Questo studio riguarda la deficienza di alfa-1 antitripsina, una malattia genetica in cui il corpo non produce abbastanza di una proteina importante chiamata alfa-1 antitripsina che protegge i polmoni. Le persone con questa malattia possono avere problemi respiratori perché i loro polmoni possono danneggiarsi più facilmente nel tempo. Lo studio confronta due diversi farmaci che contengono la stessa sostanza attiva, chiamata inibitore della alfa-1 proteinasi umano, ma che vengono somministrati in modi diversi. Il primo farmaco si chiama Alpha1-Proteinase Inhibitor Subcutaneous (Human), 15% e viene somministrato sotto la pelle, mentre il secondo farmaco si chiama Liquid Alpha1-Proteinase Inhibitor (Human) e viene somministrato direttamente in vena attraverso un’infusione. Entrambi i farmaci servono per aumentare nel corpo la quantità di questa proteina protettiva che manca alle persone con questa malattia.
Lo scopo dello studio è verificare se il farmaco somministrato sotto la pelle, dato in due diverse quantità settimanali, funziona altrettanto bene del farmaco dato in vena nel mantenere livelli adeguati della proteina nel sangue. Lo studio vuole anche valutare se il farmaco somministrato sotto la pelle è sicuro e ben tollerato dalle persone che partecipano. Durante lo studio verranno misurati i livelli della proteina nel sangue per capire come il corpo assorbe e utilizza il farmaco quando viene dato sotto la pelle rispetto a quando viene dato in vena.
Lo studio dura complessivamente circa otto settimane per ogni periodo di trattamento. I partecipanti riceveranno prima il farmaco in vena per otto settimane, poi passeranno a ricevere il farmaco sotto la pelle per altre otto settimane. Durante tutto lo studio verranno effettuati controlli regolari che includono prelievi di sangue per misurare i livelli della proteina, test per verificare la funzione dei polmoni, misurazione dei segni vitali come pressione sanguigna e frequenza cardiaca, e controlli per verificare se ci sono effetti indesiderati. I medici monitoreranno anche se si verificano peggioramenti dei sintomi respiratori durante il periodo dello studio.

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