Indice
- Panoramica degli studi
- Studi nei tumori del polmone
- Studi nei tumori del fegato
- Studi nel tumore della mammella
- Studi in vescica, mesotelio e altri tumori
- Studi con biomarcatori, immagini e test speciali
- Popolazioni speciali e studi di estensione
Panoramica degli studi
Nei dati forniti, Atezolizumab è studiato in molti trial clinici su diversi tipi di cancro, con una forte presenza di tumori del polmone, del fegato, della mammella e della vescica.[1] Gli studi includono fasi iniziali e avanzate, soprattutto Phase 2 e Phase 3, ma anche alcuni studi di Phase 1 e Phase 4.[1] Gli obiettivi più comuni sono valutare se il trattamento aiuta a vivere più a lungo, a tenere la malattia sotto controllo o a ridurre il tumore.[1]
Studi nei tumori del polmone
Molti trial riguardano il non-small cell lung cancer (NSCLC) e il small cell lung cancer (SCLC), inclusi pazienti con malattia localmente avanzata, metastatica, non operabile o già trattata in precedenza.[1] Alcuni studi confrontano Atezolizumab con altri trattamenti o con placebo, mentre altri lo usano insieme a chemioterapia, radioterapia o altri farmaci immunoterapici.[1]
Nel trial NCT06646276, pazienti con extensive-stage SCLC ricevono Atezolizumab con chemioterapia come prima linea, e l’obiettivo principale è l’overall survival.[1]
Nel trial 2024-515984-68-00, pazienti con NSCLC in stadio III non resecabile, già trattati con chemioradioterapia, vengono seguiti per valutare la progression-free survival a 18 mesi.[1]
Nel trial NCT03540420, si studia se Atezolizumab dopo chemioradioterapia migliori la sopravvivenza nei pazienti con limited disease SCLC.[1]
Nel trial NCT03456063, Atezolizumab viene usato prima dell’intervento chirurgico in NSCLC resecabile, con l’obiettivo di migliorare la event-free survival.[1]
Altri studi sul polmone valutano combinazioni con tiragolumab, bevacizumab, carboplatino, etoposide, paclitaxel o altri farmaci, e guardano risultati come overall response rate, progression-free survival e overall survival.[1] Alcuni includono popolazioni particolari, come pazienti anziani, pazienti con malattia in stadio IV, oppure pazienti con tumore dopo precedenti terapie immunitarie o a base di platino.[1]
Studi nei tumori del fegato
Un altro grande gruppo di studi riguarda il hepatocellular carcinoma (HCC), sia non operabile sia resecabile, e in diversi contesti di trattamento: prima linea, dopo chirurgia, dopo ablazione o dopo progressione alla terapia iniziale.[1] In questi trial, Atezolizumab è spesso combinato con bevacizumab e talvolta con altri trattamenti come radioterapia, vaccini, microbiota fecale o altri farmaci sperimentali.[1]
Nel trial NCT07018947, pazienti con HCC resecabile e ad alto rischio di recidiva ricevono Atezolizumab più bevacizumab prima e dopo l’intervento, con endpoint di recurrence-free survival.[1]
Nel trial 2023-504303-86-00, Atezolizumab più bevacizumab viene confrontato con la sola sorveglianza attiva dopo resezione o ablazione, e l’endpoint è la recurrence-free survival.[1]
Nel trial 2022-500643-20-00, Atezolizumab più bevacizumab viene studiato insieme a un vaccino, per valutare la objective response rate nei pazienti con HCC non resecabile.[1]
Nel trial 2024-516479-34-00, Atezolizumab in combinazione con cabozantinib viene confrontato con sorafenib come trattamento iniziale dell’HCC avanzato, con misure di progression-free survival e overall survival.[1]
Alcuni studi sul fegato includono anche pazienti trapiantati di fegato o pazienti con malattia resistente alla prima linea, e misurano non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza e la tollerabilità delle combinazioni.[1]
Studi nel tumore della mammella
Molti trial su Atezolizumab riguardano il triple-negative breast cancer (TNBC), sia in fase iniziale sia metastatica, e anche alcuni casi con recidiva o malattia avanzata.[1] In questi studi il farmaco viene spesso associato a chemioterapia, ad altri immunoterapici o a farmaci mirati, con obiettivi come risposta patologica completa, sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza libera da progressione.[1]
Nel trial 2024-519514-31-00, Atezolizumab viene studiato con carboplatino e nab-paclitaxel come prima linea nel TNBC metastatico PD-L1 positivo, con endpoint di overall survival a 2 anni.[1]
Nel trial 2022-501561-51-00, Atezolizumab e tiragolumab vengono dati con chemioterapia nel TNBC precoce e metastatico; gli endpoint includono pCR e progression-free survival a 6 mesi.[1]
Nel trial 2022-502311-12-00, Atezolizumab più RP1 viene testato nel TNBC precoce prima della chirurgia, con attenzione alla sicurezza e al residual cancer burden al momento dell’intervento.[1]
Nel trial 2024-514031-20-00, Atezolizumab, vinorelbina e ciclofosfamide sono studiati in pazienti con TNBC localmente avanzato o metastatico già trattato con anti-PD-L1/PD1, e l’endpoint principale è l’overall response rate.[1]
Ci sono anche studi neoadiuvanti e adiuvanti, cioè prima o dopo la chirurgia, per capire se Atezolizumab può migliorare i risultati nel tumore della mammella ad alto rischio.[1]
Studi in vescica, mesotelio e altri tumori
Atezolizumab è studiato anche nel bladder cancer, nel malignant pleural mesothelioma, nei tumori della testa e del collo, nel cancro del collo dell’utero, nei tumori gastrointestinali e in altri tumori solidi.[1] In questi trial si cerca spesso di capire se il trattamento dopo chirurgia, radioterapia o chemioradioterapia può ridurre il rischio di recidiva o migliorare la risposta al trattamento.[1]
Nel trial 2022-502705-15-00, Atezolizumab viene usato dopo cistectomia in pazienti con high-risk muscle-invasive bladder cancer e DNA tumorale circolante positivo, con endpoint di disease-free survival.[1]
Nel trial NCT03697850, Atezolizumab è dato dopo chemioradioterapia nei pazienti con bladder cancer non eleggibili per cistectomia radicale, e si valuta la disease-free survival a 2 anni.[1]
Nel trial 2024-519286-21-00, Atezolizumab viene studiato nel mesotelioma pleurico maligno dopo pleurectomia/decorticazione, con l’obiettivo di valutare la disease-free survival.[1]
Nel trial 2022-502052-30-00, Atezolizumab con o senza tiragolumab viene testato nell’esophageal squamous cell carcinoma non resecabile dopo chemioradioterapia definitiva, con endpoint di sopravvivenza libera da progressione e sopravvivenza globale.[1]
Altri studi includono il carcinoma del collo dell’utero, il tumore del retto, il cancro gastrico, il carcinoma anale, il carcinoma uroteliale e il cancro colorettale metastatico, spesso confrontando Atezolizumab con standard di cura o con altre combinazioni.[1]
Studi con biomarcatori, immagini e test speciali
Alcuni trial non cercano solo di vedere se il tumore risponde, ma anche di capire quali pazienti hanno più probabilità di beneficiare del trattamento.[1] Per questo usano biomarcatori, imaging speciale o test cutanei, cioè esami che aiutano a studiare il comportamento del tumore o la risposta del sistema immunitario.[1]
Nel trial 2024-519812-15-00, Atezolizumab è incluso in uno studio di test cutanei per bioterapie, con l’obiettivo di trovare la concentrazione non irritante da usare nei test allergologici.[1]
Nel trial 2022-500808-21-00, si usa 89Zr-atezolizumab PET/CT per confrontare l’imaging con il test istologico PD-L1 nel tumore della mammella triplo negativo metastatico.[1]
Nel trial NCT05404048, la PET/CT con 89Zr-atezolizumab viene studiata prima della terapia CAR T nei linfomi diffusi a grandi cellule B, per capire meglio l’espressione di PD-L1 e distinguere attività di malattia da infiammazione da trattamento.[1]
Nel trial NCT06012734, Atezolizumab viene combinato con LB-100 in un microsatellite stable colorectal cancer, e il focus è trovare la dose raccomandata da usare in combinazione.[1]
Altri studi di questo gruppo valutano anche la relazione tra risposta clinica e profili immunologici, come nel trial sui marcatori ematici dei pazienti trattati con inibitori dei checkpoint immunitari.[1]
Popolazioni speciali e studi di estensione
Alcuni trial includono gruppi particolari, come pazienti pediatrici, anziani, persone già trattate in precedenza o pazienti che hanno partecipato a studi parenti e continuano il trattamento in uno studio di estensione.[1] Questi studi servono spesso a mantenere l’accesso al trattamento o a capire meglio la sicurezza e la tollerabilità nel lungo periodo.[1]
Nel trial 2024-510712-75-00, Atezolizumab è studiato con cobimetinib in pazienti pediatrici e adulti con sarcoma dei tessuti molli avanzato o metastatico, con attenzione iniziale alla sicurezza e poi all’attività clinica.[1]
Nel trial 2023-506186-57-00 e in altri studi di roll-over, i pazienti che stavano già ricevendo una terapia con Atezolizumab possono continuare il trattamento se non hanno accesso locale alla stessa terapia.[1]
Nel trial NCT03463057, Atezolizumab viene usato come consolidamento nel diffuse large B-cell lymphoma ad alto rischio, con l’obiettivo di valutare la sopravvivenza libera da malattia a 2 anni.[1]
Nel trial NCT05300282, Atezolizumab è combinato con BEGEV nei pazienti con Hodgkin lymphoma recidivato o refrattario candidati a trapianto autologo di cellule staminali, con valutazione della dose massima tollerata e della risposta completa prima del trapianto.[1]
In sintesi, i trial su Atezolizumab coprono molti contesti clinici: trattamento iniziale, trattamento dopo chirurgia, mantenimento, terapia di consolidamento e combinazioni sperimentali.[1] I risultati misurano soprattutto sopravvivenza, controllo della malattia, risposta del tumore e sicurezza, per capire in quali pazienti il trattamento può essere più utile.[1]


