L’iperparatiroidismo primario è una condizione in cui le ghiandole paratiroidi producono un eccesso di ormone paratiroideo, causando livelli elevati di calcio nel sangue. Attualmente è disponibile 1 studio clinico che valuta nuovi approcci terapeutici per questa patologia, concentrandosi sugli effetti dei bisfosfonati in pazienti sottoposti a chirurgia paratiroidea.
Studi Clinici sull’Iperparatiroidismo Primario
L’iperparatiroidismo primario è una patologia endocrina caratterizzata dall’iperattività di una o più ghiandole paratiroidi situate nel collo. Questa condizione porta a una produzione eccessiva di ormone paratiroideo (PTH), che a sua volta causa un aumento dei livelli di calcio nel sangue (ipercalcemia). Gli effetti di questo squilibrio ormonale possono manifestarsi in diversi sistemi dell’organismo, colpendo principalmente le ossa, i reni e il sistema cardiovascolare.
I pazienti affetti da iperparatiroidismo primario possono sperimentare una varietà di sintomi, tra cui indebolimento osseo, formazione di calcoli renali, dolore osseo, affaticamento e depressione. La progressione della malattia è generalmente lenta e i sintomi iniziali possono essere lievi o addirittura assenti. Tuttavia, se non trattata adeguatamente, questa condizione può portare a complicazioni più gravi che coinvolgono l’apparato scheletrico e renale.
Il trattamento standard per l’iperparatiroidismo primario sintomatico è la paratiroidectomia, un intervento chirurgico che consiste nella rimozione di una o più ghiandole paratiroidi iperattive. La ricerca clinica attuale si concentra sull’ottimizzazione degli esiti post-chirurgici attraverso terapie farmacologiche complementari.
Studio Clinico Disponibile
Studio sull’Acido Zoledronico e Placebo Prima della Chirurgia Paratiroidea in Pazienti con Iperparatiroidismo Primario
Localizzazione: Danimarca
Questo studio clinico randomizzato, controllato con placebo e condotto in doppio cieco, si propone di valutare gli effetti dell’acido zoledronico somministrato prima dell’intervento chirurgico in pazienti affetti da iperparatiroidismo primario. L’acido zoledronico appartiene alla classe farmacologica dei bisfosfonati, farmaci utilizzati per preservare e migliorare la densità ossea attraverso l’inibizione del riassorbimento osseo mediato dagli osteoclasti.
L’obiettivo principale dello studio è investigare come il trattamento con acido zoledronico influenzi le ossa, i reni e il sistema cardiovascolare dei pazienti nel corso di un anno successivo alla paratiroidectomia. I partecipanti vengono randomizzati in due gruppi: uno riceve un’infusione endovenosa di acido zoledronico (4 mg/100 ml), mentre l’altro riceve un’infusione di soluzione salina come placebo.
Criteri di inclusione principali:
- Donne in postmenopausa o uomini di età superiore ai 50 anni
- Diagnosi di iperparatiroidismo primario sporadico con ipercalcemia, candidati alla paratiroidectomia
- Densità minerale ossea (DMO) con T-score di -1 o inferiore a livello dell’anca totale, collo femorale o colonna lombare
- Livelli di 25-idrossivitamina D pari o superiori a 50 nmol/l
- Consenso a sottoporsi all’intervento di paratiroidectomia
Criteri di esclusione principali:
- Assenza di diagnosi di iperparatiroidismo primario
- Età al di fuori del range specificato
- Appartenenza a popolazioni vulnerabili o incapacità di fornire consenso informato
Durante lo studio, i partecipanti vengono sottoposti a valutazioni approfondite che includono misurazioni della densità minerale ossea in diverse sedi corporee (colonna lombare, avambraccio distale, collo femorale e anca totale). Vengono inoltre utilizzate tecniche di imaging avanzate come la tomografia computerizzata periferica ad alta risoluzione (HRpQCT) per valutare la microarchitettura ossea con estremo dettaglio.
Le valutazioni comprendono anche:
- Marcatori biochimici del turnover osseo (BTM) per monitorare il processo di rinnovamento osseo
- Densità minerale ossea volumetrica (vBMD) a livello dell’anca e della colonna lombare
- Punteggio di calcificazione delle arterie coronariche (CACS) per valutare la salute cardiovascolare
- Velocità dell’onda di polso (PWV) come indicatore della rigidità arteriosa
- Valutazione delle calcificazioni renali e analisi degli analiti urinari per monitorare la funzione renale
Lo studio prevede un follow-up di un anno dopo l’intervento chirurgico, permettendo così di valutare gli effetti a lungo termine del trattamento con bisfosfonati sulla salute ossea, cardiovascolare e renale dei pazienti operati per iperparatiroidismo primario.
Riepilogo
Attualmente è disponibile un unico studio clinico dedicato all’iperparatiroidismo primario, che si concentra sull’utilizzo dell’acido zoledronico in combinazione con l’intervento chirurgico standard. Questo approccio innovativo mira a ottimizzare gli esiti post-operatori, con particolare attenzione alla preservazione della densità ossea e alla protezione degli organi bersaglio.
Lo studio si distingue per la sua metodologia rigorosa e per l’approccio multidimensionale alla valutazione degli esiti, che include non solo parametri ossei ma anche indicatori cardiovascolari e renali. L’utilizzo di tecniche di imaging avanzate come l’HRpQCT rappresenta un punto di forza significativo, permettendo una valutazione dettagliata della microarchitettura ossea.
È importante sottolineare che questo studio è specificamente rivolto a pazienti con caratteristiche ben definite: donne in postmenopausa o uomini oltre i 50 anni con evidenza di compromissione della densità ossea. Questa selezione mirata dei partecipanti permette di valutare l’efficacia del trattamento nella popolazione che può maggiormente beneficiarne.
I pazienti interessati a partecipare a questo studio clinico dovrebbero discutere con il proprio endocrinologo o chirurgo la propria idoneità in base ai criteri di inclusione ed esclusione specificati. La partecipazione a uno studio clinico rappresenta un’opportunità per accedere a trattamenti innovativi e contribuire al progresso della conoscenza medica in questo campo.











