L’iperaldosteronismo primitivo è una condizione ormonale che causa ipertensione arteriosa e squilibri elettrolitici. Attualmente sono in corso 3 studi clinici che valutano nuovi approcci diagnostici e terapeutici per questa patologia, dall’impiego di farmaci innovativi come il baxdrostat a tecniche di imaging avanzate come la PET/CT con [68Ga]Ga-PentixaFor.
Studi clinici in corso sull’iperaldosteronismo primitivo
L’iperaldosteronismo primitivo è un disturbo ormonale nel quale le ghiandole surrenali producono quantità eccessive di aldosterone, un ormone che regola l’equilibrio di sodio e potassio nell’organismo. Questa sovrapproduzione può causare ipertensione arteriosa difficile da controllare con i farmaci standard, bassi livelli di potassio nel sangue e, nel tempo, problemi cardiovascolari. La ricerca medica sta attualmente esplorando nuove soluzioni per migliorare la diagnosi e il trattamento di questa condizione.
Attualmente sono disponibili 3 studi clinici dedicati all’iperaldosteronismo primitivo, che offrono ai pazienti l’opportunità di accedere a terapie innovative e tecniche diagnostiche avanzate. Questi studi stanno valutando sia nuovi farmaci che metodi di imaging più precisi per identificare la fonte della produzione ormonale eccessiva.
Studi clinici disponibili per l’iperaldosteronismo primitivo
Studio sul baxdrostat confrontato con placebo per il trattamento di adulti con iperaldosteronismo primitivo
Localizzazione: Francia, Germania, Italia, Spagna
Questo studio si concentra sul trattamento farmacologico dell’iperaldosteronismo primitivo utilizzando una molecola innovativa chiamata baxdrostat (nota anche come CIN-107). Si tratta di un inibitore selettivo dell’aldosterone sintasi, l’enzima responsabile della produzione di aldosterone. Il farmaco viene somministrato per via orale sotto forma di compresse, con dosaggi che variano da 2 a 4 milligrammi al giorno.
L’obiettivo principale dello studio è determinare se il baxdrostat possa aiutare a ridurre la pressione arteriosa nelle persone affette da questa condizione. Il periodo di trattamento dura circa un anno (52 settimane), durante il quale i partecipanti riceveranno il farmaco attivo o un placebo. Durante lo studio verranno monitorati attentamente la pressione arteriosa, i livelli ormonali nel sangue e nelle urine, e i valori di potassio.
Per essere ammessi allo studio, i partecipanti devono avere almeno 18 anni, una diagnosi confermata di iperaldosteronismo primitivo secondo linee guida specifiche, e una pressione arteriosa sistolica media di almeno 135 mmHg. È inoltre necessario che la funzionalità renale sia adeguata (eGFR di almeno 45 mL/min/1,73m2) e che i livelli di potassio nel sangue siano compresi tra 3,0 e 5,0 mmol/L. I pazienti devono essere disposti a interrompere l’assunzione di alcuni farmaci specifici come gli antagonisti del recettore mineralcorticoide e i diuretici risparmiatori di potassio.
Sono esclusi dallo studio i pazienti con età superiore a 75 anni, storia di infarto miocardico, diabete mellito non controllato, grave insufficienza renale o epatica, gravidanza o allattamento, o partecipazione contemporanea ad altri studi clinici.
Studio sull’imaging PET con [68Ga]Ga-PentixaFor per identificare la secrezione surrenalica unilaterale di aldosterone nei pazienti con iperaldosteronismo primitivo
Localizzazione: Francia
Questo studio valuta una tecnica di imaging innovativa per identificare con precisione quale ghiandola surrenale sta producendo l’eccesso di aldosterone. Utilizza un agente di imaging chiamato [68Ga]Ga-PentixaFor, che viene somministrato per via endovenosa prima di eseguire una scansione PET/CT. Questa tecnica permette di visualizzare l’attività delle ghiandole surrenali e determinare se la produzione ormonale eccessiva proviene da un solo lato o da entrambi.
Il metodo si basa sulla capacità del [68Ga]Ga-PentixaFor di legarsi a recettori specifici presenti nelle ghiandole surrenali, permettendo di ottenere immagini chiare durante la scansione PET. L’obiettivo è valutare se questa tecnica di imaging possa distinguere efficacemente tra pazienti con secrezione ormonale unilaterale e bilaterale, informazione fondamentale per pianificare il trattamento più appropriato.
Per partecipare, i pazienti devono avere almeno 18 anni, aver firmato il consenso informato dopo aver compreso lo studio, essere affiliati alla Previdenza Sociale francese e avere una diagnosi di iperaldosteronismo primitivo. Quest’ultima può essere con o senza nodulo surrenalico visibile agli esami di imaging come TC o risonanza magnetica, e include casi con secrezione di aldosterone unilaterale o bilaterale confermata dal test AVS (campionamento venoso surrenalico). Le donne in età fertile devono utilizzare metodi contraccettivi efficaci durante lo studio.
Durante lo studio vengono valutate la sicurezza e la tollerabilità delle iniezioni di [68Ga]Ga-PentixaFor, nonché la qualità delle immagini ottenute. Possono essere eseguiti esami del sangue e imaging aggiuntivi per monitorare i livelli di aldosterone e la funzione delle ghiandole surrenali.
Studio comparativo tra PET/CT con [68Ga]Ga-PentixaFor e AVS per la diagnosi di iperaldosteronismo primitivo in pazienti con ipertensione
Localizzazione: Paesi Bassi
Questo studio clinico confronta direttamente due metodi per diagnosticare e gestire l’iperaldosteronismo primitivo: l’imaging PET/CT con [68Ga]Ga-PentixaFor e il campionamento venoso surrenalico (AVS). L’AVS è una procedura che misura direttamente i livelli ormonali nelle vene delle ghiandole surrenali, mentre la PET/CT offre un approccio non invasivo basato sull’imaging.
I partecipanti vengono assegnati casualmente a uno dei due metodi diagnostici. L’obiettivo è determinare quale approccio sia più efficace nell’identificare la localizzazione della produzione eccessiva di aldosterone e nel guidare le decisioni terapeutiche. Lo studio seguirà i partecipanti per sei mesi per valutare gli esiti clinici, concentrandosi in particolare sugli effetti sulla pressione arteriosa e sulla salute generale.
Per essere inclusi, i pazienti devono avere una diagnosi di iperaldosteronismo primitivo confermata da un rapporto aldosterone/renina elevato e da un test di carico salino endovenoso, seguendo linee guida specifiche. È necessario avere più di 18 anni al momento del consenso e firmare un documento di consenso informato dopo aver compreso tutti i dettagli dello studio. In caso di diagnosi incerta, il caso viene discusso con tutti gli investigatori dello studio prima dell’inclusione.
Lo studio esclude i pazienti che non hanno iperaldosteronismo primitivo, quelli che non rientrano nella fascia d’età specificata e le persone appartenenti a popolazioni vulnerabili che potrebbero necessitare di protezione o cure speciali.
Durante lo studio vengono raccolti dati quantitativi dall’imaging, inclusi i rapporti di captazione e i confronti tra diversi tipi di condizioni surrenali. Per alcuni partecipanti può essere condotta una seconda scansione PET/CT con [68Ga]Ga-PentixaFor entro 1-14 giorni per valutare la riproducibilità del metodo. Vengono inoltre valutate la qualità della vita mediante questionari specifici, la sicurezza e la tollerabilità delle procedure, nonché l’analisi costo-efficacia. Lo studio dovrebbe concludersi entro settembre 2028.
Sintesi degli studi clinici
Gli studi clinici attualmente in corso per l’iperaldosteronismo primitivo rappresentano significativi progressi sia nel trattamento che nella diagnosi di questa condizione. Il primo studio introduce una nuova opzione terapeutica con il baxdrostat, un inibitore selettivo dell’aldosterone sintasi che agisce direttamente sulla causa della sovrapproduzione ormonale, offrendo un’alternativa ai trattamenti convenzionali.
Gli altri due studi si concentrano sul miglioramento delle tecniche diagnostiche utilizzando l’imaging PET/CT con [68Ga]Ga-PentixaFor. Questa metodica non invasiva potrebbe rappresentare un’alternativa più semplice e meglio tollerata rispetto al campionamento venoso surrenalico (AVS), una procedura invasiva che attualmente rappresenta il gold standard per determinare se la secrezione di aldosterone è unilaterale o bilaterale. Questa informazione è fondamentale per decidere se un paziente possa beneficiare di un intervento chirurgico per rimuovere la ghiandola surrenale interessata.
Un aspetto particolarmente importante è la distribuzione geografica di questi studi: il trial sul baxdrostat è disponibile in quattro paesi europei (Francia, Germania, Italia e Spagna), mentre gli studi sull’imaging sono localizzati rispettivamente in Francia e nei Paesi Bassi. Questa distribuzione offre opportunità di partecipazione a pazienti in diverse aree geografiche.
Nel complesso, questi studi potrebbero migliorare significativamente la gestione dell’iperaldosteronismo primitivo, offrendo sia nuove opzioni terapeutiche che metodi diagnostici più accurati e meno invasivi. I risultati di queste ricerche potrebbero avere un impatto importante sulla pratica clinica futura e sulla qualità della vita dei pazienti affetti da questa condizione.












