Studio sull'efficacia di orticumab in pazienti con pregresso infarto miocardico e infiammazione coronarica elevata valutata mediante tomografia computerizzata delle arterie coronarie
- Partecipanti:Adulti
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Orticumab è un anticorpo monoclonale umano, una proteina prodotta dal sistema immunitario che è stata progettata in laboratorio per legarsi a un bersaglio specifico. È in fase di sviluppo da parte dell'azienda biofarmaceutica statunitense Abcentra come trattamento antinfiammatorio per l'infiammazione cardiaca.[4] L'anticorpo è noto anche con i codici di sviluppo 2D03, BI-204, MLDL-1278A e RG-7418.[2] Orticumab non è ancora un medicinale autorizzato; rimane una sostanza sperimentale in fase di valutazione negli studi clinici.
Orticumab è un anticorpo monoclonale umano, il che significa che è una proteina prodotta in laboratorio che imita gli anticorpi naturalmente prodotti dal sistema immunitario. È stato progettato per agire come trattamento antinfiammatorio per l'infiammazione cardiaca.[4] La sostanza è classificata come antinfiammatorio, anticorpo e anticorpo monoclonale; è descritta anche come antiperlipidemico e immunomodulatore.[2] Orticumab è stato sviluppato con diversi nomi: 2D03, Anti-oxLDL, BI-204, MLDL-1278A e RG-7418.[2] È stato originariamente scoperto da BioInvent International ed è stato sviluppato da Abcentra, BioInvent International e Genentech.[2]
Orticumab agisce legandosi alle lipoproteine a bassa densità (LDL) ossidate, una forma dannosa di colesterolo che favorisce l'infiammazione delle pareti delle arterie.[4] Le LDL ossidate sono ampiamente riconosciute come un fattore chiave nell'infiammazione e nell'instabilità della placca aterosclerotica, che contribuisce al rischio di un infarto ricorrente nelle persone che sono sopravvissute a un infarto miocardico.[5] Colpendo direttamente le LDL ossidate, orticumab mira a ridurre l'infiammazione coronarica. Il suo meccanismo d'azione è descritto come immunomodulazione e antagonismo del recettore delle LDL.[2]
Orticumab è studiato per condizioni legate all'infiammazione delle arterie coronarie. Le condizioni citate nei registri degli studi clinici e nelle informazioni sullo studio includono:
Orticumab viene somministrato per iniezione. Nello studio FORTIFY, l'intervento è registrato come iniezione, con la dose riportata come 00 milligrammo/i, il che significa che la dose specifica non è stata pubblicata nel registro.[1] Lo studio include anche un braccio placebo, in cui i partecipanti ricevono un'iniezione corrispondente che non contiene principio attivo.[1]
Lo sviluppo clinico di orticumab si concentra attualmente su uno studio registrato: lo studio FORTIFY.[1] FORTIFY, che sta per Focused orticumab Research for Treating inflammation in Coronary Arteries, è uno studio di Fase 2, in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo.[4] È progettato per determinare l'effetto clinico di orticumab sull'infiammazione in persone che hanno avuto un precedente infarto miocardico e che presentano un'infiammazione coronarica elevata in base al Fat Attenuation Index (FAI) pericoronarico misurato durante un'angiografia coronarica con tomografia computerizzata (CCTA), una TAC cardiaca.[1][4]
Lo studio prevede di arruolare 240 partecipanti negli Stati Uniti e in Europa.[4] I centri dello studio si trovano a Londra, Manchester, Oxford, Bath e Sheffield nel Regno Unito.[3] Il primo partecipante in Europa è stato reclutato presso gli Oxford University Hospitals nel gennaio 2026.[4] Lo studio è aperto agli adulti di età pari o superiore a 18 anni.[3]
La misura principale dello studio FORTIFY è la variazione percentuale rispetto al basale del punteggio medio del Fat Attenuation Index (FAI) per le tre arterie coronarie: l'arteria coronaria destra (RCA), l'arteria discendente anteriore sinistra (LAD) e l'arteria circonflessa sinistra (LCX).[1] Il punteggio FAI è un biomarcatore sviluppato presso l'Università di Oxford che misura il cambiamento nella struttura del tessuto adiposo perivascolare, il grasso che circonda le arterie coronarie, utilizzando una TAC cardiaca di routine. Un punteggio FAI elevato indica una maggiore infiammazione e un rischio aumentato di infarto.[4] Lo studio confronta la variazione del punteggio FAI dopo 6 mesi di trattamento tra i partecipanti che ricevono orticumab e quelli che ricevono placebo.[1]
Le fonti supplementari fornite per questa pagina non contengono un elenco specifico di effetti collaterali segnalati per orticumab. Il profilo farmacologico di AdisInsight include una sezione sugli eventi avversi, ma l'estratto pubblicamente disponibile non descrive i singoli effetti collaterali.[2] Poiché orticumab è ancora una sostanza sperimentale in fase di sviluppo di Fase 2, il suo profilo di sicurezza è in corso di valutazione nello studio FORTIFY in corso.[1]
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