Amsterdam UMC
Risponde ai pazienti
Amsterdam, Paesi Bassi
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Obiettivi, svolgimento e che cosa fanno i partecipanti, spiegati in parole semplici
Lo studio riguarda pazienti con tumori neuroendocrini poco differenziati, inclusi Small cell lung carcinoma, Large cell neuroendocrine lung carcinoma, Extrapulmonary neuroendocrine carcinoma of small cell histology e Extrapulmonary neuroendocrine carcinoma of large cell histology. Questi tumori sono rari e tendono a crescere rapidamente. Il trattamento sperimentale combina obrixtamig, una terapia mirata, con ZL-1310, un anticorpo monoclonale, e in alcuni pazienti anche atezolizumab, un farmaco che aiuta il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali. Tutti i farmaci vengono somministrati per via endovenosa, cioè tramite una piccola sacca inserita in una vena, in forma di soluzione per infusione.
Lo scopo principale è valutare la sicurezza, la tollerabilità e i primi segnali di efficacia di questa combinazione. Lo studio è diviso in due parti: nella prima si cerca la dose più adatta per la combinazione dei due primi farmaci; nella seconda si aggiunge il terzo farmaco per verificare come il corpo reagisce e se la malattia si arresta più a lungo. I pazienti ricevono le infusioni a intervalli regolari e vengono seguiti con visite mediche per monitorare eventuali effetti indesiderati e l’andamento del tumore.
Durante il periodo di studio i partecipanti vengono valutati per la comparsa di effetti collaterali gravi, noti come tossicità limitante della dose, e per la possibilità di dover modificare o interrompere il trattamento. Si effettua anche una misurazione della durata in cui la malattia non peggiora, indicata come sopravvivenza senza progressione, per capire se il nuovo regime può prolungare il tempo senza crescita del tumore. Le visite includono esami di routine, analisi del sangue e, se necessario, imaging come la tomografia computerizzata per osservare eventuali cambiamenti.
Lo studio si svolge in 7 passaggi – dalla visita di selezione ai controlli successivi. Per ogni passaggio trovi che cosa succede e che cosa controlla l'équipe.
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è un anticorpo monoclonale umanizzato che si lega a una proteina chiamata DLL3 presente sulle cellule tumorali neuroendocrine. Viene somministrato per via endovenosa come soluzione per infusione e il suo scopo nello studio è quello di aiutare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule cancerose.
è una molecola progettata per collegare le cellule T del sistema immunitario (attraverso il recettore CD3) alle cellule tumorali che esprimono DLL3. In pratica, funge da “ponte” che porta le cellule di difesa direttamente al tumore, favorendo la sua distruzione. Anche questo farmaco viene somministrato per via endovenosa.
è un anticorpo monoclonale che blocca una proteina chiamata PD‑L1, la quale normalmente aiuta le cellule tumorali a nascondersi dal sistema immunitario. Bloccando PD‑L1, atezolizumab permette alle difese naturali del corpo di riconoscere e combattere il cancro. Viene dato per via endovenosa come infusione.
è un anticorpo monoclonale che inibisce l’interleuchina‑6 (IL‑6), una sostanza che può contribuire all’infiammazione e alla crescita tumorale. Nel contesto di questo studio, tocilizumab è usato come terapia di supporto per gestire eventuali reazioni infiammatorie legate al trattamento.
è un farmaco sperimentale che agisce contro specifiche vie di segnalazione coinvolte nella crescita delle cellule tumorali neuroendocrine. Viene combinato con gli altri farmaci dello studio per valutare se insieme migliorano la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia contro il cancro.
È una soluzione per infusione somministrata per via endovenosa; è un anticorpo monoclonale IgG1 umanizzato che si lega al recettore DLL3 presente sulle cellule tumorali neuroendocrine. Attualmente è in fase di sperimentazione clinica e non è ancora approvato per uso generale. Viene studiato principalmente per il trattamento dei carcinomi neuroendocrini poco differenziati. Il suo meccanismo consiste nel marcare le cellule tumorali per il riconoscimento da parte del sistema immunitario, classificandolo come terapia mirata a base di anticorpi monoclonali.
Si presenta come soluzione per infusione endovenosa ed è un englobante di cellule T di tipo IgG‑like che si lega contemporaneamente a DLL3 e a CD3. È un prodotto sperimentale in fase di studio clinico, senza approvazione commerciale. È destinato al trattamento dei tumori neuroendocrini a cellule poco differenziate. Funziona collegando le cellule tumorali al recettore CD3 dei linfociti T, attivando così le difese immunitarie contro il tumore, rientrando nella classe degli anticorpi bispecifici immunoterapici.
È una soluzione per infusione endovenosa contenente atezolizumab, un anticorpo monoclonale già approvato per diverse neoplasie, inclusi i carcinomi a piccole cellule del polmone. È ampiamente documentato nella letteratura medica e usato nella pratica clinica. Indicato per vari tumori solidi, tra cui il carcinoma neuroendocrino a piccole cellule. Agisce bloccando la proteina PD‑L1, permettendo al sistema immunitario di riconoscere e distruggere le cellule tumorali; è classificato come inibitore del checkpoint immunitario.
Si presenta come soluzione per infusione endovenosa contenente tocilizumab, un anticorpo monoclonale approvato per malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide. È ben conosciuto nella letteratura e in uso clinico consolidato. È indicato per condizioni infiammatorie e può essere impiegato per gestire sindromi da rilascio di citochine in contesti oncologici. Il suo meccanismo blocca il recettore dell’interleuchina‑6, riducendo l’infiammazione; è classificato come anticorpo monoclonale immunosoppressore.
è un tumore maligno di origine neuroendocrina che si sviluppa al di fuori dei polmoni e presenta cellule di grandi dimensioni. Le cellule mostrano una marcata anaplasia e tendono a crescere rapidamente. Il tumore può coinvolgere organi come il tratto gastrointestinale, il seno o il tratto genitourinario. Con il tempo, può diffondersi localmente ai linfonodi e metastatizzare a distanza, soprattutto al fegato e alle ossa. La sua evoluzione è tipicamente veloce a causa della scarsa differenziazione.
è una neoplasia neuroendocrina primaria del polmone caratterizzata da cellule di grandi dimensioni. Si presenta spesso con un rapido aumento di dimensioni del nodulo polmonare. Il tumore può invadere i bronchi vicini e i linfonodi mediastinici. Successivamente può metastatizzare a organi come fegato, ossa o cervello. La sua progressione è generalmente più rapida rispetto ai tumori neuroendocrini a cellule piccole.
è un tumore maligno di origine neuroendocrina che si sviluppa al di fuori dei polmoni e presenta cellule piccole e rotonde. Le cellule mostrano una forte proliferazione e tendono a formare necrosi centrali. Il tumore può interessare organi come il tratto gastrointestinale, il pancreas o il sistema genitale. Con il progredire della malattia, può diffondersi ai linfonodi regionali e metastatizzare a distanza, soprattutto al fegato e al midollo osseo. La sua evoluzione è tipicamente rapida a causa della scarsa differenziazione.
è una neoplasia neuroendocrina altamente aggressiva che origina nei bronchi polmonari e presenta cellule piccole e scure. Il tumore cresce rapidamente e può causare ostruzione delle vie aeree. Si diffonde presto ai linfonodi mediastinici e a organi distanti come fegato, ossa e cervello. La progressione è veloce e spesso si osservano metastasi multiple al momento della diagnosi. È caratterizzato da un alto tasso di proliferazione cellulare.
fonte: registro UE degli studi clinici (EU Clinical Trials Register) e verifica dei centri
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