La ricerca riguarda la Multiple Sclerosis di tipo recidivante, una malattia in cui il sistema immunitario attacca la guaina protettiva delle fibre nervose, provocando episodi di peggioramento seguiti da periodi di stabilità. Il farmaco testato è cladribine, somministrato sotto forma di compresse da assumere per via orale. Lo studio ha lo scopo di valutare come la terapia modifichi il immune synapse, cioè il punto di contatto dove le cellule immunitarie si scambiano segnali, confrontando i risultati con quelli di volontari sani.
I partecipanti prenderanno le compresse per un anno, con controlli al principio dello studio, a sei mesi e a dodici mesi. Durante le visite verranno prelevati campioni di sangue per analizzare le cellule immunitarie e verranno eseguiti esami clinici per misurare il numero di ricadute (ARR, ovvero il tasso di nuovi episodi), il punteggio di disabilità (EDSS, una scala che indica il livello di difficoltà nelle attività quotidiane), la velocità di camminata su 25 metri (T25FW) e la destrezza manuale (9HPT, test che valuta la capacità di usare le mani). Inoltre verranno effettuate scansioni cerebrali con MRI per conteggiare le lesioni di tipo T1 (inclusi i segni di attività con contrasto, indicati come Gd+) e le lesioni di tipo T2, che mostrano le aree di danno nel tempo. Tutti questi dati saranno raccolti per capire se il trattamento influisce positivamente sull’attività della malattia e sulla salute neurologica.



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