Le infezioni da adenovirus possono colpire chiunque, ma sapere quando e come ottenere una diagnosi corretta è un passo importante per gestire la propria salute e proteggere le persone intorno a noi.
Introduzione: Chi Dovrebbe Sottoporsi alla Diagnostica e Quando
La maggior parte delle persone che sviluppano sintomi di un’infezione da adenovirus non ha bisogno di test di laboratorio specifici per confermare la diagnosi. Il motivo è semplice: le infezioni da adenovirus causano tipicamente sintomi lievi che assomigliano a un comune raffreddore o influenza, e di solito migliorano da sole entro pochi giorni o due settimane senza alcun trattamento speciale. Il medico curante può spesso riconoscere l’infezione basandosi solo sui sintomi e su un esame fisico.[1]
Tuttavia, ci sono situazioni specifiche in cui gli esami diagnostici diventano importanti. Se si manifestano sintomi gravi come difficoltà respiratorie, febbre alta persistente o segni di polmonite, il medico può raccomandare dei test per confermare se la causa è l’adenovirus.[2] Questo è particolarmente importante perché conoscere la causa esatta aiuta a orientare le cure appropriate e il monitoraggio.
I bambini che stanno molto male, specialmente quelli in ambiente ospedaliero, potrebbero aver bisogno di test diagnostici. I bambini piccoli sotto i cinque anni sono più comunemente colpiti dall’adenovirus e, in rari casi, l’infezione può diventare grave.[3] Quando più bambini in un asilo, una scuola o un campo estivo sviluppano sintomi simili contemporaneamente, i medici possono effettuare test per confermare un focolaio epidemico e implementare misure per prevenire un’ulteriore diffusione.
Le persone con sistema immunitario indebolito dovrebbero consultare un medico più rapidamente se sviluppano sintomi di infezione. Questo include individui che hanno ricevuto trapianti di organi, trapianti di cellule staminali o quelli sottoposti a trattamenti oncologici. Per questi pazienti, l’adenovirus può causare complicazioni gravi e potenzialmente letali, rendendo essenziali una diagnosi precoce e un monitoraggio attento.[4] Allo stesso modo, le persone con malattie cardiache o polmonari preesistenti sono a maggior rischio di malattia grave e possono beneficiare di test diagnostici.
Gli operatori sanitari e i medici che trattano gruppi di pazienti con sintomi respiratori o oculari simili possono anche ordinare test diagnostici. Quando diverse persone in un ospedale, una casa di riposo o una caserma militare sviluppano infezioni più o meno nello stesso periodo, i test aiutano a identificare il virus e implementare misure adeguate di controllo delle infezioni.[2] Questo è particolarmente importante perché gli adenovirus possono sopravvivere sulle superfici per molte ore e diffondersi facilmente in ambienti affollati.
Metodi Diagnostici per Identificare l’Adenovirus
Quando il medico sospetta un’infezione da adenovirus, il primo passo è sempre un’anamnesi approfondita e un esame fisico completo. Il medico chiederà informazioni sui sintomi, quando sono iniziati, se si è stati a contatto con persone malate e se si hanno condizioni di salute sottostanti. Durante l’esame fisico, il medico controllerà i segni vitali come temperatura e frequenza respiratoria, ascolterà i polmoni, esaminerà la gola e cercherà segni di infezione come linfonodi ingrossati o arrossamento degli occhi.[1]
Per i casi lievi che assomigliano a un comune raffreddore, questa valutazione clinica è solitamente sufficiente. Gli esami di laboratorio non sono necessari di routine perché l’approccio terapeutico rimane lo stesso indipendentemente dal fatto che l’infezione sia causata da adenovirus o da un altro virus comune. L’attenzione si concentra sull’alleviare i sintomi e assicurarsi di riposare adeguatamente e bere abbastanza liquidi mentre il corpo combatte l’infezione.[2]
Quando gli esami sono necessari, il metodo più comunemente utilizzato è un test di reazione a catena della polimerasi (PCR). Questo test molecolare può rilevare il materiale genetico dell’adenovirus in vari campioni corporei.[4] Il test PCR è altamente sensibile, il che significa che può rilevare anche piccole quantità del virus, e fornisce risultati relativamente rapidamente. Il tipo di campione raccolto dipende da dove si trova l’infezione nel corpo.
Per le infezioni respiratorie, che sono il tipo più comune, il medico raccoglierà campioni dal naso, dalla gola o dalle vie aeree. Questo viene tipicamente fatto utilizzando un tampone che assomiglia a un bastoncino cotonato lungo. Il tampone viene inserito delicatamente nella narice o nella parte posteriore della gola per raccogliere secrezioni che potrebbero contenere il virus.[17] Nei pazienti con polmonite o gravi infezioni polmonari, possono essere raccolti e testati campioni di muco espettorato dai polmoni, chiamato espettorato.
Se si ha congiuntivite o occhio rosa, il medico può tamponare la secrezione dagli occhi. Per sintomi gastrointestinali come la diarrea, può essere raccolto un campione di feci e inviato al laboratorio per il test. Nei casi che coinvolgono la vescica, un campione di urina può essere testato per la presenza di adenovirus.[1] Possono essere eseguiti anche esami del sangue, specialmente nelle persone con sistema immunitario indebolito, per verificare se il virus si è diffuso in tutto il corpo, una condizione chiamata viremia.[5]
Molti ospedali e cliniche ora utilizzano test PCR multipatogeno, chiamati anche pannelli respiratori. Questi test possono rilevare l’adenovirus insieme a molti altri virus e batteri comuni che causano infezioni respiratorie, tutti da un singolo campione. Questo approccio è efficiente perché aiuta i medici a determinare rapidamente cosa sta causando i sintomi e a escludere altre condizioni che potrebbero richiedere trattamenti diversi.[17]
Un altro metodo diagnostico è il test di rilevamento dell’antigene. Questi test cercano proteine specifiche sulla superficie dell’adenovirus. I test antigenici sono generalmente più veloci e meno costosi dei test PCR, ma potrebbero non essere altrettanto sensibili. Questo significa che potrebbero perdere alcune infezioni, specialmente se la quantità di virus nel campione è bassa.[17] Nonostante questa limitazione, i test antigenici possono essere utili per uno screening rapido in determinati contesti.
In alcune situazioni, particolarmente durante indagini su focolai epidemici o studi di ricerca, le strutture sanitarie possono utilizzare la coltura virale. Questa tecnica comporta il posizionamento di un campione in un ambiente di laboratorio speciale dove i virus possono crescere e moltiplicarsi se presenti. Sebbene la coltura virale possa confermare la presenza di adenovirus, richiede più tempo per ottenere i risultati rispetto ai test molecolari, a volte diversi giorni o settimane. Per questo motivo, la coltura virale è tipicamente riservata alle indagini di sanità pubblica piuttosto che all’assistenza di routine dei pazienti.[17]
Un approccio diverso alla diagnosi coinvolge il test sierologico, che cerca anticorpi nel sangue. Quando il corpo combatte un’infezione, il sistema immunitario produce proteine chiamate anticorpi che sono specifiche per quel virus. Misurando i livelli di anticorpi in campioni di sangue prelevati in momenti diversi, di solito a distanza di settimane, i medici possono determinare se c’è stata un’infezione recente. Un aumento significativo dei livelli di anticorpi tra il primo e il secondo campione di sangue indica un’esposizione recente all’adenovirus.[5] Tuttavia, questo metodo ha un uso pratico limitato perché i risultati arrivano troppo tardi per influenzare le decisioni terapeutiche immediate.
Per i pazienti che soffrono di infezioni oculari, in particolare casi gravi di cheratocongiuntivite epidemica, che è una forma grave di occhio rosa causata da adenovirus, i medici possono esaminare l’occhio utilizzando apparecchiature speciali. Possono utilizzare la colorazione con fluoresceina, dove un colorante speciale viene applicato sulla superficie dell’occhio ed esaminato sotto una luce speciale. Questo aiuta a identificare i danni alla cornea, la superficie trasparente anteriore dell’occhio.[8] I campioni dall’occhio possono quindi essere raccolti per il test PCR per confermare l’adenovirus come causa.
Quando si sospetta che l’adenovirus si sia diffuso ad altri organi, potrebbero essere necessarie procedure diagnostiche aggiuntive. Se c’è preoccupazione per il coinvolgimento del cervello o del midollo spinale, come nei casi di meningite o encefalite, può essere eseguita una puntura lombare o rachicentesi. Questa procedura comporta l’inserimento di un ago nella parte bassa della schiena per raccogliere una piccola quantità del liquido che circonda il cervello e il midollo spinale. Il liquido viene quindi testato per la presenza di adenovirus e segni di infiammazione.[1]
Gli esami di imaging possono aiutare a valutare le complicazioni dell’infezione da adenovirus. Una radiografia del torace viene comunemente prescritta quando si sospetta una polmonite. Questo semplice esame di imaging crea immagini dei polmoni e può mostrare aree di infezione o infiammazione. Nei casi più gravi, una TAC del torace può fornire immagini più dettagliate per valutare l’entità del danno polmonare.[17] Questi esami di imaging non rilevano direttamente il virus, ma aiutano i medici a capire come l’infezione sta influenzando il corpo e a guidare le decisioni terapeutiche.
Diagnostica per la Qualificazione agli Studi Clinici
Le informazioni fornite nei materiali di riferimento non contengono dettagli specifici sui test diagnostici o sui criteri utilizzati per qualificare i pazienti per studi clinici relativi all’adenovirus. Pertanto, questa sezione non può essere scritta basandosi esclusivamente sulle fonti disponibili.











