Indice
- Panoramica dei trial su Amisulpride
- Studi su schizofrenia e disturbi dello spettro schizofrenico
- Studi dopo un primo episodio di psicosi
- Studio pediatrico sulla nausea e il vomito dopo chirurgia
- Come vengono misurati i risultati
- Chi può partecipare e cosa confrontano gli studi
Panoramica dei trial su Amisulpride
I trial disponibili su Amisulpride sono studi clinici interventistici di fase 3 e riguardano contesti diversi: psicosi, schizofrenia e prevenzione della nausea e del vomito dopo intervento chirurgico nei bambini.[1][2][3][4]
In questi studi, Amisulpride non viene descritto come un farmaco da usare in generale, ma come una delle terapie incluse nei confronti tra strategie diverse o, in un caso, come trattamento endovenoso studiato per prevenire la nausea post-operatoria.[1][3]
Studi su schizofrenia e disturbi dello spettro schizofrenico
Il trial NCT05958875 è uno studio randomizzato e controllato su soggetti con schizofrenia, disturbo schizoaffettivo o disturbo schizofreniforme che hanno avuto un primo fallimento di trattamento con la terapia di prima linea.[1]
Lo studio confronta un trattamento farmacologico intensificato di sei settimane con la terapia abituale, per capire se la strategia più intensa riduce meglio la gravità dei sintomi.[1]
Amisulpride è una delle opzioni terapeutiche presenti tra molti antipsicotici confrontati nello studio, insieme ad altri farmaci somministrati per via orale o intramuscolare.[1]
L’endpoint primario è la variazione media del punteggio totale PANSS a sei settimane, cioè una misura della gravità dei sintomi psicotici.[1]
Il trial 2023-509558-80-00 riguarda persone con schizophrenia spectrum disorder, cioè schizofrenia, disturbo schizofreniforme, disturbo schizoaffettivo o breve episodio psicotico secondo DSM-5.[2]
Questo studio confronta due strategie: riduzione della dose degli antipsicotici oppure mantenimento del trattamento.[2]
Amisulpride compare anche qui tra i trattamenti possibili, insieme ad altri antipsicotici, ma il vero obiettivo dello studio è capire quale strategia funzioni meglio in base al fenotipo psicotico, cioè al tipo di presentazione clinica della malattia.[2]
L’endpoint primario è la percentuale di pazienti con remissione funzionale, definita da un punteggio PSP superiore a 70 a 24 mesi.[2]
Il punteggio PSP viene valutato anche da un team di valutazione cieco, cioè che non sa quale trattamento riceve il paziente, per rendere il risultato più affidabile.[2]
Studi dopo un primo episodio di psicosi
Il trial 2024-518769-80-00, chiamato HAMLETT, studia persone in remissione dopo un primo episodio di psicosi.[4]
Lo studio confronta la continuazione del trattamento antipsicotico per almeno un anno con la riduzione precoce della dose o la sospensione del trattamento.[4]
Amisulpride è incluso tra i farmaci considerati nello studio, insieme ad altri antipsicotici come haloperidol, clozapina, risperidone e quetiapina.[4]
L’obiettivo principale è capire quale strategia aiuti meglio il recupero sociale e funzionale nel tempo, non solo nel breve periodo ma anche dopo 3-4 anni.[4]
Il risultato principale viene misurato con la WHODAS-II, uno strumento che valuta quanto una persona riesce a svolgere le attività della vita quotidiana e a partecipare alla vita sociale.[4]
Studio pediatrico sulla nausea e il vomito dopo chirurgia
Il trial NCT05546359 è uno studio completato in pazienti pediatrici per prevenire la nausea e il vomito dopo l’intervento chirurgico.[3]
In questo studio, Amisulpride viene somministrato per via endovenosa e confrontato con altri trattamenti come desametasone fosfato e ondansetron.[3]
L’obiettivo è valutare l’efficacia di Amisulpride nella prevenzione della post-operative nausea and vomiting, cioè nausea e vomito che possono comparire dopo un’operazione.[3]
L’endpoint primario è la complete response, cioè assenza di vomito o conati e nessun bisogno di farmaco di salvataggio contro la nausea, nelle prime 24 ore dopo la fine dell’intervento.[3]
Come vengono misurati i risultati
Nei trial su Amisulpride vengono usate diverse misure perché gli obiettivi sono diversi.[1][2][3][4]
PANSS: misura la gravità dei sintomi psicotici, come idee strane, allucinazioni e altri sintomi legati alla malattia.[1]
PSP: valuta il funzionamento personale e sociale, cioè come la persona vive nella vita quotidiana, nel lavoro e nelle relazioni.[2]
WHODAS-II: misura la disabilità e le difficoltà nelle attività di ogni giorno.[4]
Complete response: indica che dopo l’intervento non ci sono stati vomito o conati e non è servito un farmaco aggiuntivo contro la nausea.[3]
Chi può partecipare e cosa confrontano gli studi
La partecipazione dipende dalla condizione studiata: alcuni trial includono persone con diagnosi di schizofrenia o disturbi vicini, altri persone in remissione dopo un primo episodio di psicosi, e un altro studio include bambini dopo chirurgia.[1][2][3][4]
Questi studi confrontano strategie diverse, come trattamento intensificato contro terapia abituale, riduzione della dose contro mantenimento, oppure Amisulpride contro altri farmaci usati per prevenire la nausea post-operatoria.[1][2][3][4]
Nel complesso, i trial cercano di capire non solo se un trattamento riduce i sintomi, ma anche se aiuta le persone a funzionare meglio nella vita quotidiana o a stare meglio dopo un intervento chirurgico.[1][2][3][4]





