Lo studio riguarda pazienti che hanno superato la Sindrome da Distress Respiratorio Acuto (ARDS) causata da COVID-19 e che sono stati sottoposti a ventilazione meccanica in terapia intensiva. Molti di questi pazienti sviluppano un problema chiamato delirio, che può portare a complicazioni cognitive a lungo termine. Una delle cause principali di questo delirio è la neuroinfiammazione. Lo studio esamina l’uso di un farmaco chiamato dexmedetomidina, noto per le sue proprietà sedative e potenzialmente protettive per il cervello, per vedere se può ridurre questa infiammazione cerebrale.
Il farmaco dexmedetomidina verrà somministrato ai pazienti alla fine della sedazione per prevenire o trattare il delirio. L’obiettivo è valutare se questo trattamento riduce la neuroinfiammazione persistente, misurata attraverso un aumento del segnale di un radiofarmaco chiamato 18F-DPA-714 nei lobi frontali del cervello. Questo sarà rilevato utilizzando una tecnica di imaging chiamata PET-MRI a 24 mesi dalla dimissione dalla terapia intensiva.
Lo studio si svolgerà su un periodo di tempo per valutare gli effetti a lungo termine del trattamento con dexmedetomidina. I risultati potrebbero aiutare a migliorare la qualità della vita dei pazienti che hanno subito danni neurologici a causa del COVID-19, fornendo informazioni preziose su come gestire meglio la neuroinfiammazione post-COVID.

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