La ricerca riguarda la chronic lymphocytic leukemia, una forma di cancro del sangue in cui le cellule bianche crescono in modo incontrollato. Il trattamento studiato combina un farmaco orale chiamato venetoclax, che blocca una proteina necessaria alla sopravvivenza delle cellule tumorali, con un farmaco somministrato per via endovenosa chiamato rituximab, un anticorpo che aiuta il sistema immunitario a eliminare le cellule cancerose. Lo scopo dello studio è valutare quanto questa combinazione sia efficace e sicura nella pratica clinica.
I pazienti con la malattia in fase di recidiva riceveranno venetoclax sotto forma di compresse da assumere a casa, iniziando con una dose bassa che verrà aumentata gradualmente, e rituximab tramite infusione in ambulatorio. Durante i successivi due anni saranno effettuati controlli regolari, inclusi esami del sangue, visite mediche e questionari sulla qualità della vita. Per verificare la presenza di eventuali cellule tumorali residue, gli specialisti utilizzeranno la flow cytometry, un esame di laboratorio che conta le cellule; la mancanza di cellule rilevabili è definita minimal residual disease. Verranno inoltre analizzati alcuni marcatori genetici, come le alterazioni del gene TP53, lo stato del gene IGHV e l’espressione di CD38, attraverso tecniche quali FISH e sequenziamento (Sanger e next‑generation sequencing). La percezione del paziente sarà valutata con il questionario QLQ‑C30.



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