Questo studio riguarda l’arterite a cellule giganti, una malattia che causa infiammazione dei vasi sanguigni, in particolare delle arterie di medie e grandi dimensioni. L’arterite a cellule giganti può colpire diverse arterie del corpo, incluse quelle che portano sangue alla testa e agli occhi, e può causare problemi alla vista se non viene diagnosticata e trattata in tempo. Lo studio utilizza un nuovo marcatore chiamato [18F]FAPI-74, che è una soluzione per iniezione somministrata per via endovenosa. Questo marcatore viene utilizzato insieme a una tecnica di imaging chiamata PET, che è una tomografia a emissione di positroni ad altissima risoluzione, per ottenere immagini dettagliate delle arterie infiammate. Durante lo studio, i partecipanti riceveranno anche un altro marcatore chiamato FDG, che è attualmente lo standard di riferimento per questo tipo di esame.
Lo scopo dello studio è valutare se il nuovo marcatore FAPI può essere altrettanto efficace o migliore del FDG nel diagnosticare l’arterite a cellule giganti, in particolare per visualizzare l’infiammazione attiva nell’arteria oftalmica, che è il vaso sanguigno che porta sangue all’occhio. I ricercatori vogliono anche verificare se questo nuovo marcatore può identificare l’attivazione cronica dei fibroblasti, che sono cellule del tessuto connettivo che possono essere coinvolte nel processo infiammatorio. Inoltre, lo studio mira a comprendere meglio il ruolo di una proteina chiamata FAP nello sviluppo della malattia, analizzando campioni di tessuto arterioso prelevati da pazienti con arterite a cellule giganti.
Durante lo studio, i partecipanti che hanno un forte sospetto clinico di arterite a cellule giganti verranno sottoposti a esami di imaging con entrambi i marcatori, FAPI e FDG, utilizzando la tecnologia PET ad altissima risoluzione. Gli esami verranno eseguiti prima dell’inizio del trattamento con glucocorticosteroidi, che sono farmaci utilizzati per ridurre l’infiammazione, oppure entro i primi tre giorni dall’inizio della terapia se è necessario iniziare il trattamento urgentemente per sintomi gravi. I ricercatori confronteranno le immagini ottenute con i due marcatori per valutare quale sia più accurato nel diagnosticare la malattia e nel distinguere l’arterite a cellule giganti da altre cause di perdita della vista. Lo studio seguirà anche l’evoluzione della malattia nel tempo, confrontando le immagini nella fase attiva con quelle durante la remissione, quando i sintomi sono migliorati.

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