Lo studio riguarda persone con prediabetes, una condizione in cui i livelli di zucchero nel sangue sono più alti del normale ma non ancora sufficienti per essere classificati come diabete. Il farmaco testato è metformin, un medicinale assunto per bocca che aiuta a controllare la glicemia e può influenzare processi legati all’infiammazione e all’invecchiamento cellulare. L’obiettivo principale è valutare se l’assunzione di questo farmaco modifichi i segni di infiammazione e di invecchiamento biologico rispetto a chi non lo assume.
I partecipanti prenderanno una compressa di metformin da 850 mg al giorno per un periodo fino a 18 mesi. Durante lo studio verranno effettuati prelievi di sangue all’inizio, a 6, 12 e 18 mesi per analizzare diversi indicatori, chiamati biomarcatori, che mostrano lo stato di infiammazione e di invecchiamento. Uno di questi biomarcatori è IL-1β, una sostanza prodotta dal corpo quando è presente un’infiammazione. Altri esami includeranno misurazioni del peso, dei livelli di zucchero, dell’emoglobina glicata (HbA1c) e dei lipidi nel sangue, tutti eseguiti con semplici analisi di routine.
Il confronto tra i gruppi, quello che assume metformin e quello che non lo assume, consentirà di capire se il farmaco può ridurre l’attività dell’infiammazione e rallentare i processi di invecchiamento cellulare nei soggetti con prediabetes, oltre a osservare eventuali cambiamenti nei parametri di salute generale come peso, glicemia e colesterolo.



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