Questo studio riguarda la mielofibrosi, una malattia del midollo osseo in cui il tessuto normale viene progressivamente sostituito da tessuto fibroso cicatriziale. Questa condizione può presentarsi come mielofibrosi primaria oppure svilupparsi dopo altre malattie del sangue come la policitemia vera o la trombocitemia essenziale. I pazienti con questa malattia spesso hanno un numero ridotto di piastrine nel sangue, una condizione chiamata trombocitopenia, che può causare problemi di sanguinamento. Il farmaco utilizzato in questo studio si chiama pacritinib e viene somministrato per via orale sotto forma di capsule rigide. Questo medicinale agisce bloccando alcune proteine chiamate JAK2 e FLT3 che sono coinvolte nello sviluppo della malattia.
Lo scopo dello studio è valutare se pacritinib può ridurre la fibrosi nel midollo osseo, cioè se può diminuire la quantità di tessuto cicatriziale presente. Durante lo studio, che dura fino a 24 mesi, i pazienti assumono pacritinib alla dose massima di 400 milligrammi al giorno. Per verificare gli effetti del trattamento vengono eseguiti diversi esami tra cui biopsie del midollo osseo e risonanze magnetiche. La biopsia del midollo osseo è una procedura in cui viene prelevato un piccolo campione di tessuto dal midollo per analizzarlo al microscopio e verificare il grado di fibrosi. La risonanza magnetica viene utilizzata per misurare la quantità di grasso presente nel midollo osseo, un parametro che può indicare miglioramenti nella struttura del midollo.
Lo studio valuta anche altri aspetti della malattia come il miglioramento dei livelli di emoglobina nel sangue, che indica se l’anemia migliora, e il numero di piastrine. Vengono inoltre misurati i cambiamenti nelle dimensioni della milza, che spesso risulta ingrossata in questa malattia, e vengono analizzate le mutazioni genetiche associate alla mielofibrosi come quelle dei geni JAK2, CALR e MPL. I sintomi della malattia vengono monitorati attraverso questionari specifici. Lo studio raccoglie informazioni sulla sicurezza del farmaco registrando eventuali effetti indesiderati e verificando quanti pazienti riescono a completare il trattamento senza interruzioni o riduzioni della dose.

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