Questo studio riguarda pazienti adulti che presentano difficoltà respiratorie persistenti per più di tre mesi dopo aver avuto un’infezione da COVID-19. In particolare, lo studio si concentra su persone che soffrono di mancanza di respiro continua, una condizione che viene chiamata COVID lungo o post-COVID. Il farmaco che verrà utilizzato in questo studio si chiama bevacizumab, che viene somministrato attraverso una infusione endovenosa, cioè direttamente in vena. Questo medicinale è un concentrato che viene preparato come soluzione per infusione.
Lo scopo dello studio è valutare se il bevacizumab può migliorare la funzione respiratoria nei pazienti che continuano ad avere problemi di respiro dopo l’infezione da COVID-19. In modo specifico, i ricercatori vogliono vedere se il farmaco può migliorare la capacità dei polmoni di trasferire l’ossigeno nel sangue, una funzione che viene misurata attraverso un test chiamato DLCO. Durante lo studio si vuole verificare se questa capacità aumenta di almeno il dieci percento entro tre mesi dalla prima iniezione del farmaco. Vengono anche osservati altri aspetti della salute respiratoria e generale dei pazienti.
Lo studio prevede che i pazienti ricevano il trattamento con bevacizumab per un periodo massimo di due mesi, con una dose massima giornaliera di 1300 milligrammi e una dose totale massima di 6500 milligrammi. Durante i sette mesi successivi all’inizio del trattamento, vengono effettuate diverse valutazioni per monitorare i sintomi clinici, la funzione polmonare, gli aspetti psicologici e cognitivi, oltre a misurare alcuni marcatori nel sangue che indicano la formazione di nuovi vasi sanguigni. Vengono anche registrati eventuali effetti collaterali legati al farmaco e la necessità di ricoveri ospedalieri o visite mediche durante tutto il periodo di osservazione.

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