Indice
- Panoramica degli studi clinici
- Studi nel tumore della mammella
- Studi in malattie rare e condizioni non oncologiche
- Fasi degli studi e criteri di valutazione
- Chi può partecipare
- Studi di confronto e disegno della ricerca
Panoramica degli studi clinici
Gli studi raccolti qui valutano Alpelisib in contesti diversi, soprattutto in oncologia, ma anche in alcune malattie rare legate a PIK3CA.[1][2] I trial includono studi interventistici, cioè ricerche in cui i partecipanti ricevono un trattamento assegnato dallo studio.[1]
Le domande principali sono se Alpelisib aiuta a controllare la malattia, per quanto tempo la malattia resta stabile e quanto è tollerato nel tempo.[3][4] In alcuni studi si misurano anche problemi specifici, come l’iperglicemia, cioè l’aumento dello zucchero nel sangue.[1][2]
Studi nel tumore della mammella
Molti trial su Alpelisib riguardano il tumore della mammella avanzato o metastatico, soprattutto nei casi HR+/HER2-, cioè con recettori ormonali positivi e senza sovraespressione di HER2.[1][2][3] In diversi studi sono inclusi pazienti con mutazione di PIK3CA, una modifica genetica che è parte importante della selezione dei partecipanti.[1][3]
Lo studio Metallica valuta se la metformina può prevenire l’iperglicemia nei pazienti con tumore della mammella avanzato HR+/HER2- e mutato PIK3CA trattati con Alpelisib più terapia endocrina.[1] Il risultato principale è la percentuale di pazienti con iperglicemia grave nelle prime 8 settimane di trattamento, oppure la sospensione definitiva di Alpelisib per eventi avversi correlati, a seconda del gruppo di studio.[1]
Un altro studio di fase 2 valuta Alpelisib con fulvestrant in pazienti con tumore della mammella HR+/HER2- avanzato dopo trattamento con un inibitore di CDK4/6 e un inibitore dell’aromatasi.[3] L’obiettivo principale è la progression-free survival, cioè il tempo prima che la malattia peggiori o che il paziente muoia per qualsiasi causa.[3]
Lo studio SEQUEL-Breast esamina Alpelisib e fulvestrant dopo progressione con fulvestrant precedente, in donne pre- o postmenopausali e in uomini con tumore HR+/HER2- e mutazione attivante di PIK3CA.[5] Anche qui il risultato principale è la PFS, con attenzione al momento in cui la malattia ricomincia a progredire o si verifica il decesso.[5]
Lo studio che confronta Alpelisib più fulvestrant con ribociclib più fulvestrant usa come criterio principale la PFS nei pazienti con tumore della mammella metastatico HR+/HER2- e ctDNA PIK3CA mutato persistente dopo terapia iniziale con CDK4/6 inibitore e fulvestrant.[6] In questo caso il sangue viene usato per cercare DNA tumorale, cioè frammenti genetici rilasciati dal tumore nel circolo sanguigno.[6]
Un altro studio di fase 3 confronta Alpelisib più fulvestrant con placebo più fulvestrant in partecipanti con tumore della mammella avanzato HR+/HER2-.[3] L’obiettivo è vedere se la combinazione con Alpelisib prolunga la PFS rispetto al controllo.[3]
Lo studio ALPHABET valuta Alpelisib in pazienti con tumore della mammella avanzato o recidivato HER2+ e mutato PIK3CA, già trattati con trastuzumab.[7] Qui il confronto riguarda PFS e diverse combinazioni terapeutiche, inclusa la versione con o senza fulvestrant nei sottogruppi definiti dallo studio.[7]
Un altro studio di fase 1 in tumore della mammella avanzato HR+ cerca la dose massima tollerata e la dose raccomandata per la fase 2 di combinazioni con letrozolo, Alpelisib e ribociclib, chiamato anche LEE011 nel testo dello studio.[4] Qui sono misurate anche tossicità limitanti la dose, eventi avversi, cambiamenti negli esami di laboratorio, ECG e parametri farmacocinetici, cioè come i farmaci si muovono nel corpo.[4]
Studi in malattie rare e condizioni non oncologiche
Alpelisib viene studiato anche in PROS, cioè il PIK3CA-related overgrowth spectrum, un gruppo di condizioni da crescita eccessiva legate a PIK3CA.[8][9][10] In questi studi partecipano adulti, bambini e adolescenti, a seconda del protocollo.[8][9][10]
Lo studio EPIK-P4 valuta efficacia, sicurezza e farmacocinetica di Alpelisib in pazienti pediatrici e adulti con PROS.[8] L’endpoint principale è la proporzione di partecipanti con una risposta obiettiva confermata, cioè una risposta radiologica confermata da un controllo successivo dopo almeno 4 settimane.[8]
Lo studio NCT04589650 confronta Alpelisib con placebo in bambini, adolescenti e adulti con PROS e misura la risposta confermata da una revisione indipendente centralizzata delle immagini.[9] La risposta è definita come una riduzione di almeno il 20% del volume delle lesioni bersaglio, senza peggioramento delle altre lesioni e senza nuove lesioni.[9]
Un altro studio osserva la sicurezza a lungo termine di Alpelisib in persone con PROS confermato, con attenzione agli eventi avversi emergenti di grado 3 o superiore.[10] Questo tipo di studio è utile per capire cosa succede quando il trattamento viene seguito per più tempo.[10]
Alpelisib è anche studiato nelle malformazioni linfatiche associate a mutazione PIK3CA, con valutazione della risposta radiologica alla settimana 24 rispetto al placebo.[11] Lo studio include adulti e bambini e usa la risonanza magnetica come metodo di valutazione delle lesioni.[11]
Nel trial ALPEDENT, Alpelisib viene testato in pazienti con Dent 2 disease per vedere se aumenta l’assorbimento renale del 99mTc-DMSA, un esame di medicina nucleare usato come misura della capacità di riassorbimento dei tubuli renali prossimali.[12] Lo studio è piccolo e dura 4 settimane, con dosi orali iniziali seguite da un aumento della dose.[12]
Un altro studio di malattia rara valuta Alpelisib in MCAP, cioè megalencefalia-malformazione capillare-polimicrogiria, e misura il cambiamento nel comportamento adattivo con la Vineland II Adaptive Behavior Scale dopo 24 mesi.[13] Questo endpoint guarda alle abilità quotidiane, non solo alle immagini o ai dati di laboratorio.[13]
Fasi degli studi e criteri di valutazione
Negli studi su Alpelisib compaiono soprattutto le fasi 2 e 3, ma sono presenti anche studi di fase 1 e di fase 4.[1][3][4][11] Questo significa che la ricerca sta andando sia verso la conferma dell’efficacia sia verso il confronto con altri trattamenti o con placebo.[3][9]
Gli endpoint più usati sono la PFS, la risposta obiettiva, la risposta radiologica e la sicurezza.[3][3][8][11] Alcuni studi misurano anche eventi avversi gravi, interruzioni definitive del trattamento e alterazioni di laboratorio, come l’iperglicemia.[1][4][10]
In diversi trial la valutazione dei risultati avviene con criteri standardizzati come RECIST 1.1 o con revisione centrale indipendente, per rendere il giudizio più uniforme.[3][3][9] In alcuni studi si usano anche criteri del Common Terminology Criteria for Adverse Events, abbreviato CTCAE, per classificare la gravità degli effetti indesiderati.[1][4]
Chi può partecipare
La popolazione cambia molto da studio a studio. Alcuni trial includono solo adulti con tumore della mammella avanzato, mentre altri includono anche uomini, donne in postmenopausa, bambini e adolescenti.[4][5][8][9]
Molti studi richiedono una caratteristica biologica precisa, come mutazione di PIK3CA o stato HR+/HER2-.[1][3][3][11] Questo serve a selezionare persone che, secondo il protocollo dello studio, potrebbero avere più probabilità di beneficiare del trattamento o di rispondere in modo misurabile.[6][7]
In alcuni trial sono richiesti trattamenti precedenti specifici, come un inibitore di CDK4/6, una terapia endocrina o trastuzumab.[3][3][7] In altri casi la diagnosi stessa, per esempio PROS, MCAP o Dent 2 disease, è il criterio principale di ingresso.[8][12][13]
Studi di confronto e disegno della ricerca
Alcuni trial confrontano Alpelisib con un altro trattamento attivo, mentre altri lo confrontano con placebo.[3][9][11] Questo aiuta a capire se il beneficio osservato dipende davvero dal farmaco studiato.[3]
In altri studi Alpelisib viene usato insieme a terapie endocrine come fulvestrant o letrozolo, perché il protocollo vuole verificare se la combinazione migliora i risultati rispetto alla sola terapia di controllo.[1][3][5] Alcuni studi valutano anche il momento della somministrazione, il digiuno e la dieta povera di carboidrati per vedere se cambiano tossicità ed efficacia.[2]
Il trial DRUP non studia Alpelisib da solo, ma include Piqray tra molti farmaci mirati usati in base al profilo molecolare del tumore.[14] L’obiettivo generale è descrivere attività antitumorale, tossicità e accesso a terapie mirate in tumori avanzati con un bersaglio molecolare noto.[14]


