Indice dei Contenuti
- Che cos’è Camostat Mesilate?
- Come Funziona Camostat Mesilate?
- Usi Medici Attuali
- Uso Potenziale nel COVID-19
- Dosaggio e Somministrazione
- Profilo di Sicurezza ed Effetti Collaterali
- Ricerche in Corso
- Altre Applicazioni Potenziali
Che cos’è Camostat Mesilate?
Camostat mesilate (noto anche come camostat mesylate o con il nome commerciale Foipan®) è un medicinale appartenente alla classe degli inibitori della serina proteasi. È stato utilizzato clinicamente in Giappone dal 1985 per il trattamento di condizioni quali pancreatite cronica (infiammazione del pancreas) ed esofagite da reflusso post‑operatoria (infiammazione dell’esofago dopo un intervento)[1]. Il farmaco ha un profilo di sicurezza ben consolidato con oltre 15 anni di esperienza clinica in Giappone[2].
Camostat mesilate può essere indicato anche con diversi sinonimi, tra cui:
- Camostat mesylate
- Foipan® (nome commerciale in Giappone)
- FOY-305 (designazione di ricerca)
Come Funziona Camostat Mesilate?
Camostat mesilate agisce inibendo alcune enzimi chiamati serina proteasi. Questi enzimi partecipano a vari processi biologici nell’organismo. In particolare, camostat inibisce:
- Enzimi pancreatici: Nella pancreatite cronica, camostat riduce l’attività degli enzimi digestivi che possono danneggiare il pancreas[2].
- TMPRSS2: Si tratta di una serina proteasi presente sulla superficie di alcune cellule. È divenuta importante perché è necessaria a diversi virus, incluso il SARS‑CoV‑2 (il virus responsabile del COVID‑19), per entrare nelle cellule[2].
Bloccando questi enzimi, camostat mesilate può contribuire a ridurre l’infiammazione del pancreas e potenzialmente prevenire alcune infezioni virali impedendo l’ingresso del virus nelle cellule[3].
Usi Medici Attuali
Camostat mesilate è stato approvato e utilizzato in Giappone per diverse condizioni:
- Pancreatite cronica: Per trattare il dolore e l’infiammazione associati a un’infiammazione persistente del pancreas[1].
- Esofagite da reflusso post‑operatoria: Per trattare l’infiammazione dell’esofago che può verificarsi dopo un intervento chirurgico[1].
- Esacerbazioni acute della pancreatite cronica: Per gestire le riacutizzazioni dell’infiammazione pancreatica cronica[2].
È importante notare che, sebbene camostat mesilate sia ampiamente usato in Giappone, potrebbe non essere approvato per questi usi in altri paesi. Sono attualmente in corso studi clinici che ne valutano il potenziale per altre condizioni mediche[4].
Uso Potenziale nel COVID-19
Una delle applicazioni potenziali più studiate per camostat mesilate è il trattamento del COVID‑19. Ecco perché i ricercatori sono interessati a questo farmaco per il COVID‑19:
- Meccanismo contro l’ingresso virale: Il SARS‑CoV‑2, il virus responsabile del COVID‑19, deve legarsi a un recettore chiamato ACE2 sulle cellule umane per entrare. Questo processo richiede una serina proteasi chiamata TMPRSS2. Camostat mesilate può inibire TMPRSS2, potenzialmente bloccando l’ingresso virale nelle cellule[2].
- Evidence di laboratorio: Studi hanno dimostrato che camostat mesilate può inibire la replicazione del SARS‑CoV‑2 in vitro[1]. Inoltre, in ricerche precedenti su coronavirus correlati come il SARS‑CoV, camostat mesilate ha mostrato effetti protettivi in modelli murini, riducendo la mortalità dal 100 % al 30‑35 %[5].
- Studi clinici: Sono stati condotti numerosi studi clinici per valutare l’efficacia di camostat mesilate contro il COVID‑19 in pazienti umani, sia ricoverati che ambulatoriali con malattia da lieve a moderata[6][7].
Gli studi clinici hanno investigato diversi aspetti di camostat mesilate nel trattamento del COVID‑19, tra cui:
- Riduzione del carico virale (quantità di virus nell’organismo)[1]
- Accorciare la durata dei sintomi[6]
- Prevenire la progressione verso una malattia grave che richieda ospedalizzazione[7]
- Ridurre i problemi di coagulazione associati al COVID‑19 (coagulopatia)[8]
- Terapia combinata con altri farmaci come idrossiclorochina o bicalutamide[9][10]
Pur proseguendo la ricerca, è importante comprendere che camostat mesilate è ancora considerato sperimentale per il trattamento del COVID‑19 e non è stato approvato da autorità regolatorie come la FDA per questo scopo[11].
Dosaggio e Somministrazione
Il dosaggio di camostat mesilate varia a seconda della condizione trattata e del protocollo dello studio clinico. Sulla base delle informazioni disponibili dagli studi clinici:
- Per gli studi clinici sul COVID‑19: Sono stati valutati diversi regimi posologici, tra cui:
- Per la pancreatite cronica (in Giappone): Il dosaggio tipico è 100 mg per via orale 3 volte al giorno[12].
Camostat mesilate è generalmente somministrato sotto forma di compresse orali. È fondamentale ricordare che il dosaggio deve essere sempre stabilito da un operatore sanitario, e i pazienti non devono mai auto‑medicarsi con camostat mesilate né modificare la dose senza supervisione medica[12].
Profilo di Sicurezza ed Effetti Collaterali
Camostat mesilate è stato impiegato in Giappone per diversi decenni e presenta generalmente un buon profilo di sicurezza. Tuttavia, come tutti i farmaci, può causare effetti indesiderati in alcune persone[2].
Gli effetti collaterali più comuni possono includere:
- Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea)[13]
- Reazioni cutanee[13]
- Mal di testa[13]
- Affaticamento[13]
Negli studi clinici sul COVID‑19, i ricercatori hanno monitorato attentamente i partecipanti per eventi avversi. Il trial CLOCC, ad esempio, è stato progettato per valutare sia l’efficacia sia la sicurezza della terapia combinata idrossiclorochina‑camostat rispetto a idrossiclorochina più placebo in pazienti ospedalizzati con infezione da COVID‑19 moderata[3].
Vari studi hanno raccolto dati di sicurezza monitorando:
- Esami di laboratorio, inclusi funzionalità epatica, renale e emocromo[7]
- Parametri ECG per verificare possibili effetti cardiaci[14]
- Segni vitali, tra cui pressione arteriosa e saturazione di ossigeno[7]
È importante discutere i potenziali rischi e benefici con il proprio medico prima di iniziare qualsiasi nuovo farmaco, incluso camostat mesilate[13].
Ricerche in Corso
La ricerca su camostat mesilate continua a evolversi, soprattutto nel contesto del trattamento del COVID‑19. Sono stati condotti o sono in corso diversi trial clinici su larga scala:
- Il trial ACTIV‑2: Un grande trial di piattaforma che testa molteplici potenziali trattamenti per il COVID‑19, incluso camostat mesilate, in pazienti ambulatoriali[15].
- Il trial CLOCC: Ha valutato l’efficacia e la sicurezza della terapia combinata idrossiclorochina‑camostat rispetto a idrossiclorochina più placebo in pazienti ospedalizzati con COVID‑19 moderato[3].
- Il trial CAMOVID: Uno studio multicentrico randomizzato per valutare l’efficacia e la sicurezza di camostat mesilate nel trattamento dell’infezione da SARS‑CoV‑2 in pazienti adulti ambulatoriali[7].
- Il trial COMBO: Studia camostat in combinazione con bicalutamide per il trattamento del COVID‑19[10].
Questi studi aiutano i ricercatori a comprendere meglio i potenziali benefici e limiti di camostat mesilate nel trattamento del COVID‑19, nonché le strategie di dosaggio ottimali e le popolazioni di pazienti che potrebbero trarne maggior beneficio[11].
Altre Applicazioni Potenziali
Oltre agli usi consolidati e alla ricerca sul COVID‑19, camostat mesilate è oggetto di studio per altre condizioni mediche:
- Enteropatia da perdita proteica post‑operazione di Fontan: Un trial di fase 2 sta valutando camostat mesilate per il trattamento dell’enteropatia da perdita proteica (condizione in cui le proteine fuoriescono dall’intestino) in pazienti sottoposti a un intervento cardiaco specifico chiamato procedura di Fontan[4].
- Malattia renale cronica (CKD): I ricercatori stanno studiando se camostat mesilate possa contribuire a proteggere la funzione renale in pazienti con malattia renale cronica e proteinuria (presenza di proteine nelle urine). Inibendo l’attività della serina proteasi e l’attivazione del complemento tubulare, camostat potrebbe mitigare il danno renale progressivo[16].
Queste indagini evidenziano la versatilità di camostat mesilate come inibitore della serina proteasi con potenziali applicazioni in molteplici condizioni mediche[4][16].



