Lo studio riguarda il gastroesophageal adenocarcinoma avanzato che non esprime il recettore HER2-negative ma presenta la proteina PD-L1 positive, una forma di cancro che colpisce lo stomaco e l’esofago. Il trattamento in esame prevede una combinazione di tre farmaci: paclitaxel, ramucirumab e tislelizumab, confrontata con la continuazione della chemioterapia abituale più tislelizumab. Lo scopo è verificare se la strategia di “switch maintenance” possa ritardare la crescita del tumore rispetto al proseguimento della terapia standard.
I partecipanti ricevono una prima fase di chemioterapia di circa 12 settimane, dopodiché vengono assegnati casualmente a uno dei due gruppi di trattamento. Chi è nel gruppo di switch maintenance continua con le infusioni di paclitaxel, ramucirumab e tislelizumab, mentre l’altro gruppo prosegue con la chemioterapia precedente più tislelizumab. Durante lo studio vengono effettuati controlli clinici e radiologici (esami di imaging) ogni otto settimane per valutare la PFS, cioè il periodo in cui il tumore non peggiora, e la OS, il tempo di sopravvivenza complessiva. Vengono inoltre registrati gli eventuali effetti collaterali e la qualità della vita dei pazienti mediante questionari specifici.



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