Studio sull'uso precoce della norepinefrina nei pazienti ipotesi in pronto soccorso
- Partecipanti:Adulti
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
La noradrenalina cloridrato, nota anche come norepinefrina, è una sostanza chimica classificata come ammina simpaticomimetica.[2] È un precursore dell'adrenalina secreto naturalmente dalla midollare del surrene che agisce ampiamente nel sistema nervoso centrale e periferico.[2] Altri nomi della stessa sostanza includono arterenolo, levarterenolo e norepinefrina bitartrato.[2] È un medicinale autorizzato disponibile come concentrato per soluzione per infusione, ad esempio come prodotto da 1 mg/ml.[3]
La noradrenalina agisce sui recettori adrenergici dell'organismo. Sulle terminazioni nervose noradrenergiche periferiche, l'attivazione dei beta-adrenocettori presinaptici può aumentare il rilascio di noradrenalina in risposta alla stimolazione nervosa.[5] Questi beta-adrenocettori presinaptici non sembrano essere attivati dalla noradrenalina rilasciata dai neuroni stessi, ma l'adrenalina può fungere da attivatore fisiologico durante l'aumento della secrezione surrenalica.[5] Nel sistema nervoso centrale, la noradrenalina ha un ruolo regolatore nell'attenzione umana e i farmaci che aumentano il tono noradrenergico hanno dimostrato di migliorare l'attenzione in contesti sperimentali.[4] Dal punto di vista clinico, la noradrenalina è usata come vasopressore: restringe i vasi sanguigni, aumentando la pressione arteriosa nei pazienti con pressione pericolosamente bassa.
La noradrenalina cloridrato è disponibile come concentrato per soluzione per infusione e viene somministrata mediante infusione endovenosa.[3] Nello studio VASOSHOCK, l'intervento è descritto come infusione endovenosa di norepinefrina.[1]
È registrato uno studio sulla noradrenalina cloridrato nello shock e nell'ipotensione. Lo studio VASOSHOCK è uno studio di Fase 3, multicentrico, randomizzato e controllato che prevede di arruolare 280 partecipanti.[1] È attualmente autorizzato.[1]
L'esito primario è la percentuale di pazienti che raggiungono una pressione arteriosa sistolica (PAS) superiore a 100 mmHg, una pressione arteriosa media (PAM) superiore a 65 mmHg o una pressione arteriosa target stabilita dal medico curante a 90 minuti (più o meno 15 minuti) dall'arruolamento.[1] L'obiettivo è verificare se la terapia vasopressoria precoce, rispetto alla sola fluidoterapia, possa migliorare il tempo necessario al controllo dello shock e ridurre la necessità di ricovero in terapia intensiva.[1]
Lo studio include pazienti ipotesi senza sanguinamento che si presentano in pronto soccorso.[1] Confronta la terapia vasopressoria iniziata precocemente con noradrenalina rispetto alla sola fluidoterapia.[1]
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