Questo studio riguarda la malattia di Crohn, una condizione infiammatoria cronica che colpisce l’intestino e può causare dolore addominale, diarrea e altri disturbi digestivi. Lo studio utilizza una sostanza radioattiva chiamata (11C)AZ14132516, che è una versione marcata con carbonio-11 di un farmaco chiamato vercirnon. Questa sostanza viene somministrata come soluzione per iniezione attraverso infusione endovenosa, cioè direttamente in una vena. Il farmaco agisce bloccando un recettore specifico chiamato CCR9, che è coinvolto nei processi infiammatori dell’intestino.
Lo scopo dello studio è esaminare dove si distribuisce la sostanza (11C)AZ14132516 nel corpo e come si lega al recettore CCR9 nelle regioni anatomiche di interesse, in particolare nell’area addominale. Per fare questo, viene utilizzata una tecnica di imaging chiamata tomografia a emissione di positroni, che permette di visualizzare la distribuzione della sostanza radioattiva all’interno del corpo. Questo tipo di esame produce immagini che mostrano dove la sostanza si accumula maggiormente, fornendo informazioni su come il farmaco potrebbe funzionare nei pazienti con malattia di Crohn.
Lo studio coinvolge partecipanti sani che ricevono la sostanza radioattiva e vengono sottoposti a esami di tomografia a emissione di positroni. Durante lo studio vengono misurati diversi parametri, tra cui il valore di captazione standard nelle regioni di interesse, che indica quanto della sostanza si accumula in determinate aree del corpo. Vengono inoltre confrontati i risultati di due esami separati per valutare la riproducibilità delle misurazioni. La durata massima del trattamento prevista è di 60 giorni, con una dose massima giornaliera di 10 microgrammi e una dose totale massima di 30 microgrammi. Durante tutto lo studio vengono monitorati eventuali effetti indesiderati per garantire la sicurezza dei partecipanti.

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