La ricerca riguarda il Parkinson’s disease, una patologia neurologica caratterizzata da rigidità, tremori e difficoltà nei movimenti, soprattutto al risveglio, quando i farmaci assunti la sera possono non essere più efficaci. Si confrontano due modalità di somministrazione di levodopa: una in forma di polvere da inalare (Inbrija) e una sospensione orale (Madopar Quick) che contiene anche benserazide, una sostanza che aiuta a rendere il farmaco più disponibile.
L’obiettivo è valutare se l’inalazione produce un ritorno più rapido allo stato di “ON”, cioè quando i sintomi sono controllati, rispetto alla sospensione orale. I partecipanti ricevono ciascun trattamento al mattino in periodi separati, seguiti per circa due ore; durante questo tempo registrano quando percepiscono il miglioramento e un dispositivo indossa per misurare i movimenti, senza procedure invasive.
Al termine di ogni periodo, viene chiesto ai partecipanti quale terapia preferiscono, come hanno trovato l’utilizzo del farmaco e come è cambiata la loro capacità di svolgere le attività quotidiane, il livello di indipendenza e la sensazione di sicurezza.



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