AöR
Centro verificato
Ratisbona, Germania
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Obiettivi, svolgimento e che cosa fanno i partecipanti, spiegati in parole semplici
Lo studio riguarda i pazienti che hanno superato il primo anno dopo un trapianto di fegato e che necessitano di farmaci immunosoppressori per evitare il rigetto dell’organo. Il trattamento standard utilizza tipicamente un calcineurin inhibitor come tacrolimus o ciclosporin. Nel protocollo sperimentale viene impiegato everolimus in combinazione con mycophenolate mofetil, evitando l’uso del calcineurin inhibitor.
L’obiettivo è valutare se l’immunosoppressione priva di calcineurin inhibitor preservi meglio la funzione renale, misurata tramite eGFR, rispetto al regime tradizionale. I partecipanti vengono assegnati casualmente a uno dei due gruppi e seguiti per circa un anno, con controlli regolari in cui vengono eseguiti esami del sangue, valutazioni della funzione renale e del fegato, e, se necessario, piccole prelievi di tessuto (biopsia) per verificare lo stato del trapianto. Durante il periodo di studio vengono monitorati anche eventuali effetti collaterali, la qualità della vita e la comparsa di nuove malattie.
Lo studio si svolge in 9 passaggi – dalla visita di selezione ai controlli successivi. Per ogni passaggio trovi che cosa succede e che cosa controlla l'équipe.
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è un farmaco assunto per via orale che appartiene alla classe degli inibitori mTOR. Viene studiato come alternativa ai farmaci tradizionali che bloccano la calcineurina, con l’obiettivo di proteggere meglio la funzione renale nei pazienti che hanno ricevuto un trapianto di fegato. In questo studio, il suo ruolo è quello di fornire un’immunosoppressione senza l’uso di calcineurina, per vedere se il rene funziona meglio rispetto ai regimi standard.
è un farmaco orale appartenente agli inibitori della calcineurina. È uno dei trattamenti più comuni per prevenire il rigetto dopo un trapianto di fegato. Nel trial, viene usato come parte del regime standard di immunosoppressione, così da poter confrontare la sua efficacia e gli effetti sul rene rispetto a everolimus.
è un altro inibitore della calcineurina somministrato per via orale. Come il tacrolimus, è un farmaco tradizionale per prevenire il rigetto del trapianto di fegato. Nel contesto dello studio, serve come comparatore per valutare se l’immunosoppressione senza calcineurina (con everolimus) può offrire vantaggi sulla funzione renale.
è un farmaco orale che agisce inibendo la crescita delle cellule del sistema immunitario. Viene spesso utilizzato insieme ad altri immunosoppressori per migliorare la prevenzione del rigetto. In questo studio, è incluso nei regimi di trattamento per valutare il suo contributo nella protezione del trapianto senza aumentare il danno renale.
Si somministra per via orale sotto forma di compressa; è un farmaco già approvato e ampiamente studiato sia per la prevenzione del rigetto nei trapianti d’organo sia per alcuni tumori. Agisce bloccando una proteina chiamata mTOR, che controlla la crescita delle cellule del sistema immunitario, riducendo così la loro attività. È classificato come inibitore di mTOR e immunosoppressore. Viene usato principalmente per mantenere la funzione del trapianto e per limitare la proliferazione cellulare in alcune neoplasie.
Viene assunto per via orale in capsule; è un farmaco ben consolidato nella pratica clinica e nella letteratura per la prevenzione del rigetto nei trapianti. Il suo meccanismo consiste nel legarsi a una proteina chiamata FKBP12, formando un complesso che inibisce l’enzima calcineurina, diminuendo la produzione di una sostanza (IL‑2) che attiva le cellule immunitarie. È classificato come inibitore della calcineurina e immunosoppressore. Le sue indicazioni principali sono il trapianto di fegato, rene e cuore.
Si assume per via orale in capsule; è un farmaco di lunga data con ampia presenza nella letteratura medica per il controllo del rigetto nei trapianti. Funziona legandosi a una proteina chiamata cicloforina e, insieme, inibisce l’enzima calcineurina, riducendo la produzione di IL‑2 e l’attivazione delle cellule immunitarie. È classificato come inibitore della calcineurina e immunosoppressore. È indicata soprattutto per il mantenimento del trapianto di organi solidi e per alcune malattie autoimmuni.
Si prende per via orale in compresse; è un farmaco presente da tempo nella pratica clinica e supportato da numerosi studi per il suo ruolo nei trapianti. Inibisce un enzima chiamato IMPDH, necessario alla sintesi di guanosina, limitando così la capacità delle cellule immunitarie di proliferare. È classificato come antimetabolita e immunosoppressore. Le sue principali indicazioni sono la prevenzione del rigetto nei trapianti d’organo e il trattamento di alcune malattie autoimmuni.
È una risposta immunitaria contro il fegato trapiantato, che provoca un aumento degli enzimi epatici. Se l’infiammazione persiste, può evolvere in danni più estesi del tessuto epatico.
È una perdita graduale della funzione renale che si sviluppa nel tempo. Man mano che la filtrazione diminuisce, la condizione progredisce verso stadi più avanzati.
Consiste nell’accumulo di tessuto cicatriziale nel fegato. Con il tempo, la fibrosi può aumentare di estensione e portare a danni più severi.
È la presenza continuata di pressione arteriosa elevata. Nel corso degli anni può intensificarsi, esercitando maggiore pressione sul cuore e sui vasi sanguigni.
Indica livelli anormali di grassi nel sangue. Se non controllata, può progredire con la formazione di placche nelle arterie.
È caratterizzata da alti livelli di zucchero nel sangue a causa di problemi di insulina. Con il tempo, la capacità di regolare la glicemia può diminuire progressivamente.
fonte: registro UE degli studi clinici (EU Clinical Trials Register) e verifica dei centri
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