In questo articolo scoprirai:
- Perché le donne in gravidanza, i bambini e gli anziani sono definiti "popolazioni speciali" nella ricerca clinica
- Come funziona il consenso per i bambini di diverse età e chi può darlo per loro conto
- Cosa succede se una donna resta incinta mentre partecipa a una sperimentazione
- Perché gli anziani continuano a essere sottorappresentati nelle sperimentazioni pur essendo i maggiori consumatori di farmaci
- Quale monitoraggio di sicurezza aggiuntivo si applica a questi gruppi durante una sperimentazione
- Quali diritti hanno i partecipanti e i genitori/tutori in ogni fase
- Quando contattare il team di ricerca o ritirarsi da una sperimentazione
Cosa significa "popolazione speciale" in una sperimentazione clinica?
Una popolazione speciale è un gruppo di partecipanti a una sperimentazione che necessita di una protezione aggiuntiva o di un disegno dello studio diverso a causa di differenze fisiologiche, dello sviluppo o legali rispetto ai tipici partecipanti adulti. Rientrano in questa categoria le donne in gravidanza e in allattamento, i bambini, gli anziani e le persone con funzionalità renale o epatica ridotta[1]. Questi gruppi vengono definiti così perché il profilo di sicurezza ed efficacia di un medicinale può differire in modo sostanziale rispetto alla popolazione adulta generale studiata nella maggior parte delle sperimentazioni di fase iniziale[2].
Il problema di fondo riguarda le evidenze, non solo l'etica. Se un gruppo viene escluso dalle sperimentazioni, i medici in seguito devono prescrivere farmaci a quel gruppo senza dati solidi sul dosaggio corretto, sul monitoraggio adeguato o sulle precauzioni necessarie[1]. Per questo motivo le autorità regolatorie e gli enti di ricerca oggi promuovono attivamente l'inclusione dei gruppi sotto-rappresentati – comprese le minoranze etniche e i gruppi svantaggiati dal punto di vista socioeconomico, oltre a donne in gravidanza, bambini e anziani – anziché ricorrere all'esclusione automatica[3]. La definizione regolatoria in sé ha uno scopo pratico. Definire un gruppo come "speciale" aumenta formalmente la consapevolezza delle sue vulnerabilità. Crea inoltre la base giuridica per i requisiti di protezione aggiuntivi che ne conseguono[2].
Come vengono incluse le donne in gravidanza nelle sperimentazioni cliniche?
Come regola generale, le donne in gravidanza sono escluse da una sperimentazione clinica a meno che il medicinale studiato non sia effettivamente destinato all'uso in gravidanza. Quando una sperimentazione è concepita per l'uso in gravidanza, vengono innanzitutto condotti studi di tossicità riproduttiva. Prima di arruolare qualsiasi donna in gravidanza viene inoltre dedicata particolare attenzione al disegno dello studio[1].
Un'analisi dell'International Clinical Trials Registry Platform (ICTRP) ha rilevato che solo il 4% delle sperimentazioni cliniche condotte nell'ultimo decennio ha consentito l'inclusione di donne in gravidanza. Come conseguenza diretta, molte donne in gravidanza restano prive di opzioni terapeutiche testate. Spesso finiscono per assumere farmaci su prescrizione off-label, senza dati che ne confermino la sicurezza in gravidanza[3].
La gravidanza comporta cambiamenti fisiologici che possono influenzare il modo in cui un farmaco viene assorbito, distribuito, metabolizzato ed eliminato dall'organismo. Per questo un dosaggio efficace per un'adulta non in gravidanza potrebbe non essere corretto durante la gravidanza. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito una Task Force globale con l'obiettivo di raggiungere entro il 2030 un'inclusione tempestiva ed etica delle donne in gravidanza e in allattamento nella ricerca clinica. Questo impegno si basa sul lavoro già in corso su patologie specifiche, oltre che sulla risoluzione dell'Assemblea Mondiale della Sanità WHA75.8 e sulla visione del WHO Global Clinical Trials Forum, che chiede esplicitamente l'inclusione dei gruppi sottorappresentati, in particolare donne in gravidanza, bambini e anziani, nella ricerca clinica. Il mandato della Task Force riflette un cambiamento più ampio nel modo di pensare, con l'OMS che descrive la necessità di modificare il paradigma relativo all'inclusione delle donne in gravidanza nella ricerca[3].
Cosa succede se resti incinta mentre già partecipi a una sperimentazione?
Se una donna resta incinta mentre riceve un medicinale sperimentale non destinato all'uso in gravidanza, il trattamento dovrebbe generalmente essere interrotto, purché ciò possa avvenire in sicurezza. Se scopri di essere incinta durante una sperimentazione, informa immediatamente il team di ricerca affinché possa valutare se sia possibile interrompere il farmaco in sicurezza e quale follow-up sia necessario[1].
Quale monitoraggio si applica alle donne in allattamento e ai loro bambini?
Quando le madri in allattamento partecipano a una sperimentazione clinica, i loro bambini devono essere monitorati per eventuali effetti del farmaco, poiché il medicinale o i suoi prodotti di degradazione (metaboliti) possono passare nel latte materno. Se stai allattando e stai valutando di partecipare a una sperimentazione, chiedi specificamente al team di ricerca cosa si sa dell'escrezione del medicinale sperimentale nel latte materno e quale monitoraggio riceverà il tuo bambino[1].
Perché l'esclusione delle donne in gravidanza dalle sperimentazioni è rilevante per la salute materna?
Il portafoglio di nuovi trattamenti per la salute materna viene descritto come scarso e a sviluppo lento. Il tempo mediano perché un nuovo prodotto raggiunga anche solo il 20% di adozione nei paesi a basso e medio reddito è di 13,5 anni. Attualmente una donna muore ogni due minuti per cause legate alla gravidanza o al parto, il che spiega in parte perché l'OMS descriva la chiusura di questo divario di evidenze come urgente e non opzionale. Portafogli lenti e scarsi ed esclusione quasi totale dalle sperimentazioni si alimentano a vicenda. Senza inclusione, ci sono pochi dati specifici sulla gravidanza a sostegno di nuovi prodotti. E senza un portafoglio più solido, c'è scarso incentivo a investire fin dall'inizio nell'inclusione[3].
Come vengono definiti e raggruppati i bambini nelle sperimentazioni cliniche pediatriche?
I bambini sono riconosciuti come una popolazione vulnerabile nella ricerca clinica perché differiscono dagli adulti per sviluppo, fisiologia e psicologia. Le sperimentazioni che li coinvolgono sono necessarie per migliorare i trattamenti disponibili specificamente per loro. Le fasce di età pediatriche sono definite in giorni, mesi o anni compiuti, come mostrato nella tabella seguente[1].
| Categoria di età | Definizione |
|---|---|
| Neonati pretermine | Nati prima del termine (età calcolata dalla nascita, corretta per la prematurità) |
| Neonati a termine | Da 0 a 27 giorni |
| Lattanti e bambini piccoli | Da 28 giorni a 23 mesi |
| Bambini | Da 2 a 11 anni |
| Adolescenti | Da 12 a 16/18 anni, a seconda della regione |
Fonte: EUPATI Toolbox, Special populations in clinical studies[1].
Chi può prestare il consenso per conto di un bambino di età inferiore a 16 anni in una sperimentazione clinica di un medicinale?
Nel Regno Unito, il Medicines for Human Use (Clinical Trials) Regulations vieta ai minori di 16 anni di dare autonomamente il proprio consenso a partecipare a una sperimentazione clinica di un medicinale sperimentale (CTIMP). Il consenso può invece essere dato per conto del bambino da una delle seguenti persone[4].
- Un genitore o una persona con responsabilità genitoriale – è richiesto l'assenso di un solo genitore[4];
- Un rappresentante legale personale – una persona non collegata alla sperimentazione, ritenuta idonea in virtù del proprio rapporto con il bambino, coinvolta solo se non è possibile contattare un genitore in tempo utile a causa della natura urgente del trattamento[4];
- Un rappresentante legale professionale – un medico responsabile del trattamento medico del bambino ma indipendente dallo studio, oppure una persona designata dalla struttura sanitaria, coinvolto solo se non è disponibile un rappresentante legale personale[4].
Chiunque presti il consenso deve essere informato chiaramente del fatto che sta acconsentendo per conto del bambino. Deve comprendere gli obiettivi, i rischi e i disagi della sperimentazione e le modalità con cui verrà condotta. Deve essere informato del diritto di ritirare il bambino in qualsiasi momento. E deve disporre di un punto di contatto per ulteriori informazioni sulla sperimentazione. Come genitore o tutore, dovresti aspettarti di ricevere tutte queste informazioni per iscritto prima che ti venga chiesto di firmare qualsiasi documento. Questa gerarchia a livelli – prima il genitore, poi il rappresentante legale personale, infine il rappresentante legale professionale – esiste appositamente per garantire che il consenso venga richiesto a una persona vicina al bambino ogni volta che il tempo lo consente. Si ricorre a un clinico solo quando una vera urgenza rende ciò impossibile[4].
Il bambino dovrebbe essere coinvolto nella decisione di partecipare?
I bambini e i giovani dovrebbero essere coinvolti nel processo decisionale ogni volta che sia possibile, e dovrebbero ricevere informazioni sulla sperimentazione in una forma comprensibile per loro. Come genitore, chiedi al team di ricerca un foglio informativo adatto all'età del tuo bambino, separato dal documento redatto per te[4].
Un giovane sopra i 16 anni può prestare il consenso da solo?
I giovani sopra i 16 anni sono presunti capaci di dare autonomamente il proprio consenso a partecipare a una CTIMP. Se un giovane sopra i 16 anni non è capace di prestare il consenso, dovrebbe essere incluso in una CTIMP soltanto secondo le stesse disposizioni che si applicano agli adulti privi di capacità[4].
La stessa regola sul consenso si applica a tutta la ricerca che coinvolge bambini?
In Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord non esiste una legge specifica che disciplini il diritto di un bambino a prestare il consenso alla ricerca diversa dalla sperimentazione clinica di un medicinale sperimentale. Ciò significa che le regole di consenso per la ricerca non-CTIMP (ad esempio, la ricerca che non testa un medicinale) differiscono da quelle descritte sopra. Separatamente, la common law presume che i giovani tra i 16 e i 18 anni siano generalmente in grado di prestare il consenso al trattamento. Anche un bambino più piccolo può essere considerato capace di consentire a un trattamento se possiede una comprensione sufficiente per cogliere pienamente quanto proposto e può ponderare le informazioni per giungere a una decisione – questo è noto come essere "Gillick competent". Se non sei sicuro di quale quadro di consenso si applichi a uno studio specifico a cui tuo figlio è stato invitato a partecipare, chiedi al team di ricerca di spiegare per iscritto se lo studio è una CTIMP. Questo divario tra il quadro normativo delle CTIMP e il test Gillick di common law merita un'attenzione particolare. Lo stesso bambino, alla stessa età, potrebbe in linea di principio trovarsi di fronte a due diversi percorsi di consenso. Il percorso applicabile dipende esclusivamente dal fatto che lo studio coinvolga o meno un medicinale sperimentale[4].
Perché gli anziani richiedono una considerazione particolare nelle sperimentazioni cliniche?
Gli anziani richiedono una considerazione particolare negli studi clinici a causa della frequente presenza di patologie sottostanti, dell'uso frequente di più altri medicinali contemporaneamente e del conseguente rischio di interazioni tra farmaci. Gli anziani hanno inoltre maggiori probabilità di presentare una funzionalità renale o epatica ridotta, il che può influenzare le modalità di eliminazione di un farmaco dall'organismo – un'ulteriore considerazione specifica per le popolazioni speciali[1].
Il WHO Global Clinical Trials Forum indica esplicitamente gli anziani, insieme alle donne in gravidanza e ai bambini, come un gruppo sottorappresentato che la ricerca clinica dovrebbe includere attivamente[3]. Una revisione esplorativa della ricerca metodologica condotta nel Regno Unito e in Irlanda (pubblicata tra il 2000 e il 2021) ha esaminato in particolare gli interventi per migliorare la rappresentanza degli anziani, insieme ai gruppi di minoranze etniche, ai gruppi svantaggiati dal punto di vista socioeconomico e alle persone con capacità di consenso compromessa, negli studi randomizzati controllati[5]. Nel loro insieme, multimorbidità, politerapia e modifiche della funzionalità degli organi comportano che un singolo partecipante anziano possa affrontare contemporaneamente diverse problematiche sovrapposte relative alle popolazioni speciali. Questo è uno dei motivi per cui i protocolli di sperimentazione per questo gruppo richiedono spesso piani di monitoraggio più dettagliati rispetto a quelli per gli adulti più giovani[1].
Quali tutele giuridiche esistono per le popolazioni speciali che partecipano alla ricerca?
Le popolazioni speciali – comprese le donne (in gravidanza e non), i pazienti pediatrici e gli anziani – sono soggette a leggi regolatorie specifiche concepite per proteggerle, e queste tutele devono essere comprese e rispettate nello svolgimento della ricerca clinica. La normativa definisce con precisione la "popolazione speciale" proprio per aumentare la consapevolezza delle vulnerabilità di questi gruppi e per consentire la creazione di requisiti regolatori protettivi intorno ad essi[2].
In Spagna, il Regio Decreto 1090/2015 disciplina le sperimentazioni cliniche con medicinali, i comitati etici che le esaminano e il Registro Spagnolo degli Studi Clinici. Afferma esplicitamente la necessità di promuovere la ricerca clinica su medicinali orfani e su farmaci destinati a gruppi di popolazione come bambini, donne e anziani, tradizionalmente poco rappresentati nella ricerca clinica. Questa normativa richiede che la ricerca clinica sia condotta in un contesto che garantisca la protezione dei partecipanti, in linea con la Dichiarazione di Helsinki e la Convenzione del Consiglio d'Europa sui diritti umani e la biomedicina (Convenzione di Oviedo)[6].
Per confronto, negli Stati Uniti, le popolazioni speciali ai fini della ricerca sono chiaramente definite all'interno del Code of Federal Regulations, che stabilisce requisiti di tutela equivalenti nell'ambito di un quadro normativo diverso. Che si tratti del Medicines for Human Use Regulations del Regno Unito, del Regio Decreto 1090/2015 spagnolo o del Code of Federal Regulations statunitense, il filo conduttore è lo stesso. Ogni giurisdizione individua nominalmente donne in gravidanza, bambini e anziani per garanzie procedurali aggiuntive, invece di lasciarne la protezione alle regole generali della sperimentazione[2].
Cosa può migliorare la partecipazione dei gruppi sotto-rappresentati alle sperimentazioni?
Una revisione esplorativa della letteratura ha cercato specificamente interventi efficaci e caratteristiche del disegno delle sperimentazioni in grado di migliorare la rappresentanza dei gruppi sotto-rappresentati – minoranze etniche, gruppi svantaggiati dal punto di vista socioeconomico, anziani e persone con capacità di consenso compromessa – negli studi randomizzati controllati condotti nel Regno Unito e in Irlanda. Il punto di partenza della revisione è stata l'osservazione che i partecipanti alle sperimentazioni cliniche spesso non riflettono le popolazioni che potrebbero effettivamente beneficiare del trattamento in studio. Esistono barriere note alla partecipazione per questi gruppi, ma evidenze limitate su quali strategie riducano effettivamente tali barriere. Questo divario tra barriere riconosciute e soluzioni comprovate è di per sé un risultato. Dimostra che definire un gruppo come sotto-rappresentato è solo un primo passo. I team di ricerca hanno ancora bisogno di evidenze migliori su quali modifiche specifiche al disegno – metodi di reclutamento, materiali per il consenso, programmazione delle visite – riescano davvero a coinvolgere più partecipanti di questi gruppi negli studi[5].
Quando dovresti contattare il team di ricerca o valutare il ritiro?
Contatta tempestivamente il team di ricerca se una delle seguenti situazioni riguarda te o tuo figlio durante una sperimentazione.
- Resti incinta mentre ricevi un medicinale sperimentale non destinato all'uso in gravidanza – il trattamento potrebbe dover essere interrotto non appena ciò possa avvenire in sicurezza[1];
- Stai allattando e noti qualsiasi cambiamento nell'alimentazione, nel comportamento o nella salute del tuo bambino durante la sperimentazione, poiché il farmaco o i suoi metaboliti possono passare nel latte materno[1];
- Come genitore o rappresentante legale, non ritieni più di comprendere pienamente gli obiettivi, i rischi o le condizioni della sperimentazione – hai il diritto che ti vengano rispiegati in qualsiasi momento[4];
- Desideri ritirare tuo figlio dalla sperimentazione – questo diritto si applica in qualsiasi momento e ti dovrebbe essere stato fornito un punto di contatto a tale scopo al momento del consenso[4].
Sintesi
Donne in gravidanza, bambini e anziani sono trattati come popolazioni speciali nella ricerca clinica perché il loro organismo elabora i farmaci in modo diverso, e perché sono stati storicamente esclusi dalle sperimentazioni che avrebbero potuto generare le evidenze di cui oggi hanno bisogno[1]. Per le donne in gravidanza, l'esclusione resta la regola predefinita al di fuori degli studi specifici sulla gravidanza, e solo il 4% delle sperimentazioni nell'ultimo decennio ne ha consentito l'inclusione[3]. Per i bambini, le regole sul consenso dipendono dall'età e dal fatto che lo studio sia o meno una sperimentazione su un medicinale, con genitori, rappresentanti legali e – a partire dai 16 anni – gli stessi giovani in grado di prestare il consenso a determinate condizioni[4]. Per gli anziani, le principali preoccupazioni riguardano la presenza di più patologie sottostanti e le interazioni tra farmaci, e la rappresentanza resta un'area attiva della ricerca metodologica[5].
Se tu o un familiare venite invitati a partecipare a una sperimentazione in quanto appartenenti a uno di questi gruppi, chiedi direttamente chi può prestare il consenso, cosa succede se le circostanze cambiano (ad esempio in caso di gravidanza), quale monitoraggio è previsto e chi contattare in caso di dubbi. Sono domande standard a cui qualsiasi team di ricerca dovrebbe essere in grado di rispondere chiaramente prima che tu decida[1].
❓ Le donne in gravidanza possono partecipare a qualsiasi sperimentazione clinica?
Generalmente no. Le donne in gravidanza sono escluse dalle sperimentazioni in cui il medicinale non è destinato all'uso in gravidanza. Vengono incluse solo in sperimentazioni specificamente concepite per un uso legato alla gravidanza, dopo studi di tossicità riproduttiva, e con un follow-up ravvicinato della gravidanza, del feto e del bambino.
❓ Cosa devo fare se scopro di essere incinta mentre partecipo a una sperimentazione?
Informa immediatamente il team di ricerca. Se il medicinale sperimentale non è destinato all'uso in gravidanza, il trattamento dovrebbe generalmente essere interrotto, purché ciò possa avvenire in sicurezza, e la gravidanza, il feto e il bambino dovrebbero essere seguiti con un follow-up.
❓ Chi può prestare il consenso per un bambino sotto i 16 anni per una sperimentazione su un medicinale?
Un genitore o una persona con responsabilità genitoriale (è sufficiente l'assenso di un solo genitore), oppure, in situazioni urgenti in cui non è possibile contattare un genitore in tempo, un rappresentante legale personale o professionale che agisca nell'interesse del bambino.
❓ Un ragazzo o una ragazza di 16 o 17 anni può prestare il consenso da solo/a a una sperimentazione clinica?
Sì. I giovani sopra i 16 anni sono presunti capaci di dare autonomamente il proprio consenso a partecipare a una sperimentazione clinica su un medicinale. Se non sono capaci di farlo, si applicano invece le regole previste per gli adulti privi di capacità.
❓ Perché gli anziani sono considerati una popolazione speciale nella ricerca?
Perché spesso presentano diverse patologie sottostanti e assumono più farmaci contemporaneamente, il che aumenta il rischio di interazioni tra medicinali. Ciò richiede particolare attenzione nel disegno e nel monitoraggio della sperimentazione rispetto agli adulti più giovani.
❓ L'allattamento influisce sull'idoneità a partecipare a una sperimentazione clinica?
Può influire. Se una madre in allattamento partecipa, il suo bambino deve essere monitorato per eventuali effetti del farmaco, poiché il medicinale o i suoi metaboliti possono essere escreti nel latte materno ed esaminati nell'ambito dello studio.
❓ Posso ritirare mio figlio da una sperimentazione dopo aver acconsentito a partecipare?
Sì. I genitori o i rappresentanti legali devono essere informati del diritto di ritirare il bambino dalla sperimentazione in qualsiasi momento, e devono ricevere un punto di contatto per ulteriori informazioni per tutta la durata dello studio.
- [1] Special populations in clinical studies - EUPATI Toolbox (consultato il 2 giugno 2026) – https://toolbox.eupati.eu/resources/special-populations-in-clinical-studies/
- [2] https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4577021/
- [3] Equity and health: the inclusion of pregnant and breastfeeding women in clinical trials (consultato il 2 giugno 2026) – https://www.who.int/news/item/18-06-2025-equity-and-health--the-inclusion-of-pregnant-and-breastfeeding-women-in-clinical-trials
- [4] Research involving children - Health Research Authority (consultato il 2 giugno 2026) – https://www.hra.nhs.uk/planning-and-improving-research/policies-standards-legislation/research-involving-children/
- [5] https://openresearch.nihr.ac.uk/articles/4-12
- [6] Royal Decree 1090/2015, of 4 December, regulating clinical trials with medicinal products, Ethics Committees for Investigation with medicinal products and the Spanish Clinical Studies Registry (consultato il 2 giugno 2026) – https://www.aemps.gob.es/legislacion/espana/investigacionClinica/docs/Royal-Decree-1090-2015_4-December.pdf




