La peritonite è un’infiammazione grave del peritoneo, la membrana che riveste la cavità addominale. Attualmente sono in corso diversi studi clinici che testano nuovi approcci terapeutici per migliorare il trattamento di questa condizione potenzialmente letale. Questi studi valutano combinazioni di antibiotici, terapie immunostimolanti e strategie nutrizionali per ottimizzare i risultati dei pazienti dopo interventi chirurgici d’emergenza.
Studi Clinici in Corso sulla Peritonite
La peritonite rappresenta una delle emergenze addominali più gravi, richiedendo intervento chirurgico tempestivo e terapia antibiotica aggressiva. Attualmente sono disponibili 6 studi clinici che stanno testando nuove strategie terapeutiche per questa condizione. Questi studi si concentrano su diverse aree: la somministrazione intraperitoneale di antibiotici e immunostimolanti, la prevenzione delle complicanze post-operatorie, l’uso di immunoglobuline e terapie antimicotiche, oltre a strategie nutrizionali ottimizzate.
Studi con Terapie Antibiotiche e Immunostimolanti Intraperitoneali
Studio sulla somministrazione intraperitoneale di fosfomicina, metronidazolo e molgramostim in pazienti con peritonite multi-quadrante durante chirurgia addominale
Localizzazione: Danimarca
Questo studio si concentra sul trattamento della peritonite multi-quadrante, una forma particolarmente grave in cui l’infezione si è diffusa in diverse aree dell’addome. Lo studio esamina se la somministrazione diretta di farmaci nella cavità addominale durante l’intervento chirurgico possa migliorare i risultati terapeutici.
Il trattamento testato combina tre farmaci: fosfomicina e metronidazolo, due antibiotici che combattono le infezioni batteriche, e molgramostim (noto anche come Repomol), una sostanza che aiuta a potenziare il sistema immunitario. Questi farmaci vengono somministrati direttamente nella cavità addominale durante l’intervento chirurgico.
I criteri di inclusione richiedono che i partecipanti abbiano almeno 18 anni, siano programmati per un intervento chirurgico in cui è stata riscontrata una peritonite causata da danno al colon, e che l’infezione interessi almeno 2 aree dell’addome. Durante lo studio, i medici raccoglieranno campioni di liquido addominale e sangue per monitorare l’efficacia del trattamento e la guarigione post-operatoria.
Studio sul trattamento intraperitoneale con fosfomicina, metronidazolo e molgramostim per pazienti con peritonite multi-quadrante sottoposti a chirurgia addominale
Localizzazione: Danimarca
Questo secondo studio danese presenta un design simile al precedente, focalizzandosi sulla peritonite multi-quadrante e utilizzando la stessa combinazione di antibiotici e immunostimolanti. Lo studio mira a determinare se questa combinazione di farmaci, somministrata direttamente nella cavità addominale, possa ottimizzare il trattamento dei pazienti con questa grave forma di peritonite.
I partecipanti riceveranno un’infusione intraperitoneale contenente metronidazolo, molgramostim (una forma di GM-CSF), fosfomicina e una soluzione salina. Il dosaggio esatto e la frequenza saranno determinati dal team medico in base alle condizioni specifiche di ciascun paziente. Lo studio prevede un monitoraggio attento del recupero attraverso valutazioni regolari della salute, esami del sangue per misurare i livelli di citochine e altri marcatori ematici.
I criteri di inclusione richiedono pazienti di almeno 18 anni sottoposti a intervento chirurgico con peritonite dovuta a problemi del colon che interessa due o più quadranti addominali. Lo studio continuerà fino al 2030, con il reclutamento iniziato nel 2025.
Studio sulla Prevenzione delle Complicanze Post-Appendicectomia
Studio sull’uso di gentamicina e clindamicina per prevenire gli ascessi dopo chirurgia per appendicite complicata
Localizzazione: Paesi Bassi
Questo studio si concentra sulla prevenzione delle complicanze dopo la rimozione chirurgica dell’appendice in casi di appendicite complicata. L’appendicite complicata rappresenta una forma più grave della malattia, in cui l’infiammazione può evolvere in peritonite.
La procedura testata prevede un lavaggio antibiotico laparoscopico utilizzando due antibiotici: clindamicina e gentamicina. Dopo la rimozione dell’appendice tramite appendicectomia laparoscopica, la cavità addominale viene lavata con una soluzione contenente questi antibiotici per 3 minuti. L’obiettivo è ridurre il rischio di sviluppare un ascesso intra-addominale, che è una raccolta di pus che può formarsi dopo l’intervento.
Possono partecipare pazienti di almeno 8 anni con diagnosi preoperatoria di appendicite acuta che vengono sottoposti ad appendicectomia laparoscopica, dove durante l’intervento viene confermata l’appendicite complicata. Lo studio monitora i pazienti per 30 giorni dopo l’intervento per verificare la presenza di ascessi e altre complicanze, con un follow-up esteso fino a 90 giorni per valutare il recupero complessivo e la qualità della vita.
Studio sulle Immunoglobuline nella Peritonite con Sepsi
Studio sugli effetti delle immunoglobuline A, G e M in pazienti con peritonite e sepsi dopo controllo dell’infezione
Localizzazione: Austria, Germania
Questo studio internazionale esamina l’uso di Pentaglobin, una soluzione contenente immunoglobuline, in pazienti con peritonite e sepsi. La sepsi è una condizione grave che si verifica quando la risposta dell’organismo a un’infezione causa danni ai propri tessuti e organi.
Le immunoglobuline sono proteine che aiutano il sistema immunitario a combattere le infezioni. Il trattamento viene somministrato attraverso un’infusione endovenosa, direttamente nel flusso sanguigno. Lo studio monitora i cambiamenti nella salute di diversi organi, tra cui polmoni, cuore, reni, fegato e sangue, per un periodo di sette giorni dopo il controllo chirurgico della fonte di infezione.
I criteri di inclusione richiedono una diagnosi di peritonite secondaria o quaternaria, con sepsi o shock settico. Il punteggio SOFA (un sistema di valutazione della funzione d’organo) deve essere 8 o superiore, e la concentrazione di IL-6 deve essere di 1000 pg/ml o più. La procedura per controllare la fonte di infezione deve essere eseguita entro 6 ore dall’indicazione, e la terapia antibiotica deve iniziare entro 12 ore dal ricovero in terapia intensiva.
Lo studio valuta obiettivi importanti come i tassi di sopravvivenza a 28 e 90 giorni e i cambiamenti nella gravità dell’insufficienza d’organo al quinto giorno di trattamento.
Studio sulle Infezioni Fungine Addominali
Studio sulla caspofungina rispetto al placebo per il trattamento delle infezioni da lieviti nell’addome in pazienti di terapia intensiva
Localizzazione: Francia
Questo studio si concentra sul trattamento delle infezioni intra-addominali da lieviti, un tipo di infezione fungina che può svilupparsi in pazienti critici con peritonite. Lo studio confronta la caspofungina, un farmaco antimicotico, con un placebo per determinare se possa ridurre il tasso di fallimento terapeutico in pazienti ricoverati in terapia intensiva dopo chirurgia per infezioni addominali.
La caspofungina (nome commerciale Cancidas) è disponibile in due dosaggi: 50 mg e 70 mg. Si presenta come polvere che viene miscelata con soluzione di cloruro di sodio per creare un liquido somministrabile per via endovenosa. Il farmaco agisce impedendo ai funghi di formare correttamente le loro pareti cellulari, bloccando così la diffusione dell’infezione.
I partecipanti devono avere almeno 18 anni, essere ricoverati in terapia intensiva dopo chirurgia per un’infezione addominale, e presentare un’infezione da lieviti sospetta (con un punteggio di peritonite di 3 o superiore) o confermata nel liquido addominale durante l’intervento. Il periodo di trattamento dura fino a 8 settimane, durante le quali i pazienti ricevono dosi giornaliere. I medici monitorano i pazienti per 28 giorni dopo l’inizio del trattamento per valutare l’efficacia, con un follow-up esteso fino a 90 giorni.
Studio sulla Nutrizione Parenterale Post-Chirurgia
Studio sulla nutrizione parenterale supplementare precoce vs ritardata con SmofKabiven per pazienti dopo chirurgia addominale d’emergenza maggiore
Localizzazione: Danimarca
Questo studio danese si concentra sui pazienti sottoposti a chirurgia addominale d’emergenza maggiore, che spesso sviluppano peritonite come complicanza. Lo studio confronta due approcci temporali diversi per fornire nutrizione aggiuntiva attraverso le vene, nota come nutrizione parenterale supplementare.
I trattamenti confrontati sono SmofKabiven e SmofKabiven Perifer, entrambe emulsioni per infusione che contengono una miscela di nutrienti essenziali, inclusi aminoacidi, oli e minerali, per supportare il recupero dopo l’intervento. Lo scopo è determinare se l’inizio precoce della nutrizione parenterale rispetto a un inizio ritardato influenzi il rischio di infezioni nosocomiali dopo l’intervento.
I criteri di inclusione richiedono pazienti di almeno 18 anni che abbiano subito una laparotomia mediana d’emergenza primaria, con un punteggio NRS-2002 preoperatorio inferiore a 7 e nessuna controindicazione all’assunzione orale o enterale dopo l’intervento. I pazienti devono inoltre avere un’assunzione inferiore al 30% dell’obiettivo calorico raccomandato il secondo giorno dopo l’intervento.
Lo studio monitora vari esiti, tra cui il tasso di complicanze, la durata della degenza ospedaliera e i tassi di mortalità a 30, 90 e 180 giorni dopo l’intervento, oltre alla quantità e al tipo di assunzione energetica e proteica durante il ricovero.
Riepilogo
Gli studi clinici attualmente in corso sulla peritonite rappresentano approcci innovativi al trattamento di questa condizione potenzialmente letale. Emerge un chiaro trend verso terapie multimodali che combinano antibiotici con immunostimolanti, suggerendo che il potenziamento della risposta immunitaria del paziente possa essere cruciale quanto l’eliminazione diretta dei patogeni.
Particolarmente interessante è l’approccio della somministrazione intraperitoneale di farmaci, testato negli studi danesi, che permette di raggiungere concentrazioni elevate di antibiotici direttamente nel sito dell’infezione. Questo metodo potrebbe rappresentare un importante passo avanti nel trattamento delle forme più gravi di peritonite multi-quadrante.
L’attenzione alla prevenzione delle complicanze, come dimostrato dallo studio olandese sul lavaggio antibiotico post-appendicectomia, sottolinea l’importanza di strategie profilattiche per ridurre gli ascessi post-operatori. Allo stesso modo, il riconoscimento delle infezioni fungine come complicanza significativa nei pazienti critici, affrontato dallo studio francese, evidenzia la necessità di un approccio antimicrobico completo che vada oltre i soli antibiotici.
Infine, lo studio sulla nutrizione parenterale dimostra che il supporto nutrizionale rappresenta un aspetto fondamentale del trattamento, potenzialmente in grado di influenzare il rischio infettivo e il recupero complessivo. La tempistica ottimale di questo supporto è ancora oggetto di indagine.
Tutti questi studi sottolineano l’evoluzione verso una medicina personalizzata e multimodale per la peritonite, con l’obiettivo di ridurre la mortalità e migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da questa grave condizione.














