Studio su opevesostat per il cancro alla prostata resistente alla castrazione metastatico
In reclutamentoStudio su opevesostat per il cancro alla prostata resistente alla castrazione metastatico
- Partecipanti:Adulti
Malattie rare
Molecole in studio
Luoghi
Cabazitaxel 2-PROPANOL solvate è una sostanza sintetizzata chimicamente classificata come derivato dei taxani e agente antineoplastico (codice ATC L01CD04).[2][1] È noto anche come cabazitaxel, Jevtana, RPR-116258A e XRP-6258.[1] La sostanza è già autorizzata come medicinale.[2] Nei dati di registro forniti, cabazitaxel compare come comparatore in uno studio.[2]
Cabazitaxel è un inibitore dei microtubuli. Si lega alla tubulina e ne promuove l'assemblaggio in microtubuli, inibendo al contempo il loro smontaggio.[1] Questo stabilizza i microtubuli e impedisce la divisione cellulare, portando alla morte delle cellule tumorali in rapida divisione.
Cabazitaxel viene somministrato tramite infusione endovenosa. La dose raccomandata è di 20 mg/m² somministrati ogni tre settimane come infusione endovenosa della durata di un'ora, in combinazione con prednisone orale da 10 mg al giorno.[3] Una dose di 25 mg/m² può essere utilizzata in pazienti selezionati a discrezione del medico curante.[3] Nei dati di registro, la via di somministrazione è registrata come infusione endovenosa.[2]
Due studi nei dati forniti coinvolgono cabazitaxel. Nello studio di Fase 1 NCT06353386, cabazitaxel è indicato come intervento in uno studio sulle terapie a base di MK-5684 nel cancro alla prostata avanzato con 311 partecipanti.[2] Gli esiti primari includono tossicità dose-limitanti, eventi avversi, interruzioni dovute a eventi avversi e tasso di risposta dell'antigene prostatico specifico (PSA).[2]
Nello studio di Fase 2 2025-521051-23-00, cabazitaxel è indicato come intervento in uno studio che confronta darolutamide e terapia androgenica bipolare rispetto allo standard di cura nel mCRPC con 60 partecipanti.[1] Gli esiti primari sono la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la qualità della vita misurata con la scala FACIT-F.[1] Entrambi gli studi sono attualmente autorizzati.[2][1]
Le informazioni sulla prescrizione evidenziano neutropenia e ipersensibilità grave come rischi seri.
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