Indice
- Panoramica dei trial
- Studi in dermatologia
- Studi in reumatologia e malattie muscoloscheletriche
- Studi nelle malattie infiammatorie intestinali
- Altre condizioni studiate
- Endpoint e criteri di valutazione
- Popolazioni e disegni di studio
Panoramica dei trial
I trial su Upadacitinib coprono molte aree della medicina, soprattutto malattie infiammatorie e autoimmuni. Nei dati forniti, la maggior parte degli studi è in Fase 3, ma sono presenti anche studi di Fase 2 e Fase 1, oltre a studi di estensione a lungo termine e studi a basso intervento.[1][2]
Molti trial confrontano Upadacitinib con placebo, cioè un trattamento senza principio attivo, mentre altri lo confrontano con terapie attive come adalimumab, dupilumab, tocilizumab o vedolizumab.[3][4]
Studi in dermatologia
Una parte importante dei trial riguarda la dermatite atopica in adolescenti, adulti e anche bambini. Gli studi Measure Up 1, Measure Up 2 e AD Up valutano efficacia e sicurezza in pazienti con dermatite atopica moderata o severa che sono candidati alla terapia sistemica.[5][6][2]
In questi studi, gli obiettivi principali includono il raggiungimento di vIGA-AD 0 o 1, cioè una valutazione della pelle molto migliorata, e di EASI 75, cioè almeno il 75% di miglioramento del punteggio di gravità dell’eczema.[5][6]
Lo studio pediatrico da 2 a meno di 12 anni confronta Upadacitinib con dupilumab e usa come endpoint EASI 75 o vIGA-AD 0/1 a 16 settimane, a seconda della regione dello studio.[7]
Lo studio Switch-Up valuta adulti con risposta insufficiente a dupilumab e misura EASI 90 alla settimana 8, cioè un miglioramento del 90% dell’eczema rispetto al basale.[8]
Un altro studio in dermatologia valuta la flessibilità di dose in adulti con dermatite atopica, confrontando 15 mg e 30 mg e osservando EASI 90 alla settimana 24.[9]
Nel trial sul vitiligine non segmentaria, Upadacitinib viene studiato in adulti e adolescenti eleggibili per terapia sistemica, con endpoint su T-VASI 50 e F-VASI 75 alla settimana 48.[10]
Per la alopecia areata severa, gli studi valutano efficacia, sicurezza e tollerabilità di Upadacitinib in adulti e adolescenti, con l’endpoint principale di SALT ≤ 20 alla settimana 24, cioè una perdita di capelli del cuoio capelluto pari o inferiore al 20%.[11]
Lo studio su hidradenitis suppurativa valuta adulti e adolescenti con malattia moderata o severa che non hanno risposto o non tollerano la terapia anti-TNF, usando come endpoint HiSCR 50 alla settimana 16.[12]
Studi in reumatologia e malattie muscoloscheletriche
In artrite reumatoide, Upadacitinib è studiato in pazienti adulti con risposta insufficiente al metotrexato o a un singolo inibitore del TNF. Lo studio SELECT-COMPARE confronta Upadacitinib con placebo e adalimumab e misura ACR20 o remissione clinica basata su DAS28(CRP) alla settimana 12.[13]
Lo studio SELECT-SWITCH valuta adulti con artrite reumatoide, su terapia di fondo con metotrexato, che hanno avuto risposta insufficiente o intolleranza a un singolo anti-TNF. L’endpoint principale è DAS28-CRP ≤ 3,2 alla settimana 12.[4]
Un altro studio in artrite reumatoide analizza una strategia di riduzione della dose degli inibitori JAK nei pazienti già in bassa attività di malattia, includendo anche Upadacitinib tra i trattamenti studiati. L’obiettivo è vedere quanti pazienti restano in bassa attività di malattia dopo 12 mesi.[14]
Lo studio REDO-JAK confronta una strategia di riduzione della dose con la continuazione della terapia in pazienti con artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondiloartrite assiale già in bassa attività di malattia o in remissione.[15]
In artrite psoriasica e spondiloartrite assiale, lo studio UP-SPOUT valuta l’effetto di Upadacitinib sulla riduzione dell’infiammazione alla risonanza magnetica di articolazioni sacroiliache e colonna, con endpoint a 12 settimane.[16]
Lo studio U3P osserva il dolore nell’artrite psoriasica e misura cambiamenti del segnale BOLD alla risonanza magnetica funzionale del cervello, per descrivere la risposta del sistema nervoso centrale al trattamento.[17]
In spondiloartrite assiale con episodi ricorrenti di uveite anteriore acuta, un altro trial valuta se Upadacitinib riduce la frequenza degli episodi in 52 settimane nella pratica reale.[18]
Lo studio su arterite a cellule giganti confronta Upadacitinib con placebo insieme a un programma di riduzione graduale dei corticosteroidi e misura la remissione sostenuta alla settimana 52.[19]
Nel trial IVIG-Spare, Upadacitinib 30 mg viene confrontato con placebo in pazienti con miosite, per valutare la stabilità della malattia senza immunoglobuline endovenose alla settimana 16.[20]
Studi nelle malattie infiammatorie intestinali
Nei trial su malattia di Crohn, Upadacitinib viene studiato sia nella fase di induzione sia nella fase di mantenimento e nelle estensioni a lungo termine. Gli studi valutano remissione clinica, risposta endoscopica, ospedalizzazioni, interventi chirurgici e altri risultati nel tempo.[21][22]
Lo studio VICTRIVA confronta vedolizumab con e senza Upadacitinib in adulti con malattia di Crohn moderatamente o severamente attiva e misura remissione clinica e risposta endoscopica alla settimana 12.[3]
Un altro studio in Crohn pediatrico valuta efficacia, sicurezza e farmacocinetica in bambini e adolescenti, con endpoint su remissione clinica e risposta endoscopica alla settimana 64 nei partecipanti che rispondono alla settimana 12.[23]
Per la colite ulcerosa, i trial includono pazienti pediatrici e adulti con malattia moderatamente o severamente attiva. Gli endpoint principali riguardano la remissione clinica AMS, sia alla settimana 8 per l’induzione sia alla settimana 52 per il mantenimento.[24]
Lo studio a lungo termine sulla colite ulcerosa valuta anche eventi avversi e cambiamenti nei parametri clinici e di laboratorio nel tempo.[22]
Un altro studio in Crohn valuta se guarire tutti gli strati della parete intestinale sia un obiettivo migliore, con endpoint di remissione endoscopica senza corticosteroidi alla settimana 48.[25]
Altre condizioni studiate
In lupus eritematoso sistemico, gli studi SELECT-SLE valutano sicurezza ed efficacia di Upadacitinib rispetto a placebo negli adulti con malattia moderata o severa, con endpoint principale di risposta BICLA alla settimana 52.[26]
Nel trial su miosite infiammatoria, il confronto con placebo riguarda la stabilità della malattia senza immunoglobuline endovenose, mostrando che Upadacitinib è stato studiato anche in malattie muscolari autoimmuni rare.[20]
Lo studio su lichen planus erosivo mucoso e lichen planopilaris è di Fase 2 e confronta Upadacitinib con placebo dopo 16 settimane, usando come endpoint la risposta IGA.[27]
Nel trial sul Long Covid, Upadacitinib compare tra i farmaci riproposti per ridurre la gravità dei sintomi, anche se lo studio risulta ritirato.[28]
Endpoint e criteri di valutazione
Gli endpoint dei trial cambiano molto in base alla malattia, ma seguono spesso la stessa logica: misurare quanto migliora la malattia, quanto dura la risposta e quanto è sicuro il trattamento.[1]
Remissione clinica: significa che i segni della malattia sono molto ridotti o assenti secondo criteri precisi, come nei trial su artrite reumatoide, Crohn e colite ulcerosa.[13][21][24]
Risposta endoscopica: indica miglioramento visibile all’endoscopia, soprattutto negli studi sulle malattie intestinali.[21][3]
Punteggi della pelle: come EASI, vIGA-AD, SALT, T-VASI e F-VASI, usati per misurare miglioramento in dermatite atopica, alopecia areata e vitiligine.[5][10][11]
Attività di malattia: misure come DAS28-CRP, CDAI, PASDAS o ASDAS aiutano a capire se l’infiammazione è sotto controllo.[4][14][15]
Sicurezza: molti studi raccolgono eventi avversi, esami di laboratorio, segni vitali e tollerabilità durante il trattamento e nelle estensioni a lungo termine.[22][26]
Immunogenicità: nello studio sui pazienti reumatici immunosoppressi, vengono misurate le risposte immunitarie al vaccino ricombinante contro l’herpes zoster.[1]
Popolazioni e disegni di studio
I trial includono adulti, adolescenti e, in alcuni casi, bambini. Alcuni studi sono dedicati a pazienti con malattia moderata o severa che sono candidati alla terapia sistemica, mentre altri richiedono risposta insufficiente o intolleranza a terapie precedenti, come anti-TNF o dupilumab.[7][12][8]
Molti trial sono randomizzati e controllati, cioè i partecipanti vengono assegnati in modo casuale ai gruppi di trattamento, spesso con confronto verso placebo o terapia attiva. Alcuni sono in doppio cieco, quindi né il paziente né il medico sanno inizialmente quale trattamento viene assegnato.[4][3]
Esistono anche studi di estensione a lungo termine, pensati per osservare sicurezza ed efficacia per periodi più lunghi dopo la fase iniziale del trial.[22][26]
In alcuni studi vengono valutati sottogruppi specifici, per esempio pazienti già in bassa attività di malattia, pazienti con precedente esposizione a biologici o pazienti pediatrici con criteri di risposta definiti per età e malattia.[14][18][23]


