Indice
- Panoramica dei trial
- Studi nei tumori ginecologici
- Studio nella leucemia T-ALL ad altissimo rischio
- Obiettivi ed endpoint misurati
- Chi può partecipare
- Cosa significano i termini clinici principali
Panoramica dei trial
I dati forniti includono tre studi clinici interventionali in Fase 2 che menzionano Granisetron tra i trattamenti usati nel protocollo.[1][2][3] In questi trial, il focus principale non è Granisetron da solo, ma i regimi terapeutici complessivi e i loro risultati clinici.[1][2][3]
Due studi riguardano tumori ginecologici, mentre uno riguarda la leucemia linfoblastica acuta T ad altissimo rischio.[1][2][3] Gli studi hanno arruolato popolazioni diverse, con numeri di partecipanti che vanno da 31 a 253 persone.[1][2][3]
Studi nei tumori ginecologici
Lo studio NCT05128825 valuta azenosertib, chiamato anche ZN-c3 o KP-2638, in persone con carcinoma sieroso ovarico, della tuba di Falloppio o peritoneale primitivo ad alto grado.[1] Questo trial è in Fase 2, è stato autorizzato e prevede 253 partecipanti.[1] Tra i farmaci elencati nel protocollo compare anche Granisetron, insieme ad altri farmaci di supporto come olanzapina, dexametasone, ondansetron, aprepitant e Akynzeo.[1]
Gli obiettivi della parte iniziale dello studio includono la valutazione della sicurezza e della tollerabilità di azenosertib, misurate tramite la frequenza e la gravità degli eventi avversi emergenti dal trattamento, oltre a interruzioni, riduzioni di dose e sospensioni permanenti dovute a tali eventi.[1] Nella parte successiva, lo studio misura anche la risposta obiettiva del tumore, chiamata ORR, secondo RECIST v1.1 e valutata dallo sperimentatore o da revisione centrale in sottogruppi definiti dal profilo di ciclina E1.[1]
Lo studio NCT04814108 riguarda donne con carcinoma sieroso uterino recidivante o persistente.[3] Anche questo è uno studio di Fase 2, completato, con 120 partecipanti.[3] Nel protocollo compaiono Granisetron, azenosertib/ZN-c3, aprepitant, dexametasone, ondansetron, olanzapina e Akynzeo.[3]
In questo studio l’obiettivo iniziale è valutare sicurezza e tollerabilità di ZN-c3, compresi gli eventi avversi di laboratorio classificati con NCI-CTCAE v5.0 e la necessità di interrompere, ridurre o sospendere il trattamento per problemi legati al farmaco.[3] La parte successiva misura l’ORR secondo RECIST v1.1, con valutazione centralizzata indipendente.[3]
Studio nella leucemia T-ALL ad altissimo rischio
Lo studio NCT06253637 valuta l’aggiunta di daratumumab al programma nazionale di trattamento per adulti o pazienti con leucemia linfoblastica acuta T ad altissimo rischio.[2] Questo trial è in Fase 2, è stato autorizzato e prevede 31 partecipanti.[2] Tra i molti farmaci elencati nel protocollo compare anche Granisetron, somministrato per infusione endovenosa, insieme ad altri medicinali di supporto e chemioterapici.[2]
L’endpoint principale di questo studio è la negatività della MRD dopo l’induzione, cioè dopo il primo ciclo di trattamento, con soglia inferiore a 10^-4.[2] In parole semplici, i ricercatori vogliono vedere se dopo la terapia restano o no tracce molto piccole di malattia nel sangue o nel midollo, usando un test molto sensibile.[2]
Il riepilogo dello studio spiega che l’obiettivo è aumentare il tasso di negatività MRD rispetto allo standard nazionale basato su un programma di tipo pediatrico.[2] Questo rende lo studio importante per capire se l’aggiunta di daratumumab migliora la risposta iniziale nei pazienti con T-ALL ad alto rischio.[2]
Obiettivi ed endpoint misurati
Negli studi sui tumori ginecologici, gli endpoint principali sono soprattutto la sicurezza, la tollerabilità e la risposta obiettiva del tumore.[1][3] La sicurezza viene valutata osservando gli eventi avversi emergenti dal trattamento, mentre la risposta viene misurata con criteri standard come RECIST v1.1.[1][3]
Nello studio sulla leucemia, l’endpoint principale è diverso: si concentra sulla MRD dopo la fase di induzione.[2] Questo significa che il trial non guarda solo se il paziente risponde in modo visibile, ma anche se il trattamento riesce a ridurre la malattia a livelli non rilevabili con il test usato nello studio.[2]
In tutti e tre i trial, Granisetron compare come parte del trattamento complessivo o della terapia di supporto, non come unico oggetto principale della ricerca.[1][2][3] Per questo, i risultati degli studi servono soprattutto a capire come funzionano i regimi terapeutici nel loro insieme.[1][2][3]
Chi può partecipare
La partecipazione è limitata a gruppi clinici ben definiti.[1][2][3] Nel primo studio partecipano persone con carcinoma sieroso ovarico, tubarico o peritoneale ad alto grado.[1] Nel secondo partecipano persone con carcinoma sieroso uterino recidivante o persistente.[3] Nel terzo partecipano pazienti con leucemia T ad altissimo rischio.[2]
Questi criteri sono importanti perché ogni trial è costruito per una malattia e una situazione clinica specifica.[1][2][3] In questo modo i ricercatori possono capire meglio se il trattamento studiato è utile e sicuro in quel gruppo preciso di pazienti.[1][2][3]
Cosa significano i termini clinici principali
ORR significa tasso di risposta obiettiva e indica quante persone hanno una riduzione misurabile del tumore secondo criteri precisi.[1][3] RECIST v1.1 è il sistema usato per misurare questa risposta con esami e immagini.[1][3]
TEAE significa evento avverso comparso durante il trattamento e aiuta a capire se il farmaco è tollerato bene.[1][3] MRD, o malattia minima residua, indica una quantità molto piccola di malattia che può restare dopo la terapia.[2] Quando lo studio parla di MRD negativa, vuol dire che il test non rileva tracce di malattia sopra la soglia stabilita.[2]
NCI-CTCAE v5.0 è una scala usata per classificare la gravità degli eventi avversi nei trial clinici.[3] Serve a rendere più uniforme la valutazione dei problemi comparsi durante il trattamento.[3]




