Indice
- Panoramica degli studi
- Studi nel tumore della mammella
- Studi in altri tumori
- Fasi e criteri di valutazione
- Chi può partecipare
- Punti chiave per i pazienti
Panoramica degli studi
Gli studi clinici su Inavolisib sono per lo più studi interventistici, cioè i ricercatori assegnano un trattamento e osservano i risultati nel tempo.[1] Nella maggior parte dei trial, Inavolisib viene testato in combinazione con altri farmaci già noti, oppure confrontato con placebo o con un trattamento di confronto.[1]
Le sperimentazioni disponibili coprono soprattutto il tumore della mammella, ma includono anche tumori solidi avanzati, tumore dell’endometrio, tumori ovarici rari e tumore della prostata resistente alla castrazione.[1] Molti studi sono già autorizzati e si trovano nelle fasi 2 o 3, mentre uno studio ampio di piattaforma include anche una parte di fase 1.[1]
Studi nel tumore della mammella
La parte più ampia del programma di ricerca riguarda il tumore della mammella, con diversi sottogruppi biologici e clinici.[1] Alcuni studi includono pazienti con tumore HR-positivo e HER2-negativo, altri con tumore HER2-positivo, e altri ancora con mutazione PIK3CA.[1]
Nel trial NCT05306041, i ricercatori confrontano una terapia endocrina neoadiuvante, cioè un trattamento dato prima dell’intervento, con trastuzumab e pertuzumab, con o senza Inavolisib, in pazienti con tumore della mammella precoce HER2-positivo, HR-positivo e con mutazione PIK3CA.[1] L’obiettivo principale è la risposta patologica completa, cioè non trovare cellule tumorali invasive nei campioni rimossi al momento dell’intervento.[1]
Nel trial 2023-505812-39-00, Inavolisib è studiato con palbociclib e fulvestrant in pazienti con tumore della mammella localmente avanzato o metastatico, HR-positivo, HER2-negativo e con mutazione PIK3CA.[1] Qui il risultato principale è la sopravvivenza libera da progressione, cioè il tempo prima che la malattia peggiori.[1]
Nel trial 2024-516162-11-00, Inavolisib viene valutato con un inibitore CDK4/6 e letrozolo contro placebo con gli stessi farmaci di base in pazienti con tumore della mammella avanzato HR-positivo, HER2-negativo e con mutazione PIK3CA sensibile agli ormoni.[1] Il risultato principale è il tempo fino alla progressione della malattia o al decesso, secondo i criteri RECIST v1.1.[1]
Nel trial 2022-502322-41-00, Inavolisib è confrontato con alpelisib, entrambi in combinazione con fulvestrant, in pazienti con tumore della mammella metastatico HR-positivo, HER2-negativo e con mutazione PIK3CA che è peggiorato durante o dopo una terapia con inibitore CDK4/6 ed endocrina.[1] Anche qui l’endpoint principale è la sopravvivenza libera da progressione valutata da revisione centrale in cieco.[1]
Nel trial 2022-502046-28-00, Inavolisib viene testato come terapia di mantenimento insieme a Phesgo dopo una terapia iniziale in pazienti con tumore della mammella HER2-positivo, localmente avanzato o metastatico, e con mutazione PIK3CA.[1] L’esito principale è la sopravvivenza libera da progressione valutata dallo sperimentatore.[1]
Nel trial 2025-522805-39-00, i ricercatori confrontano due dosi di Inavolisib in associazione con fulvestrant in pazienti con tumore della mammella HR-positivo, HER2-negativo, localmente avanzato o metastatico, con mutazione PIK3CA.[1] Questo studio misura sia la risposta del tumore sia alcuni eventi avversi chiave, come iperglicemia, stomatite/mucosite orale e diarrea.[1]
Nel trial 2023-505661-89-00, Inavolisib è inserito in uno studio “proof of concept”, cioè uno studio iniziale per capire se l’idea di trattamento funziona, usando il ctDNA per monitorare la malattia residua minima in pazienti con tumore della mammella precoce HR-positivo/HER2-negativo.[1] L’endpoint principale è la percentuale di partecipanti con una riduzione di almeno il 90% o la scomparsa del ctDNA a tre mesi dall’inizio del trattamento.[1]
Nel trial 2024-518811-20-00, Inavolisib viene studiato in pazienti con tumore della mammella precoce con mutazione PIK3CA, per valutare soprattutto sicurezza, tollerabilità e modifiche di laboratorio.[1] Questo studio è utile per capire quanto il trattamento sia gestibile nelle fasi iniziali della malattia.[1]
Nel trial 2025-523013-28-00, Inavolisib è combinato con ribociclib e fulvestrant in pazienti con tumore della mammella avanzato HR-positivo, HER2-negativo, resistente agli ormoni, con perdita del cromosoma 8p e senza mutazione PIK3CA.[1] L’obiettivo è confrontare la risposta obiettiva confermata con il braccio placebo.[1]
Nel trial NCT05332561, Inavolisib fa parte di una strategia di trattamento post-neoadiuvante guidata dai biomarcatori in pazienti con tumore della mammella precoce ad alto rischio.[1] Il risultato principale è l’IDFS, cioè il tempo dalla chirurgia fino a recidiva, nuovo tumore invasivo o decesso.[1]
Studi in altri tumori
Oltre al tumore della mammella, Inavolisib viene studiato anche in altre malattie oncologiche selezionate.[1] Questi studi aiutano a capire se il trattamento può avere un ruolo anche in tumori diversi, sempre in base a biomarcatori specifici o caratteristiche della malattia.[1]
Nel trial 2023-507418-28-00, Inavolisib è inserito nella piattaforma TAPISTRY, che valuta terapie guidate da biomarcatori in pazienti con tumori solidi avanzati o metastatici.[1] L’obiettivo principale è il tasso di risposta obiettiva confermato da revisione indipendente, usando i criteri RECIST v1.1.[1]
Nel trial 2023-508194-89-00, Inavolisib è una delle terapie guidate da biomarcatori per pazienti con tumori epiteliali ovarici rari persistenti o recidivanti.[1] Anche qui l’endpoint principale è la risposta obiettiva confermata dallo sperimentatore.[1]
Nel trial 2025-522981-61-00, Inavolisib è studiato nel tumore dell’endometrio avanzato con mutazione PIK3CA.[1] L’obiettivo è misurare l’attività del trattamento tramite il tasso di risposta obiettiva.[1]
Nel trial 2025-521327-67-00, Inavolisib è valutato nel tumore della prostata resistente alla castrazione metastatico, confrontato con strategie di controllo scelte dallo sperimentatore, come enzalutamide, abiraterone o docetaxel.[1] L’endpoint principale è la sopravvivenza libera da progressione radiografica, cioè il tempo fino a peggioramento visibile agli esami di imaging o al decesso.[1]
Fasi e criteri di valutazione
La maggior parte dei trial su Inavolisib è in fase 2 o fase 3, che sono fasi più avanzate della ricerca clinica.[1] La fase 2 serve spesso a capire meglio se il trattamento funziona e se è sicuro, mentre la fase 3 confronta il trattamento con un’opzione di controllo in gruppi più grandi di pazienti.[1]
Alcuni studi usano come endpoint la risposta obiettiva, cioè la riduzione misurabile del tumore.[1] Altri guardano alla sopravvivenza libera da progressione, alla sopravvivenza libera da progressione radiografica o all’IDFS, che aiutano a capire per quanto tempo la malattia resta sotto controllo.[1]
In alcuni trial vengono misurati anche gli eventi avversi, i cambiamenti negli esami di laboratorio, i segni vitali e l’ECG.[1] Uno studio nel tumore della mammella precoce valuta anche la tollerabilità in base all’esposizione complessiva al trattamento, alle modifiche di dose e all’interruzione della terapia per effetti indesiderati.[1]
Un altro aspetto importante è l’uso dei biomarcatori, come la mutazione PIK3CA o il ctDNA.[1] I biomarcatori sono segnali biologici che aiutano a scegliere i pazienti e a capire se il trattamento sta avendo effetto.[1]
Chi può partecipare
La partecipazione dipende molto dal tipo di tumore e dalle sue caratteristiche biologiche.[1] In diversi studi sono richiesti tumori HR-positivi, HER2-negativi o HER2-positivi, oppure la presenza della mutazione PIK3CA.[1]
Alcuni trial includono persone con malattia precoce, altri con malattia localmente avanzata o metastatica, e altri ancora con malattia recidivante o resistente ai trattamenti precedenti.[1] In pratica, non tutti i pazienti con lo stesso tipo di tumore possono entrare nello stesso studio, perché ogni protocollo ha criteri di inclusione diversi.[1]
In più, alcuni studi richiedono che il tumore abbia già mostrato progressione dopo terapie specifiche, come terapia endocrina o inibitori CDK4/6.[1] Questo serve a testare Inavolisib in situazioni cliniche ben definite, dove il bisogno di nuove opzioni è più alto.[1]
Punti chiave per i pazienti
Gli studi su Inavolisib non sono tutti uguali: cambiano per tipo di tumore, fase della malattia e combinazioni di trattamento.[1] Per questo motivo, il risultato di uno studio non si può applicare automaticamente a tutti i pazienti.[1]
La ricerca attuale è particolarmente concentrata sul tumore della mammella con caratteristiche biologiche precise, ma si sta esplorando anche il possibile uso in altri tumori guidati da biomarcatori.[1] Gli endpoint scelti dai ricercatori mostrano se il trattamento può ridurre il tumore, ritardare la progressione o essere tollerato in modo accettabile.[1]
Nel complesso, il programma clinico su Inavolisib cerca di capire in quali pazienti il trattamento possa offrire il maggiore beneficio e quali combinazioni siano più promettenti.[1]




