Questo studio riguarda il diabete di tipo 2, una malattia in cui il corpo non riesce a utilizzare correttamente lo zucchero presente nel sangue. In particolare, lo studio si concentra su un problema chiamato resistenza all’insulina che può interessare il muscolo del cuore. L’insulina è una sostanza naturale che aiuta il corpo a usare lo zucchero come energia, ma quando c’è resistenza, questa funzione non avviene in modo efficace. Nello studio verranno utilizzati due medicinali: semaglutide, che viene somministrato con iniezioni sotto la pelle, e dapagliflozin propanediol, che si assume per bocca sotto forma di compresse. Il semaglutide appartiene a un gruppo di farmaci chiamati agonisti del recettore del GLP-1, mentre il dapagliflozin fa parte degli inibitori del SGLT2.
Lo scopo dello studio è verificare se la resistenza all’insulina nel muscolo cardiaco influisce sul funzionamento del cuore e sul flusso di sangue nelle arterie coronarie, che sono i vasi sanguigni che portano il sangue al cuore. I ricercatori vogliono capire se questo problema può aumentare il rischio di eventi cardiovascolari, cioè problemi al cuore e ai vasi sanguigni, e di una condizione chiamata cardiomiopatia diabetica, che è un danno al muscolo cardiaco legato al diabete. Per fare questo, utilizzeranno tecniche di imaging medico come la PET/CT con 18F-FDG e la SPECT con 99mTc-Tetrofosmin, che sono esami che permettono di vedere come funziona il cuore e come utilizza lo zucchero.
Durante lo studio, i partecipanti riceveranno i trattamenti con semaglutide e dapagliflozin per un periodo di sedici settimane. La dose giornaliera massima di semaglutide sarà di 375 microgrammi, mentre quella di dapagliflozin sarà di 10 milligrammi. I ricercatori osserveranno come questi medicinali agiscono sulla resistenza all’insulina nel cuore, sul flusso di sangue nelle coronarie e sulla funzione cardiaca generale. Gli esami di imaging verranno utilizzati per misurare questi effetti e per valutare se i trattamenti possono migliorare la situazione delle persone con diabete di tipo 2 che presentano resistenza all’insulina nel muscolo cardiaco.

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