Studio sulla Malattia Renale Cronica: Confronto tra Iohexol e Combinazione di Farmaci per la Misurazione del Tasso di Filtrazione Glomerulare
- Partecipanti:Adulti
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Lo iotalamato di meglumina è un mezzo di contrasto usato nei test diagnostici. Nella sperimentazione registrata compare come iotalamato di meglumina somministrato per infusione endovenosa, e anche come forma radioattiva chiamata sodio iotalamato (125I) somministrata per iniezione endovenosa in bolo o infusione.[1] La sostanza è usata per misurare la velocità di filtrazione glomerulare (GFR), che indica quanto bene i reni filtrano le scorie dal sangue.
Lo iotalamato di meglumina funziona come marcatore di filtrazione. Quando viene iniettato nel flusso sanguigno, viene eliminato dal sangue quasi interamente dai reni attraverso la filtrazione glomerulare. Misurando quanto rapidamente la sostanza scompare dal sangue o compare nelle urine, i medici possono calcolare la velocità di filtrazione glomerulare.[1] La sperimentazione confronta una versione radioattiva, 125I-iotalamato, con un metodo non radioattivo che usa ioexolo, un altro marcatore di filtrazione.
Entrambe le condizioni sono al centro della sperimentazione di Fase 3 registrata.[1]
Nella sperimentazione registrata, lo iotalamato di meglumina è somministrato come infusione endovenosa di 150 millilitri. La forma radioattiva, sodio iotalamato (125I), è somministrata come iniezione endovenosa in bolo o infusione di 3,7 megabecquerel.[1] Altre sostanze usate nello stesso studio includono acido amminoippurico, adrenalina, omnipaque e tavegyl, ciascuna con la propria via di somministrazione.
Una sperimentazione interventistica di Fase 3 è registrata per lo iotalamato di meglumina. Prevede di arruolare 200 partecipanti e ha lo stato Autorizzata.[1] La sperimentazione è progettata per determinare se la velocità di filtrazione glomerulare misurata con 125I-iotalamato radioattivo e 131I-ippurano è equivalente alla velocità misurata con ioexolo non radioattivo. L'esito primario è la velocità di filtrazione glomerulare misurata (mGFR) determinata con entrambi i metodi.[1]
Lo studio include persone con malattia renale cronica e insufficienza renale. I partecipanti ricevono diverse sostanze per vie differenti, incluse somministrazione endovenosa, sottocutanea, intramuscolare e orale, come parte della procedura di validazione.[1]
Il registro di questa sperimentazione non elenca effetti collaterali. Nei dati forniti non sono disponibili informazioni supplementari sulla sicurezza.
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