Studio sull'efficacia e la sicurezza della crema di delgocitinib 20 mg/g in adulti con pustolosi palmo-plantare da lieve a grave durante un trattamento di 16 settimane
- Partecipanti:Adulti
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Delgocitinib è un medicinale di sintesi chimica a piccola molecola che appartiene a una classe chiamata inibitori delle JAK. È classificato con il codice ATC D11AH11, un gruppo di altri preparati dermatologici.[1] La sostanza è nota anche con il nome commerciale Anzupgo crema 20 mg/g.[3] Delgocitinib è già autorizzato come medicinale nell'Unione Europea, con autorizzazione detenuta da LEO Pharma A/S.[1] Nel Regno Unito è approvato secondo la valutazione tecnologica NICE TA1107 per il trattamento dell'eczema cronico delle mani da moderato a grave negli adulti quando i corticosteroidi topici non hanno funzionato o non sono adatti.[5]
Delgocitinib agisce bloccando gli enzimi chiamati Janus chinasi, o JAK, che si trovano all'interno delle cellule e trasmettono i segnali infiammatori. Inibendo questi enzimi, il medicinale riduce l'infiammazione che è alla base di diverse malattie della pelle. Poiché si applica direttamente sulla pelle, la sua azione è concentrata sulla zona interessata. Il formulario del Devon inserisce delgocitinib tra i farmaci che influenzano la risposta immunitaria, rispecchiando questo meccanismo.[7]
Delgocitinib si presenta come crema per uso cutaneo, cioè da applicare direttamente sulla pelle. Le sperimentazioni registrate usano due concentrazioni: 8 mg/g e 20 mg/g.[4] Nella sperimentazione sulla pustolosi palmoplantare, le informazioni sul prodotto descrivono applicazioni due volte al giorno di delgocitinib crema 20 mg/g.[1] Il formulario del Lincolnshire osserva che il trattamento deve essere interrotto se non si osserva alcun miglioramento dopo 12 settimane di uso continuativo.[5]
Sono registrate quattro sperimentazioni cliniche interventistiche su delgocitinib, tutte in stato autorizzato, cioè approvate per procedere ma senza ancora risultati comunicati. Una sperimentazione è di fase 3 e tre sono di fase 2. Le condizioni studiate sono pustolosi palmoplantare, vitiligine, lichen sclerosus e linfoma cutaneo a cellule T con micosi fungoide.[1]–[4]
La sperimentazione più ampia è lo studio di fase 3 sul lichen sclerosus con 552 partecipanti, che confronta delgocitinib crema 8 mg/g e 20 mg/g rispetto a un veicolo in crema.[4] La più piccola è la sperimentazione proof-of-concept sulla vitiligine con 12 partecipanti.[3] La sperimentazione sulla pustolosi palmoplantare arruola 135 adulti,[1] e lo studio pilota sul linfoma cutaneo a cellule T ne arruola 15.[2]
Le sperimentazioni misurano esiti diversi. La sperimentazione sulla pustolosi palmoplantare usa il PPPASI-75 alla settimana 16, cioè la proporzione di partecipanti il cui punteggio di gravità della pustolosi palmoplantare migliora di almeno il 75%.[1] La sperimentazione sulla vitiligine misura la variazione del F-VASI, un punteggio dell'area e della gravità della vitiligine facciale, dal basale alla settimana 24.[3] La sperimentazione sul lichen sclerosus usa l'IGA-LS TS alla settimana 12, una misura del successo del trattamento su una scala di valutazione globale.[4] Lo studio sul linfoma cutaneo a cellule T misura la risposta della pelle con il Severity-Weighted Assessment Tool modificato (mSWAT) e riporta il tasso di risposta globale.[2]
Le sperimentazioni arruolano popolazioni diverse. La sperimentazione sulla pustolosi palmoplantare è per adulti con pustolosi palmoplantare da lieve a grave.[1] La sperimentazione sul lichen sclerosus è limitata a partecipanti di sesso femminile con lichen sclerosus.[4] La sperimentazione sulla vitiligine è per pazienti con vitiligine non segmentale nell'area del viso.[3] Lo studio sul linfoma cutaneo a cellule T arruola pazienti con linfoma cutaneo a cellule T o micosi fungoide.[2]
Le fonti supplementari[6] del formulario fornite non elencano effetti indesiderati specifici per delgocitinib. Osservano che il medicinale è costoso e che il trattamento deve essere interrotto se non si osserva alcun miglioramento dopo 12 settimane, ma in questi documenti non è descritto alcun profilo di effetti avversi.[5]
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