Indice dei Contenuti
- Cos’è VRDN-001?
- Come Funziona VRDN-001?
- Quale Condizione Tratta VRDN-001?
- Studi Clinici e Ricerca
- Somministrazione e Dosaggio
- Potenziali Benefici
- Sicurezza ed Effetti Collaterali
Cos’è VRDN-001?
VRDN-001, noto anche come veligrotug, è un farmaco sperimentale in fase di studio per il trattamento dell’oftalmopatia tiroidea (OT)[1][2][3]. Si tratta di un tipo di medicinale chiamato anticorpo monoclonale umanizzato. Ciò significa che è una proteina prodotta in laboratorio che imita gli anticorpi naturalmente prodotti dal nostro sistema immunitario, ma è specificamente progettata per colpire una particolare molecola nel corpo.
Come Funziona VRDN-001?
VRDN-001 agisce prendendo di mira e inibendo l’attività di una specifica proteina sulla superficie delle cellule chiamata recettore del fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1R)[1]. Nell’oftalmopatia tiroidea, questo recettore diventa iperattivo, portando a infiammazione e gonfiore negli occhi e intorno ad essi. Bloccando l’IGF-1R, VRDN-001 mira a ridurre questa infiammazione e il gonfiore tissutale associato, potenzialmente migliorando i sintomi dell’OT[1].
Quale Condizione Tratta VRDN-001?
VRDN-001 è in fase di sviluppo per trattare l’oftalmopatia tiroidea (OT), nota anche come oftalmopatia di Graves[1][2][3]. L’OT è una condizione autoimmune in cui il sistema immunitario del corpo attacca erroneamente i tessuti intorno agli occhi, causando infiammazione, gonfiore e potenziali problemi alla vista. I sintomi dell’OT possono includere:
- Proptosi: Sporgenza degli occhi
- Diplopia: Visione doppia
- Dolore o pressione oculare
- Arrossamento e gonfiore delle palpebre e dei tessuti circostanti
- Difficoltà a chiudere completamente gli occhi
Studi Clinici e Ricerca
VRDN-001 è attualmente oggetto di diversi studi clinici per valutarne la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia nel trattamento dell’OT. Questi studi includono:
- Uno studio sulla sicurezza e tollerabilità in partecipanti con OT (NCT06384547)[1]
- Uno studio sull’efficacia, sicurezza e tollerabilità in partecipanti con OT cronica (studio THRIVE-2, NCT06021054)[2]
- Uno studio a dosi multiple crescenti in volontari sani e partecipanti con OT (studio THRIVE, NCT05176639)[3]
Questi studi sono progettati per valutare quanto bene VRDN-001 funzioni nel ridurre i sintomi dell’OT, nonché per determinare il dosaggio ottimale e valutare eventuali effetti collaterali potenziali.
Somministrazione e Dosaggio
VRDN-001 viene somministrato come infusione endovenosa (EV), il che significa che viene somministrato direttamente in una vena[1][2][3]. Il dosaggio e la frequenza di somministrazione sono ancora in fase di studio, ma gli attuali trial stanno investigando i seguenti regimi:
- 5 infusioni di 3 mg/kg o 10 mg/kg somministrate ogni 3 settimane[1]
- 5 infusioni di 10 mg/kg somministrate ogni 3 settimane per un totale di 12 settimane[2]
- Dosi multiple crescenti che vanno da 3 mg/kg a 20 mg/kg[3]
Potenziali Benefici
Gli studi clinici stanno valutando diversi potenziali benefici di VRDN-001 per i pazienti con OT, tra cui:
- Riduzione della proptosi: Diminuzione della sporgenza degli occhi[2][3]
- Miglioramento della diplopia: Riduzione della visione doppia[2][3]
- Diminuzione del Punteggio di Attività Clinica (CAS): Una misura dell’infiammazione oculare[3]
- Miglioramento complessivo dei sintomi dell’OT e della qualità della vita
Sicurezza ed Effetti Collaterali
Poiché VRDN-001 è ancora in fase sperimentale, il suo profilo di sicurezza completo non è ancora noto. Gli studi clinici in corso stanno monitorando attentamente eventuali eventi avversi emergenti dal trattamento (TEAE), che sono effetti collaterali che si verificano durante o dopo il trattamento[1][3]. Questi studi aiuteranno a determinare la sicurezza e la tollerabilità di VRDN-001 sia nei volontari sani che nei pazienti con OT.
È importante notare che, essendo un farmaco sperimentale, VRDN-001 non è ancora approvato per l’uso generale ed è disponibile solo attraverso studi clinici. I pazienti interessati a questo trattamento dovrebbero discutere le potenziali opzioni con il proprio medico curante.


