Dolore procedurale – Diagnostica

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Il dolore procedurale è il disagio che si verifica durante le procedure mediche, dalle semplici punture con ago agli interventi più complessi. Sebbene il dolore stesso possa essere breve, i suoi effetti possono estendersi ben oltre il momento della procedura, influenzando il modo in cui bambini e adulti affrontano l’assistenza medica per anni.

Introduzione: Chi Dovrebbe Sottoporsi alla Diagnostica

Comprendere e diagnosticare il dolore procedurale non significa identificare una malattia, ma piuttosto riconoscere quando si verifica il dolore e quanto gravemente colpisce una persona durante le procedure mediche. Il dolore procedurale si riferisce al disagio provato durante gli interventi medici come le immunizzazioni (iniezioni di vaccini), i prelievi di sangue attraverso venipunture (inserimento di un ago in una vena), il posizionamento di linee endovenose, o procedure più invasive come le punture lombari (prelievi spinali) e le aspirazioni di midollo osseo (estrazione di midollo osseo per i test).[1]

Chiunque si sottoponga a una procedura medica dovrebbe avere il proprio dolore valutato e gestito. Questo è particolarmente importante per i bambini, che sperimentano numerose procedure mediche durante il loro percorso sanitario. Negli ambienti ospedalieri, i bambini possono sottoporsi a circa quattro procedure ogni giorno, e il loro dolore viene spesso trattato in modo insufficiente.[1] In tutto il mondo vengono somministrate ogni anno tra gli 8 e i 12 miliardi di vaccinazioni, rendendo le procedure legate agli aghi tra le fonti più comuni di dolore procedurale.[1]

È consigliabile richiedere una valutazione e una gestione adeguate del dolore ogni volta che viene pianificata una procedura medica. Questo è particolarmente cruciale quando i bambini mostrano segni di elevata ansia o paura legati agli aghi o agli ambienti medici, quando hanno avuto esperienze negative precedenti con le procedure, o quando necessitano di procedure ripetute come parte delle cure mediche continue. I reparti di emergenza sono ambienti comuni dove si verifica il dolore procedurale, poiché metà di tutte le visite in pronto soccorso derivano da condizioni dolorose, e circa il 78 per cento dei pazienti sperimenta dolore durante la permanenza nel reparto di emergenza.[10]

⚠️ Importante
Il dolore è un’esperienza profondamente personale e soggettiva. L’incapacità di comunicare verbalmente non significa che qualcuno non stia provando dolore o che non abbia bisogno di un sollievo appropriato dal dolore. Questo vale soprattutto per i neonati, i bambini piccoli e coloro che hanno disabilità cognitive che potrebbero non essere in grado di esprimere il loro disagio a parole.[6]

Gli operatori sanitari dovrebbero avviare discussioni sulla valutazione del dolore prima di qualsiasi procedura pianificata. I caregiver svolgono un ruolo vitale in questo processo e dovrebbero sentirsi autorizzati a porre domande e richiedere strategie di gestione del dolore per sé stessi o per i propri figli. È importante notare che fattori come l’età, le esperienze dolorose precedenti, i livelli di ansia e persino il comportamento dei genitori possono influenzare il modo in cui viene percepito il dolore procedurale, rendendo essenziale una valutazione individualizzata.[1]

Metodi Diagnostici

Strumenti di Valutazione per la Misurazione del Dolore

Poiché il dolore è un’esperienza personale e soggettiva, l’autovalutazione è considerata la parte più importante della valutazione del dolore quando possibile. Per i bambini che possono comunicare, si raccomandano scale del dolore validate per misurare l’intensità del dolore procedurale. La Scala del Dolore con le Faccine-Revisionata è uno strumento progettato per misurare il dolore procedurale acuto nei bambini di età compresa tra quattro o cinque e 12 anni. Questa scala mostra diverse espressioni facciali che rappresentano livelli crescenti di dolore, permettendo ai bambini di indicare la faccia che meglio corrisponde a come si sentono.[1]

Per i bambini più grandi e gli adolescenti dagli otto anni in su, si raccomanda inoltre una Scala di Valutazione Numerica da 0 a 10. In questa scala, zero rappresenta l’assenza totale di dolore, mentre 10 rappresenta il peggior dolore immaginabile. Ai bambini viene chiesto di scegliere il numero che meglio descrive il loro livello di dolore. Questi strumenti di autovalutazione sono preziosi perché rispettano l’esperienza del bambino e forniscono agli operatori sanitari informazioni concrete per guidare le decisioni terapeutiche.[1]

Valutazione Osservazionale e Tramite Proxy

Quando i bambini non possono riferire il proprio dolore a causa della giovane età, disabilità cognitiva o sedazione, gli operatori sanitari si affidano a scale osservazionali e rapporti di genitori o professionisti sanitari. Queste valutazioni tramite proxy comportano l’osservazione di segnali comportamentali che indicano dolore, come pianto, smorfie facciali, tensione corporea o ritiro. I genitori spesso forniscono informazioni preziose perché conoscono il comportamento tipico del loro bambino e possono riconoscere quando qualcosa è diverso.[1]

Per i neonati vengono utilizzati approcci di valutazione del dolore specializzati. I caregiver e gli operatori sanitari osservano segni come cambiamenti nell’espressione facciale, movimenti corporei, modelli di pianto e indicatori fisiologici come la frequenza cardiaca o i livelli di ossigeno. Sebbene questi metodi non siano precisi come l’autovalutazione, forniscono informazioni essenziali quando la comunicazione diretta non è possibile.[6]

Screening per la Paura degli Aghi

Un aspetto importante della diagnosi del dolore procedurale implica la distinzione tra diversi livelli di paura. Le esperienze negative con gli aghi possono diventare un fattore di rischio per lo sviluppo di elevati livelli di paura degli aghi, che possono estendersi a paure generali e all’evitamento delle procedure mediche in modo più ampio. È fondamentale identificare se qualcuno ha elevati livelli di paura degli aghi rispetto a una paura da bassa a moderata, perché gli individui con elevata paura degli aghi richiedono un tipo diverso di intervento prima di poter beneficiare pienamente delle strategie standard di gestione del dolore.[1]

Lo screening per i livelli di paura degli aghi prima di una procedura aiuta gli operatori sanitari a scegliere l’approccio terapeutico più appropriato. I bambini con paura da bassa a moderata possono tipicamente beneficiare delle tecniche usuali di gestione del dolore, mentre coloro che hanno elevata paura potrebbero necessitare di supporto psicologico specializzato o strategie di esposizione graduale per aiutarli ad affrontare efficacemente la situazione.[1]

Valutazione in Diversi Contesti Sanitari

La valutazione del dolore procedurale dovrebbe avvenire in tutti gli ambienti sanitari dove si verificano procedure. I reparti di emergenza presentano sfide uniche perché le cure sono spesso affrettate e l’ambiente può essere caotico. Nonostante ciò, gli studi hanno dimostrato che i pazienti in contesti di emergenza sperimentano dolore procedurale significativo, eppure la valutazione e la gestione rimangono incoerenti. In uno studio che ha coinvolto oltre 1.100 pazienti, le procedure sono state classificate dalla più alla meno dolorosa, con l’intubazione nasogastrica, la riduzione delle fratture e il drenaggio degli ascessi identificati come particolarmente dolorosi.[4]

È interessante notare che quando gli operatori sanitari hanno classificato le stesse procedure, le loro classifiche non corrispondevano a quelle dei pazienti. Questo divario tra l’esperienza del paziente e la percezione del fornitore evidenzia perché la valutazione sistematica del dolore sia così importante: i professionisti sanitari non possono sempre prevedere quanto dolorosa sarà una procedura per il paziente.[4]

Fattori che Influenzano l’Esperienza del Dolore

La valutazione diagnostica considera anche i molteplici fattori che influenzano il modo in cui viene sperimentato il dolore procedurale. Fattori biologici come il sesso, fattori psicologici tra cui ansia ed esperienze precedenti, e fattori procedurali come l’invasività della procedura e l’ambiente circostante giocano tutti un ruolo. Inoltre, l’ansia e il comportamento del caregiver possono influenzare quanto dolore prova un bambino. Quando i genitori sono ansiosi o angosciati riguardo alla procedura del loro bambino, questo può aumentare il dolore percepito dal bambino.[1][10]

Comprendere questi fattori contribuenti aiuta gli operatori sanitari a personalizzare i loro approcci di valutazione e gestione. Ad esempio, affrontare l’ansia genitoriale attraverso una comunicazione chiara e coinvolgendo le famiglie nel piano di gestione del dolore può indirettamente ridurre l’esperienza del dolore del bambino.[10]

Diagnostica per la Qualificazione agli Studi Clinici

Quando gli studi di ricerca indagano nuovi metodi per gestire il dolore procedurale, i partecipanti devono soddisfare criteri specifici per garantire che i risultati dello studio siano significativi e scientificamente validi. Sebbene le fonti fornite non dettaglino test diagnostici specifici utilizzati esclusivamente per l’arruolamento negli studi clinici, l’approccio generale alla qualificazione dei pazienti per gli studi sul dolore procedurale comporta tipicamente diverse valutazioni standard.

I potenziali partecipanti si sottoporrebbero prima a valutazioni del dolore di base utilizzando le scale validate descritte in precedenza, come la Scala del Dolore con le Faccine-Revisionata o le Scale di Valutazione Numerica, a seconda della loro età e capacità di autovalutazione. I ricercatori devono stabilire come appare la risposta tipica al dolore di un partecipante prima che venga testato qualsiasi intervento. Questa misurazione di base serve come punto di confronto per valutare se una nuova tecnica di gestione del dolore è efficace.[1]

Gli studi clinici che studiano il dolore procedurale spesso richiedono lo screening per i livelli di ansia e la paura degli aghi, poiché questi fattori influenzano significativamente la percezione del dolore e la risposta al trattamento. Come accennato in precedenza, gli individui con elevati livelli di paura degli aghi possono rispondere in modo diverso agli interventi per il dolore rispetto a quelli con paura da bassa a moderata. L’inclusione di questo screening garantisce che i gruppi di studio siano adeguatamente abbinati o che i ricercatori possano tenere conto di queste differenze nell’analisi dei risultati.[1]

Per gli studi che si concentrano su gruppi di età specifici, in particolare neonati e bambini molto piccoli, le valutazioni dello sviluppo possono far parte del processo di qualificazione. Poiché le risposte al dolore e gli effetti dei farmaci variano significativamente con l’età, specialmente nel primo anno di vita, i ricercatori devono documentare attentamente lo stadio di sviluppo dei partecipanti. Fattori come l’età gestazionale alla nascita per i neonati prematuri, l’età attuale e i traguardi dello sviluppo raggiunti influenzano tutti il modo in cui viene sperimentato il dolore procedurale e come dovrebbero essere somministrati i trattamenti.[6]

La storia medica è un altro componente chiave della qualificazione agli studi. I ricercatori tipicamente esaminano le esperienze precedenti dei partecipanti con le procedure mediche, qualsiasi storia di condizioni di dolore cronico, farmaci attuali e condizioni di salute esistenti che potrebbero influenzare la percezione del dolore o la sicurezza del trattamento. Ad esempio, i neonati che ricevono determinati farmaci potrebbero non essere candidati adatti per studi che coinvolgono anestetici topici specifici a causa di problemi di sicurezza.[4]

Negli studi che esaminano interventi non farmacologici come tecniche di distrazione, posizionamento confortevole o approcci psicologici, le valutazioni di base potrebbero includere valutazioni della capacità cognitiva, della durata dell’attenzione e della volontà del partecipante o della famiglia di impegnarsi con queste strategie. L’efficacia di molti approcci di gestione del dolore non farmacologici dipende dalla capacità dell’individuo di partecipare attivamente all’intervento.[3]

Gli studi clinici documentano anche le procedure specifiche a cui i partecipanti si sottoporranno, poiché procedure diverse comportano diversi livelli di dolore. Uno studio che esamina la gestione del dolore per l’inserimento endovenoso avrebbe criteri di qualificazione diversi rispetto a uno che indaga il controllo del dolore durante le aspirazioni di midollo osseo. Il tipo, l’invasività e la durata prevista della procedura sono tutti fattori che determinano se un partecipante è appropriato per un particolare studio.[1]

⚠️ Importante
Esistono strategie di gestione del dolore basate sull’evidenza per il dolore procedurale, eppure vengono utilizzate in modo incoerente nei vari contesti sanitari. Gli operatori sanitari canadesi, ad esempio, non utilizzano in modo coerente interventi di gestione del dolore ben consolidati, efficaci, prontamente disponibili e minimamente invasivi quando si prendono cura di bambini che sperimentano procedure dolorose comuni nei reparti di emergenza.[10] Questo divario tra le evidenze disponibili e la pratica effettiva evidenzia la necessità di una migliore implementazione delle tecniche comprovate di gestione del dolore.

Prognosi e Tasso di Sopravvivenza

Prognosi

La prognosi per gli individui che sperimentano dolore procedurale dipende in gran parte dal fatto che il dolore venga adeguatamente gestito durante e dopo le procedure mediche. Quando il dolore procedurale viene adeguatamente affrontato, la maggior parte degli individui guarisce senza effetti duraturi e può procedere con le cure mediche necessarie senza sviluppare paura o comportamenti di evitamento.

Tuttavia, quando il dolore procedurale viene gestito in modo inadeguato, le conseguenze possono estendersi ben oltre il breve momento della procedura stessa. Nel breve termine, il dolore scarsamente controllato può portare ad un aumento del tempo procedurale, alla necessità di contenzione fisica, ad un aumento delle risposte di dolore e paura, a vertigini e svenimenti, e al potenziale di lesioni durante la procedura.[1]

Le prospettive a lungo termine per il dolore procedurale gestito in modo inadeguato sono più preoccupanti. I ricordi negativi di procedure dolorose possono portare ad un aumento del dolore e della paura negli incontri medici futuri. Ciò significa che ogni procedura successiva può diventare progressivamente più difficile, creando un ciclo in cui l’ansia anticipatoria amplifica l’esperienza del dolore. Alcuni individui potrebbero richiedere farmaci antidolorifici aggiuntivi per ottenere lo stesso effetto di sollievo dal dolore che avrebbe funzionato con una gestione iniziale appropriata.[1]

Una delle conseguenze a lungo termine più gravi è lo sviluppo dell’evitamento dell’assistenza sanitaria. Bambini e adulti che hanno sperimentato dolore procedurale gestito male possono ritardare o evitare procedure mediche necessarie in futuro, comprese le cure preventive come le vaccinazioni. Questo fenomeno, talvolta chiamato esitazione vaccinale quando è correlato alle immunizzazioni, può avere implicazioni significative per la salute individuale e pubblica.[1][10]

La ricerca suggerisce che le esperienze dolorose nella prima infanzia possono avere effetti neurologici duraturi. Gli stimoli dolorosi precoci potrebbero alterare permanentemente i circuiti neuronali che elaborano il dolore nel midollo spinale, rendendo gli individui più sensibili agli stimoli dolorosi più avanti nella vita. Le evidenze indicano che episodi dolorosi ricorrenti e trattati in modo inadeguato, in particolare durante l’infanzia quando i percorsi neuronali sono ancora in fase di maturazione, possono portare ad un aumento della sensibilità al dolore sia a breve che a lungo termine che persiste nell’età adulta.[2][6]

Per i bambini con malattie croniche che richiedono procedure mediche ripetute, la prognosi senza una gestione adeguata del dolore può includere disturbi d’ansia cronici, sintomi di stress post-traumatico correlati all’assistenza medica e sviluppo di sindromi da dolore cronico. L’impatto psicologico si estende anche ai caregiver, che possono sperimentare la propria ansia e angoscia guardando i loro figli sottoporsi a procedure dolorose.[10]

La buona notizia è che quando le strategie di gestione del dolore basate sull’evidenza vengono applicate in modo coerente, la prognosi è eccellente. I bambini che ricevono un controllo appropriato del dolore durante le procedure mantengono tipicamente atteggiamenti più positivi verso l’assistenza medica, sperimentano meno ansia anticipatoria nelle visite future e sono più propensi a cooperare con gli interventi medici necessari per tutta la vita. La chiave per questo esito favorevole risiede nella valutazione completa del dolore e nell’uso di tecniche di gestione del dolore sia farmacologiche che non farmacologiche adattate all’età, allo stadio di sviluppo e alle esigenze specifiche dell’individuo.[3][6]

Tasso di Sopravvivenza

Il dolore procedurale in sé non è una condizione pericolosa per la vita e i tassi di sopravvivenza non sono applicabili in questo contesto. La preoccupazione riguardo al dolore procedurale non è la mortalità, ma piuttosto la qualità dell’esperienza di cura medica e i potenziali effetti psicologici e neurologici a lungo termine del dolore gestito in modo inadeguato durante le procedure mediche.

Sperimentazioni cliniche in corso su Dolore procedurale

  • Studio sull’efficacia di Ketoprofene, Paracetamolo e Nefopam nel dolore postoperatorio dopo chirurgia cardiaca

    In arruolamento

    3 1 1
    Malattie in studio:
    Francia
  • Studio sull’uso di Sufentanil per il dolore cronico postoperatorio in chirurgia addominale non maggiore

    In arruolamento

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Farmaci in studio:
    Francia
  • Studio sull’uso della mepivacaina per prevenire il dolore post-operatorio nei bambini dopo chirurgia ortopedica

    In arruolamento

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Francia
  • Studio sugli Effetti di Esketamina, Dexmedetomidina e Lidocaina Cloridrato Monoidrato nel Trattamento del Dolore Postoperatorio in Pazienti Sottoposti a Chirurgia per Obesità

    In arruolamento

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Svezia
  • Studio sull’uso della Levobupivacaina per il sollievo dal dolore dopo dissezione sottomucosa endoscopica in pazienti con lesioni esofagee visibili

    In arruolamento

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Paesi Bassi
  • Studio sull’effetto analgesico del nefopam orale nel dolore postoperatorio dopo artroplastica totale del ginocchio negli adulti

    In arruolamento

    2 1 1
    Malattie in studio:
    Francia
  • Studio sull’uso del tramadolo e genotipizzazione CYP2D6 per migliorare il trattamento del dolore postoperatorio acuto

    In arruolamento

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Spagna
  • Studio sull’uso della lidocaina per ridurre il dolore post-operatorio acuto nei pazienti sottoposti a chirurgia al seno.

    Arruolamento non iniziato

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Farmaci in studio:
    Spagna
  • Studio sull’efficacia del blocco nervoso PECS II con bupivacaina liposomiale e levobupivacaina per il dolore post-operatorio dopo mastectomia

    Arruolamento non iniziato

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Paesi Bassi
  • Studio sull’uso della clonidina per alleviare il dolore durante l’esame oculare nei neonati prematuri con retinopatia del prematuro

    Arruolamento non iniziato

    3 1 1 1
    Malattie in studio:
    Farmaci in studio:
    Svezia

Riferimenti

https://pedpsych.org/fact_sheets/procedural_pain/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4449954/

https://asra.com/news-publications/asra-updates/blog-landing/legacy-b-blog-posts/2019/08/06/addressing-procedural-pain-in-pediatric-patients

https://www.myamericannurse.com/recognizing-and-easing-procedural-pain/

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4590075/

https://bmcpediatr.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12887-018-1300-y

FAQ

Qual è la differenza tra dolore procedurale e altri tipi di dolore?

Il dolore procedurale è una categoria di dolore acuto che si verifica specificamente durante le procedure mediche come immunizzazioni, prelievi di sangue, inserimenti di linee endovenose o interventi più invasivi come punture lombari. A differenza del dolore cronico che persiste nel tempo, o del dolore post-chirurgico che segue un’operazione, il dolore procedurale è direttamente associato a un intervento medico ed è tipicamente breve in durata, sebbene i suoi effetti psicologici possano durare molto più a lungo.[1]

Come viene misurato il dolore nei bambini che non possono parlare?

Per i neonati e i bambini che non possono comunicare verbalmente il loro dolore, gli operatori sanitari utilizzano scale osservazionali e rapporti tramite proxy. Osservano segnali comportamentali come pianto, smorfie facciali, tensione corporea e cambiamenti nei segni fisiologici come la frequenza cardiaca. I genitori e i caregiver forniscono anche informazioni preziose basate sulla loro conoscenza del comportamento normale del bambino. Questi approcci, sebbene non precisi come l’autovalutazione, forniscono informazioni essenziali per gestire il dolore nei bambini piccoli.[1][6]

Perché alcuni bambini hanno più paura degli aghi rispetto ad altri?

Le esperienze negative con gli aghi sembrano essere un fattore di rischio importante per lo sviluppo di elevati livelli di paura degli aghi. Quando un bambino sperimenta dolore gestito male durante una procedura con ago, il ricordo negativo può creare un aumento dell’ansia e della paura nelle procedure future. Questa paura può persino generalizzarsi a un più ampio evitamento delle procedure mediche. Inoltre, l’ansia del caregiver può influenzare il livello di paura di un bambino: quando i genitori sono ansiosi riguardo a una procedura, i bambini tendono a provare più dolore e disagio.[1][10]

Le esperienze dolorose precoci possono davvero influenzare qualcuno più avanti nella vita?

Sì, la ricerca fornisce prove solide che le esperienze dolorose precoci, specialmente durante l’infanzia, possono avere effetti duraturi. Gli stimoli dolorosi nella prima infanzia potrebbero alterare permanentemente i circuiti neuronali che elaborano il dolore nel midollo spinale. Gli studi dimostrano che episodi dolorosi ricorrenti e trattati in modo inadeguato durante l’infanzia possono portare ad un aumento della sensibilità al dolore che persiste nella tarda infanzia e persino nell’età adulta. Ciò sottolinea l’importanza di una gestione appropriata del dolore fin dalle prime fasi della vita.[2][6]

Cosa dovrei fare se sono preoccupato per la prossima procedura medica di mio figlio?

Parli con il proprio operatore sanitario delle opzioni di gestione del dolore prima della procedura. Chieda informazioni sia sugli approcci basati sui farmaci come la crema anestetizzante, sia sulle strategie non farmacologiche come le tecniche di distrazione o il posizionamento confortevole. I caregiver apprezzano maggiormente ricevere informazioni direttamente dal proprio operatore sanitario e desiderano essere autorizzati a porre domande informate. La sua presenza e rassicurazione calma durante la procedura possono anche aiutare a ridurre l’ansia e il dolore di suo figlio.[3][10]

🎯 Punti Chiave

  • Il dolore procedurale colpisce tutti: i bambini negli ospedali sperimentano in media quattro procedure al giorno, spesso con una gestione del dolore inadeguata.[1]
  • L’autovalutazione è lo standard di riferimento per la valutazione del dolore quando possibile, utilizzando strumenti come la Scala del Dolore con le Faccine per i bambini più piccoli e scale numeriche per bambini più grandi e adulti.[1]
  • Ciò che gli operatori sanitari pensano sia doloroso spesso non corrisponde a ciò che i pazienti sperimentano realmente, rendendo essenziale una valutazione sistematica del dolore.[4]
  • Elevati livelli di paura degli aghi richiedono interventi diversi rispetto alla paura da bassa a moderata, quindi lo screening prima delle procedure aiuta a personalizzare l’approccio giusto.[1]
  • Il dolore gestito male nell’infanzia può ricablare il sistema nervoso, creando un aumento duraturo della sensibilità al dolore per tutta la vita.[2][6]
  • L’ansia genitoriale influenza direttamente il dolore dei bambini: quando i caregiver sono calmi e informati, i bambini provano meno dolore e disagio.[10]
  • L’incapacità di parlare non significa che qualcuno non stia provando dolore: i neonati e coloro che hanno disabilità cognitive hanno ancora bisogno e meritano una gestione appropriata del dolore.[6]
  • Le conseguenze a lungo termine del dolore procedurale non trattato includono l’evitamento dell’assistenza sanitaria, l’esitazione vaccinale e l’aumento dell’ansia negli incontri medici futuri.[1]