Indice
- Panoramica dei trial su Sevoflurane
- Studi in pediatria
- Studi in adulti e anziani
- Studio in terapia intensiva
- Studio nell’ictus ischemico acuto
- Esiti principali misurati
- Chi viene incluso nei trial
Panoramica dei trial su Sevoflurane
I trial clinici su Sevoflurane riguardano soprattutto l’uso in anestesia e sedazione in contesti molto diversi, come chirurgia pediatrica, chirurgia maggiore negli anziani, terapia intensiva e ictus ischemico acuto.[1][2][2][4][5]
Quasi tutti gli studi sono interventistici, cioè i partecipanti ricevono uno dei trattamenti previsti dal protocollo di ricerca.[1][3]
La maggior parte dei trial è in Fase 3, mentre uno studio è in Fase 2 e uno è classificato come Low Intervention.[1][2][2][3][2][4][2][5][2]
Studi in pediatria
Un trial in bambini sotto i 2 anni valuta se una strategia con dose bassa di Sevoflurane, dexmedetomidina e remifentanil sia migliore della dose standard di Sevoflurane per lo sviluppo cognitivo a lungo termine.[1]
Lo studio include bambini che devono fare un intervento chirurgico previsto per durare almeno 2 ore, e l’esito principale è il punteggio di quoziente intellettivo totale misurato a 3 anni di età.[1]
Un altro studio pediatrico valuta Sevoflurane in bambini sottoposti a chirurgia ortopedica traumatologica, con attenzione al dolore persistente dopo l’intervento.[2]
In questo studio, l’esito principale è la misurazione del dolore con la Numerical Rating Scale, cioè una scala numerica usata per far dire al paziente quanto dolore sente.[2]
Un terzo studio nei bambini confronta Sevoflurane e propofol per vedere come cambiano la perfusione renale, cioè il flusso di sangue ai reni, dopo l’anestesia.[5]
Questo studio usa la risonanza magnetica e misura le differenze nel RBF (renal blood flow), cioè il flusso sanguigno renale.[5]
Studi in adulti e anziani
Negli adulti sottoposti a chirurgia elettiva, un trial di Fase 3 confronta strategie di induzione dell’anestesia generale e include anche Sevoflurane tra i trattamenti usati nel protocollo.[3]
L’esito principale di questo studio è il tasso di successo dell’induzione dell’anestesia generale, definito da un livello di sedazione adeguato e da un numero molto basso di dosi aggiuntive o assenza di farmaci di soccorso.[3]
Un altro studio, sempre in Fase 3, valuta negli anziani sottoposti a chirurgia maggiore non cardiaca l’effetto della manutenzione dell’anestesia con desflurano, Sevoflurane o propofol sulla comparsa di delirio postoperatorio nei primi cinque giorni dopo l’intervento.[2]
Il delirio postoperatorio è uno stato di confusione che può comparire dopo l’intervento, ed è un esito importante soprattutto nelle persone anziane.[2]
Un ulteriore trial in pazienti sottoposti ad artrodesi lombare valuta Sevoflurane nel controllo del dolore dopo l’intervento, con l’obiettivo di ridurre il consumo di oppioidi nelle prime 24 ore.[2]
In questo studio, l’esito principale è il consumo di morfina espresso come equivalenti orali di morfina, cioè un modo standard per sommare diversi analgesici forti in una misura unica.[2]
Studio in terapia intensiva
Un trial di Fase 3 studia Sevoflurane come sedazione inalatoria in pazienti critici in terapia intensiva che hanno rischio di sviluppare la sindrome da distress respiratorio acuto, detta ARDS.[4]
Lo studio confronta Sevoflurane con la pratica standard di sedazione endovenosa per vedere se migliora l’ossigenazione, misurata con il rapporto PaO2/FiO2 nel tempo.[4]
Questo esito aiuta a capire quanto bene i polmoni riescono a trasferire ossigeno nel sangue durante la malattia critica.[4]
Studio nell’ictus ischemico acuto
Lo studio SAVE valuta Sevoflurane in pazienti con ictus ischemico acuto sottoposti a trombectomia meccanica in anestesia generale.[2]
I partecipanti vengono assegnati in modo casuale a Sevoflurane o propofol per la manutenzione dell’anestesia durante la procedura.[2]
L’esito principale è il volume finale dell’infarto, cioè la dimensione finale dell’area di cervello danneggiata, misurata con risonanza magnetica a 72 ore dal trattamento, con una finestra di 24 ore in più o in meno.[2]
Esiti principali misurati
I trial su Sevoflurane non cercano tutti la stessa risposta: alcuni misurano risultati cognitivi, altri il dolore, altri ancora la funzione respiratoria o renale.[1][2][4][5][2]
Funzione cognitiva: nei bambini piccoli viene misurato il quoziente intellettivo totale a 3 anni.[1]
Dolore postoperatorio: in chirurgia pediatrica e lombare si valutano dolore e bisogno di analgesici forti.[2][2]
Delirio: negli anziani si osserva la comparsa di confusione nei primi cinque giorni dopo l’intervento.[2]
Ossigenazione: in terapia intensiva si misura il rapporto PaO2/FiO2 nel tempo.[4]
Perfusione renale: nei bambini si confronta il flusso di sangue ai reni tra Sevoflurane e propofol.[5]
Esito cerebrale dopo ictus: nello studio SAVE si misura il volume finale dell’infarto cerebrale alla risonanza magnetica.[2]
Chi viene incluso nei trial
I criteri di partecipazione cambiano molto da studio a studio e dipendono dalla malattia o dal tipo di intervento chirurgico.[1][2][2][4][2][5][2]
Bambini molto piccoli: uno studio include bambini sotto i 2 anni che devono essere operati per almeno 2 ore.[1]
Bambini dopo trauma ortopedico: uno studio valuta il dolore persistente dopo chirurgia ortopedica traumatologica.[2]
Adulti con chirurgia elettiva: uno studio confronta l’induzione dell’anestesia generale in adulti operati in modo programmato.[3]
Anziani con chirurgia maggiore: uno studio osserva il delirio dopo interventi non cardiaci a rischio moderato o alto.[2]
Pazienti critici: uno studio riguarda persone in terapia intensiva con rischio di ARDS.[4]
Pazienti con ictus ischemico acuto: uno studio valuta Sevoflurane durante trombectomia meccanica sotto anestesia generale.[2]








