Indice
- Panoramica degli studi su Avelumab
- Tumori e popolazioni studiate
- Fasi degli studi ed endpoint principali
- Studi di mantenimento e terapia sequenziale
- Studi in combinazione con altri trattamenti
- Sicurezza, qualità di vita e biomarcatori
- Studi selezionati da conoscere
Panoramica degli studi su Avelumab
Gli studi clinici raccolti qui valutano Avelumab in molte situazioni di cancro, soprattutto in malattia avanzata, metastatica o dopo un primo trattamento già fatto.[1] In diversi trial il farmaco è usato come trattamento di mantenimento, cioè dopo la terapia iniziale, per vedere se può aiutare a tenere la malattia sotto controllo più a lungo.[2]
Le popolazioni studiate sono molto varie: adulti con tumori solidi, pazienti con tumore uroteliale, tumori della testa e del collo, carcinoma del pene, tumore gastrico, tumori neuroendocrini, tumore del rene e anche bambini con tumori del sistema nervoso centrale.[3] Alcuni studi selezionano i partecipanti in base a caratteristiche biologiche del tumore, come HPV-16 positivo, RAS/BRAF wild type o PD-L1 CPS definito.[4]
Tumori e popolazioni studiate
Una parte importante dei trial riguarda il carcinoma uroteliale, cioè un tumore che può colpire vescica e vie urinarie, in stadio localmente avanzato o metastatico.[2] In questi studi Avelumab viene valutato come mantenimento dopo chemioterapia al platino oppure in confronto con altre strategie di cura.[5]
Un altro gruppo rilevante di studi riguarda i tumori della testa e del collo, sia recidivanti o metastatici sia in prima linea per forme localmente avanzate.[6] In questi protocolli Avelumab viene combinato con cetuximab, radioterapia o chemioterapia a base di platino e taxani.[7]
Ci sono poi trial su carcinoma squamoso del pene, tumore stromale gastrointestinale (GIST), neoplasie neuroendocrine G3, carcinoma a cellule renali, carcinoma colorettale metastatico e tumori associati a HPV-16.[8] Alcuni studi includono anche tumori solidi in generale, con l’obiettivo di capire se il trattamento può funzionare in gruppi molto diversi di pazienti.[9]
Fasi degli studi ed endpoint principali
La maggior parte dei trial è in fase 2, che serve a capire se il trattamento mostra un segnale di efficacia e se è abbastanza tollerabile da meritare ulteriori studi.[10] Sono presenti anche studi di fase 1, che guardano soprattutto a sicurezza, dose e tollerabilità, e studi di fase 3 o 4, che confrontano strategie di trattamento su gruppi più grandi.[9]
Gli endpoint più usati sono sopravvivenza globale (OS), sopravvivenza libera da progressione (PFS), sopravvivenza libera da malattia (DFS), risposta obiettiva (ORR), controllo di malattia (DCR) e qualità di vita.[1] In alcuni studi si misurano anche tossicità, eventi avversi gravi, dose raccomandata e marcatori immunologici nel sangue.[11]
Studi di mantenimento e terapia sequenziale
Più trial studiano Avelumab come terapia di mantenimento, cioè dopo una fase iniziale di trattamento in cui la malattia non è peggiorata.[2] Questo approccio compare nel carcinoma uroteliale, nel carcinoma squamoso del pene e in alcuni tumori della testa e del collo.[1]
Nel trial NCT20200057, per esempio, l’obiettivo è aumentare la sopravvivenza globale a 18 mesi con un massimo di sei mesi di Avelumab in pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico che non è progredito dopo chemioterapia al platino di prima linea.[2] Nel trial AVESEC, Avelumab viene confrontato con le migliori cure di supporto dopo una risposta o stabilità alla chemioterapia al platino di seconda linea.[5]
Nel carcinoma squamoso del pene, il trial PULSE valuta Avelumab come mantenimento dopo chemioterapia di prima linea con sale di platino, misurando la sopravvivenza libera da malattia.[1] Anche in alcuni tumori della testa e del collo, Avelumab è usato dopo il trattamento iniziale per vedere se la malattia resta controllata più a lungo.[6]
Studi in combinazione con altri trattamenti
Molti trial valutano Avelumab insieme ad altri farmaci, per capire se la combinazione può dare una risposta migliore rispetto a un solo trattamento.[10] Le combinazioni includono cetuximab, axitinib, lenvatinib, cabozantinib, enfortumab vedotin, TG4001, chemioterapia con platino e taxani, o radioterapia.[9]
Nel trial NCT05291156, Avelumab e cetuximab sono confrontati con cetuximab da solo in pazienti con carcinoma colorettale metastatico pretrattato con profilo RAS/BRAF wild type, e l’endpoint principale è la sopravvivenza globale.[10] Nel trial NCT07110038, Avelumab è combinato con enfortumab vedotin come terapia di prima linea per carcinoma squamoso del pene localmente avanzato o metastatico, con misura principale della risposta obiettiva.[12]
Nel trial NCT05081180, la combinazione Avelumab più lenvatinib è studiata in bambini con tumori primitivi del sistema nervoso centrale, con attenzione a sicurezza, tossicità limitanti la dose e sopravvivenza libera da progressione.[3] Nel trial REGOMUNE, Avelumab è studiato con regorafenib in molti tipi di tumore solido avanzato o metastatico, con diversi endpoint di attività antitumorale a seconda del gruppo di pazienti.[9]
Sicurezza, qualità di vita e biomarcatori
Alcuni studi non guardano solo alla risposta del tumore, ma anche a come il trattamento viene tollerato nella vita reale e nella pratica clinica.[13] Per esempio, il trial AVETUX-HN confronta due durate di terapia combinata e misura la qualità di vita a 18 settimane con il questionario QLQ-C30.[14]
Il trial DISCUS valuta l’effetto di 3 contro 6 cicli di chemioterapia al platino prima del mantenimento con Avelumab, usando come risultato principale il cambiamento nella scala di salute generale e qualità di vita.[15] Un altro studio, su vari tumori solidi, analizza i marcatori immunologici del sangue per capire se possono aiutare a prevedere le tossicità da inibitori dei checkpoint immunitari, categoria in cui rientra Avelumab nei dati dello studio.[11]
Lo studio Master Protocol for Avelumab Continuation Study e l’Avelumab Program Rollover Study monitorano soprattutto sicurezza e tollerabilità in pazienti che continuano il trattamento con Avelumab o che restano nel programma di studio.[16] In questi casi gli endpoint principali includono eventi avversi gravi, eventi che portano a sospendere il trattamento e reazioni legate all’infusione.[17]
Studi selezionati da conoscere
NCT02926196 studia Avelumab come terapia adiuvante, cioè dopo il trattamento con intento curativo, in pazienti con carcinoma mammario triplo negativo ad alto rischio, con endpoint principale DFS.[18] Questo studio è importante perché cerca di capire se un anno di Avelumab può ritardare la ricomparsa della malattia rispetto alla sola osservazione.[18]
NCT04341181 è un trial danese di medicina di precisione che include Avelumab tra molti farmaci mirati e valuta attività antitumorale e tossicità in pazienti con cancro avanzato e varianti genomiche specifiche.[19] Qui il focus non è un solo tipo di tumore, ma il profilo molecolare del tumore stesso.[19]
2024-516777-77-00 valuta Avelumab con chemioterapia nei tumori gastrici o della giunzione gastroesofagea resecabili, misurando la risposta patologica completa dopo il trattamento neoadiuvante.[20] Questo significa che i ricercatori controllano se, al momento dell’intervento, non resta più tumore nel pezzo chirurgico esaminato.[20]
2024-513964-24-00 è uno studio di fase 3 nei tumori squamosi della testa e del collo non trattati in precedenza, confrontando Avelumab più cetuximab-radioterapia con gli standard di cura e usando la PFS come endpoint principale.[7] Questo è uno dei trial più grandi tra quelli elencati e mira a capire se l’aggiunta di Avelumab può migliorare i risultati rispetto alle cure abituali.[7]
2024-518244-20-01 e 2025-524077-16-00 sono altri due studi nel carcinoma uroteliale che valutano il mantenimento con Avelumab, uno confrontando 3 contro 6 cicli di chemioterapia prima del mantenimento e l’altro confrontando Avelumab con le cure di supporto migliori dopo seconda linea.[15] Entrambi riflettono una domanda clinica importante: quanto trattamento iniziale serve prima di passare al mantenimento con Avelumab.[5]








