L’istiocitosi a cellule di Langerhans è una malattia rara che colpisce principalmente bambini e adolescenti. Attualmente sono in corso diversi studi clinici che valutano nuove strategie di trattamento per questa condizione, inclusi farmaci mirati come vemurafenib e trametinib, nonché approcci terapeutici combinati più complessi. Questi studi rappresentano una speranza importante per i pazienti che non rispondono ai trattamenti convenzionali.
Studi clinici in corso sull’istiocitosi a cellule di Langerhans
L’istiocitosi a cellule di Langerhans è una condizione caratterizzata da una proliferazione anomala delle cellule di Langerhans, un tipo di cellula dendritica che normalmente aiuta a regolare il sistema immunitario. La malattia può interessare vari organi, tra cui ossa, pelle, polmoni e sistema nervoso centrale. Attualmente sono disponibili nel sistema 4 studi clinici per questa patologia, di cui 4 sono presentati in dettaglio in questo articolo.
Studi clinici disponibili
Studio su vemurafenib per bambini con istiocitosi resistente con mutazione BRAF
Localizzazione: Polonia
Questo studio clinico si concentra sulla valutazione di vemurafenib, un farmaco assunto in forma di compresse rivestite con film, per il trattamento di bambini e adolescenti con istiocitosi che presenta una mutazione del gene BRAF e che non ha risposto ai trattamenti standard. Vemurafenib agisce inibendo specificamente la proteina BRAF mutata, che è coinvolta nella crescita e nella diffusione delle cellule anomale.
Lo studio ha l’obiettivo di valutare la sicurezza, l’efficacia e la tollerabilità di vemurafenib nei pazienti pediatrici, determinando il dosaggio ottimale e la durata del trattamento. I partecipanti saranno monitorati attraverso controlli regolari dei segni vitali, esami di laboratorio e tecniche di imaging come la risonanza magnetica per garantire la sicurezza durante la terapia.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono presentare una mutazione del gene BRAF nel tessuto tumorale o nel DNA tumorale circolante. Devono aver sperimentato un fallimento terapeutico, che può essere dimostrato da un peggioramento della malattia durante il primo o secondo trattamento, da una recidiva dopo un miglioramento iniziale, o dalla comparsa di segni di disturbo neurodegenerativo alla risonanza magnetica. I pazienti devono far parte dello studio HISTIOGEN e il consenso informato deve essere firmato secondo le norme legali vigenti.
Farmaci utilizzati: Vemurafenib viene somministrato per via orale e agisce come inibitore della proteina BRAF mutata, rallentando o fermando la proliferazione delle cellule istiocitiche anomale.
Studio su trametinib dimetilsolfossido per bambini con istiocitosi refrattaria non responsiva al trattamento convenzionale
Localizzazione: Polonia
Questo studio valuta l’efficacia di trametinib dimetilsolfossido, somministrato in forma di compresse rivestite, per il trattamento di bambini con istiocitosi refrattaria. Il farmaco viene testato in particolare nei pazienti che non presentano mutazioni del gene BRAF o che non hanno risposto al trattamento con vemurafenib.
Lo studio include un confronto con placebo per comprendere meglio gli effetti del farmaco. I partecipanti saranno monitorati per un periodo prolungato per valutare la risposta al trattamento e gli eventuali effetti collaterali. L’obiettivo è determinare il dosaggio ottimale di trametinib per i pazienti pediatrici, assicurando che sia simile alla dose raccomandata per gli adulti.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono avere una diagnosi di proliferazione cellulare istiocitaria e devono essere bambini o adolescenti. Non devono presentare mutazioni del gene BRAF, oppure, se le presentano, devono aver già tentato il trattamento con vemurafenib senza successo. I pazienti devono aver provato altri trattamenti che non hanno funzionato, inclusi vinblastina e prednisolone, o altri farmaci di seconda linea come citarabina o cladribina.
Farmaci utilizzati: Trametinib è un inibitore MEK che agisce sulla via di segnalazione cellulare per rallentare o arrestare la crescita delle cellule anomale. Viene somministrato per via orale con monitoraggio regolare della sicurezza e dell’efficacia attraverso controlli dei segni vitali, esami di laboratorio, ecocardiografia ed elettrocardiogramma.
Studio sull’uso di fluorodesossiglucosio (18F) nelle scansioni PET/TC per pazienti giovani con istiocitosi
Localizzazione: Polonia
Questo studio clinico esplora l’utilizzo della tecnica di imaging PET/TC con fluorodesossiglucosio (18F-FDG) per migliorare la comprensione dell’istiocitosi nei pazienti pediatrici. Il fluorodesossiglucosio è un tipo di zucchero radioattivo che aiuta a evidenziare le aree del corpo durante le scansioni, identificando zone di elevata attività metabolica che possono indicare la presenza della malattia.
I partecipanti allo studio si sottoporranno a imaging PET/TC per valutare il profilo molecolare della loro condizione. Se viene rilevata una mutazione specifica, questa sarà monitorata nel tempo. Lo studio valuterà quanto efficacemente la tecnica di imaging fornisce informazioni utili sulla malattia e sulla sua progressione, nonché sulla risposta al trattamento.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono avere meno di 18 anni al momento dell’ingresso nello studio e devono avere una diagnosi confermata o sospetta di istiocitosi. Il consenso informato deve essere firmato dal paziente o dal suo tutore legale.
Procedura diagnostica: Il fluorodesossiglucosio (18F-FDG) viene somministrato per via endovenosa con un dosaggio compreso tra 200 e 2200 MBq/ml, seguito da una scansione PET/TC. Questa tecnica mima il comportamento del glucosio nell’organismo, permettendo di visualizzare le cellule con elevata attività metabolica, come le cellule tumorali.
Studio sul trattamento dell’istiocitosi a cellule di Langerhans in bambini e adolescenti utilizzando cladribina, prednisolone e citarabina
Localizzazione: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia
Questo ampio studio multinazionale si concentra sul miglioramento delle strategie terapeutiche per l’istiocitosi a cellule di Langerhans in bambini e adolescenti. Lo studio utilizza diverse combinazioni di farmaci, tra cui cladribina, prednisolone, fosfato di fludarabina, citarabina, solfato di vinblastina, immunoglobulina umana normale (IV), mercaptopurina monoidrato, melphalan, alemtuzumab, indometacina e metotrexato.
L’obiettivo principale è ridurre il rischio di mortalità nei pazienti con istiocitosi multisistemica attraverso un rapido passaggio a trattamenti alternativi se la prima terapia non funziona. Lo studio esplora anche se prolungare o intensificare il trattamento in corso può ridurre le probabilità di recidiva e prevenire problemi a lungo termine. Per i pazienti con istiocitosi monisistemica, lo studio indaga se un trattamento più lungo può prevenire il ritorno della malattia.
Criteri di inclusione principali: I pazienti devono avere una diagnosi di istiocitosi a cellule di Langerhans confermata dall’esame istologico del tessuto. Devono essere di età inferiore ai 18 anni, non devono aver ricevuto precedenti terapie sistemiche e deve essere firmato il consenso informato. Devono inoltre soddisfare criteri specifici per il gruppo di studio a cui vengono assegnati.
Schema terapeutico: Il trattamento può durare fino a 24 mesi e include diverse fasi. Dopo la terapia di prima linea, i pazienti vengono monitorati attentamente e, se necessario, si procede con una terapia di salvataggio. Per i pazienti con coinvolgimento di organi non a rischio, il trattamento di seconda linea include una combinazione di prednisolone, citarabina e vinblastina per 24 settimane, seguita da una terapia di continuazione per un totale di 24 mesi.
Farmaci principali utilizzati:
- Prednisone: Corticosteroide assunto per via orale che riduce l’infiammazione e sopprime il sistema immunitario
- Citarabina: Chemioterapico somministrato per iniezione che rallenta o arresta la crescita delle cellule tumorali
- Vincristina: Chemioterapico somministrato per iniezione che interferisce con la capacità delle cellule di dividersi
- Indometacina: Farmaco antinfiammatorio non steroideo assunto per via orale per ridurre infiammazione e dolore
- Mercaptopurina: Farmaco immunosoppressore assunto per via orale per mantenere il controllo della malattia
- Metotrexato: Antimetabolita assunto per via orale o per iniezione che rallenta la crescita delle cellule tumorali
Riepilogo e considerazioni
Gli studi clinici attualmente in corso per l’istiocitosi a cellule di Langerhans rappresentano un progresso significativo nella ricerca di trattamenti più efficaci per questa malattia rara. Le strategie terapeutiche si stanno evolvendo dall’approccio tradizionale basato sulla chemioterapia verso terapie mirate che sfruttano la comprensione delle alterazioni genetiche alla base della malattia.
Gli studi con vemurafenib e trametinib sono particolarmente promettenti per i pazienti con istiocitosi refrattaria, offrendo nuove opzioni terapeutiche a coloro che non hanno risposto ai trattamenti convenzionali. Questi farmaci rappresentano un approccio di medicina di precisione, che mira specificamente alle mutazioni genetiche presenti nelle cellule malate.
L’utilizzo della PET/TC con fluorodesossiglucosio rappresenta un importante avanzamento diagnostico, permettendo una valutazione più accurata dell’estensione della malattia e della risposta al trattamento. Questa tecnica può fornire informazioni preziose per personalizzare le strategie terapeutiche in base alle caratteristiche individuali di ciascun paziente.
Lo studio multinazionale sul trattamento dell’istiocitosi a cellule di Langerhans con cladribina, prednisolone e citarabina rappresenta uno sforzo collaborativo importante per standardizzare e ottimizzare le terapie convenzionali. L’approccio di questo studio, che prevede un rapido passaggio a trattamenti alternativi in caso di risposta inadeguata, potrebbe migliorare significativamente gli esiti per i pazienti con malattia multisistemica.
È importante sottolineare che tutti questi studi sono condotti con particolare attenzione alla sicurezza dei pazienti pediatrici, con monitoraggio continuo degli effetti collaterali e adeguamenti del dosaggio basati sull’età e sul peso. I genitori o tutori interessati a far partecipare i propri figli a uno di questi studi dovrebbero discutere approfonditamente con il team medico i potenziali benefici e rischi, nonché i requisiti specifici di ciascuno studio.

