Hospital General Universitario Gregorio Maranon
Centro verificato
Madrid, Spagna
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Obiettivi, svolgimento e che cosa fanno i partecipanti, spiegati in parole semplici
Lo studio riguarda pazienti affetti da End-stage kidney disease che devono creare un accesso vascolare per la dialysis. L'accesso viene realizzato mediante una piccola operazione che collega un'arteria a una vena, chiamata arterio-venous fistula (AVF). Il farmaco sperimentale è APAC, una molecola simile all'heparin che viene iniettata localmente nel sito chirurgico per favorire la guarigione.
Lo scopo dello studio è valutare se l'iniezione di APAC è sicura e se aiuta la maturazione dell'AVF rispetto al trattamento standard. I partecipanti vengono randomizzati, cioè assegnati in modo casuale, a ricevere APAC o il trattamento di routine, e sono seguiti per circa sei settimane con visite di controllo e esami di imaging.
La maturazione dell'AVF significa che il vaso raggiunge dimensioni e flusso sanguigno sufficienti per poter essere usato per la dialysis senza ulteriori interventi. Per verificare questo, i medici utilizzano l'ultrasound (un esame che usa onde sonore per vedere dentro il corpo) e valutano eventuali segni di gonfiore, arrossamento o dolore al sito dell'intervento. Gli effetti indesiderati, chiamati adverse events, vengono registrati e classificati per gravità.
Lo studio si svolge in 6 passaggi – dalla visita di selezione ai controlli successivi. Per ogni passaggio trovi che cosa succede e che cosa controlla l'équipe.
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è una soluzione di sale da utilizzare localmente. Nel trial è stato impiegato come comparatore, cioè come trattamento di riferimento, per confrontare gli effetti di APAC. Serve a mantenere l’area di iniezione pulita e a fornire un controllo di base sulla sicurezza e sull’efficacia del nuovo farmaco.
è un anticoagulante che aiuta a prevenire la formazione di coaguli di sangue. È stata somministrata localmente e usata come comparatore nel trial, per valutare se APAC offre vantaggi aggiuntivi rispetto a un anticoagulante già conosciuto.
è un farmaco sperimentale che combina eparina non frazionata di origine suina con albumina umana. Viene iniettato direttamente nel sito chirurgico della fistola artero-venosa, con l’obiettivo di ridurre la formazione di coaguli e favorire la maturazione della fistola, rendendola più pronta per l’uso nella dialisi. Nel trial è stato testato per verificare la sua sicurezza, la tollerabilità e la capacità di migliorare la maturazione e l’utilizzo della fistola rispetto ai trattamenti standard.
Viene somministrato per uso locale come soluzione salina, applicata direttamente sul sito chirurgico. È un prodotto ampiamente conosciuto e usato nella pratica medica quotidiana senza necessità di approvazione speciale. Serve principalmente a mantenere l’equilibrio di sodio e cloro e a fungere da controllo inattivo nello studio. È classificato come elettrolita o soluzione fisiologica.
È una soluzione iniettabile o concentrato per infusione, somministrata localmente al punto di intervento. È un farmaco già approvato e molto studiato, usato comunemente per prevenire la coagulazione del sangue. Viene impiegato per ridurre la formazione di coaguli durante procedure chirurgiche. Agisce legandosi all’antitrombina e potenziandone l’inibizione dei fattori della coagulazione, ed è classificato come anticoagulante di tipo eparina.
Si presenta come soluzione per iniezione/infusione e viene applicata localmente sul sito della fistola artero-venosa. È un principio sperimentale ancora in fase di valutazione clinica, non ancora approvato per uso generale. L’obiettivo è favorire la maturazione della fistola nei pazienti in dialisi, riducendo la formazione di coaguli. Funziona imitandone le proteoglicani del sangue, legandosi a proteine della coagulazione e a piastrine per limitare la coagulazione, ed è classificato come agente antitrombotico simile all’eparina.
fonte: registro UE degli studi clinici (EU Clinical Trials Register) e verifica dei centri
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