Indice
- Panoramica degli studi su Vedolizumab
- Studi nella colite ulcerosa
- Studi nella malattia di Crohn
- Studi pediatrici
- Strategie di trattamento, confronto e de-escalation
- Endpoint e risultati misurati
- Sicurezza e popolazioni speciali
Panoramica degli studi su Vedolizumab
Gli studi raccolti qui valutano Vedolizumab in diverse forme di malattia infiammatoria intestinale, soprattutto colite ulcerosa e malattia di Crohn.[1][2] La maggior parte dei trial è in fase 3, con alcuni studi di fase 2 e alcuni studi classificati come low intervention, cioè con un intervento più limitato o un approccio più vicino alla pratica clinica.[1][2]
Molti trial sono interventional, cioè assegnano i partecipanti a un trattamento o a un confronto specifico per misurare i risultati.[1] I numeri di arruolamento variano molto, da piccoli studi con poche decine di persone fino a studi grandi con oltre mille partecipanti.[1]
Studi nella colite ulcerosa
La colite ulcerosa è la condizione più studiata nei trial su Vedolizumab.[1] Alcuni studi confrontano Vedolizumab con altri trattamenti avanzati, come risankizumab, adalimumab ottimizzato, infliximab o tofacitinib, per capire quale strategia aiuti meglio a mantenere la remissione o a ottenere il controllo della malattia.[1]
Nel trial 2024-518998-33-00, adulti con colite ulcerosa da moderata a severa e naïve a terapie mirate vengono seguiti per 48 settimane per confrontare efficacia e sicurezza di risankizumab rispetto a Vedolizumab.[1] L’endpoint principale è il miglioramento endoscopico alla settimana 48, cioè vedere se l’intestino appare quasi o del tutto guarito all’endoscopia.[1]
Nel trial 2022-502778-18-00, in persone con colite ulcerosa da moderata a severa, Vedolizumab viene confrontato con un trattamento sperimentale per valutare la risposta clinica alla settimana 6.[1] Questo studio è già completato e ha incluso più di mille partecipanti.[1]
Il trial 2023-506628-98-00 studia persone con colite ulcerosa resistente all’induzione, cioè che non hanno risposto bene alla fase iniziale di trattamento.[1] Qui Vedolizumab è usato in confronto o in combinazione con altri farmaci per vedere se si ottiene una remissione senza steroidi mantenuta fino alla settimana 52.[1]
Altri studi sulla colite ulcerosa valutano strategie di trattamento iniziale, come il trial 2024-514964-24-00, che confronta diverse terapie avanzate, tra cui Vedolizumab, per mantenere la remissione tra la settimana 4 e la settimana 52.[1] Il trial 2024-517314-15-00 esplora invece l’effetto di anti-TNF, Vedolizumab e tofacitinib su parametri cardiovascolari, come lo spessore medio-intimale carotideo, dopo 3 mesi di terapia.[1]
Studi nella malattia di Crohn
Nella malattia di Crohn, Vedolizumab viene studiato sia come trattamento singolo sia in confronto con altre strategie o in combinazione con altri farmaci.[1] Questi trial cercano soprattutto di capire se i pazienti raggiungono remissione clinica, miglioramento endoscopico e controllo dei biomarcatori di infiammazione.[1]
Nel trial NCT06227910, adulti con malattia di Crohn moderatamente o severamente attiva vengono trattati con Vedolizumab da solo oppure con Vedolizumab più upadacitinib durante l’induzione.[1] Gli endpoint principali alla settimana 12 sono la remissione clinica definita dal CDAI e la risposta endoscopica valutata con il punteggio SES-CD.[1]
Il trial NCT06180382 confronta Vedolizumab con l’intensificazione della dose di adalimumab in persone con malattia di Crohn che hanno perso risposta al trattamento iniziale o mostrano attività di malattia sui biomarcatori o sugli esami strumentali.[1] L’obiettivo è misurare remissione clinica e remissione dei biomarcatori entro 24 settimane.[1]
Nel trial 2023-506626-37-00, Vedolizumab compare in strategie di terapia biologica doppia per pazienti con Crohn refrattario, cioè difficile da trattare e resistente all’induzione.[1] L’endpoint principale è la percentuale di remissioni stabili senza steroidi alla settimana 52.[1]
Il trial NCT05169593 studia persone con malattia di Crohn che hanno subito una resezione ileocolonica, cioè un intervento chirurgico per rimuovere una parte dell’intestino tenue e del colon.[1] Qui Vedolizumab è una delle terapie biologiche valutate per prevenire la recidiva endoscopica dopo l’intervento, con controllo alla settimana 86.[1]
Nel trial NCT06257706, Vedolizumab è uno dei trattamenti usati in adulti con malattia di Crohn attiva da moderata a severa per studiare un obiettivo di trattamento più profondo, che include remissione clinica, remissione dei biomarcatori e remissione endoscopica senza corticosteroidi alla settimana 48.[1]
Studi pediatrici
Molti trial su Vedolizumab coinvolgono bambini e adolescenti con colite ulcerosa o malattia di Crohn.[1] In questi studi si valuta non solo l’efficacia, ma anche la sicurezza a lungo termine e, in alcuni casi, la crescita e lo sviluppo puberale.[1]
Il trial NCT04779307 studia bambini e adolescenti con colite ulcerosa da moderata a severa durante la terapia di mantenimento.[1] L’obiettivo principale è la remissione clinica alla settimana 54, basata su un punteggio modificato di Mayo.[1]
Il trial NCT04779320 riguarda bambini e adolescenti con malattia di Crohn da moderata a severa e valuta due diversi regimi di dose di Vedolizumab per il mantenimento.[1] Gli endpoint co-primari sono la remissione clinica con PCDAI e la risposta endoscopica con SES-CD alla settimana 54.[1]
Nel trial NCT06100289, Vedolizumab subcutaneo viene studiato in bambini con colite ulcerosa o malattia di Crohn attive da moderate a severe per valutare la farmacocinetica, cioè come il farmaco si distribuisce nel corpo e quale concentrazione raggiunge nel sangue.[1] Le misure principali sono la concentrazione minima e la concentrazione media allo steady state alla settimana 34.[1]
Gli studi NCT06405087 e NCT05442567 esaminano la sicurezza a lungo termine di Vedolizumab subcutaneo o endovenoso in popolazioni pediatriche con colite ulcerosa o malattia di Crohn.[1] In questi trial si osservano eventi avversi, infezioni gravi, malignità, PML, chirurgia intestinale e possibili problemi di crescita o sviluppo puberale.[1]
Un altro studio pediatrico, 2023-509775-16-00, confronta Vedolizumab e infliximab in bambini e adolescenti con colite ulcerosa di età 6-17 anni, con attenzione a sicurezza, efficacia e immunogenicità.[1] L’immunogenicità significa la capacità del corpo di reagire al farmaco e sviluppare una risposta che può ridurne l’effetto.[1]
Strategie di trattamento, confronto e de-escalation
Alcuni trial non studiano solo se Vedolizumab funziona, ma anche come usarlo meglio nella pratica clinica.[1] Questo include strategie di de-escalation, cioè riduzione o semplificazione del trattamento, e strategie guidate dal therapeutic drug monitoring (TDM), cioè il monitoraggio dei livelli del farmaco nel sangue.[1]
Nel trial 2024-514740-82-00, chiamato SIMBA, si valuta la de-escalation della dose sottocutanea di Vedolizumab in persone con malattia infiammatoria intestinale in remissione.[1] L’endpoint principale è la differenza nel tasso di recidiva.[1]
Nel trial NCT20220008, il TDM-guided de-escalation con Vedolizumab sottocutaneo viene confrontato con il dosaggio standard per capire se può essere più cost-effective, cioè più conveniente in rapporto ai risultati ottenuti.[1]
Il trial 2024-517123-39-00, MOVE-IT, confronta strategie basate sul monitoraggio dei livelli di Vedolizumab e ustekinumab con la gestione scelta dal medico.[1] Il risultato principale è la quota di pazienti in remissione senza steroidi, con controllo anche della calprotectina fecale.[1]
Nel trial 2024-518998-33-00 e in altri studi di confronto, Vedolizumab è usato come termine di paragone per misurare se nuove terapie o nuove combinazioni sono uguali o migliori in efficacia e sicurezza.[1]
Endpoint e risultati misurati
Gli endpoint, cioè i risultati principali che i ricercatori vogliono misurare, cambiano da studio a studio ma seguono temi simili.[1] I più comuni sono remissione clinica, risposta clinica, miglioramento endoscopico, remissione senza corticosteroidi e recidiva della malattia.[1]
La remissione clinica viene spesso definita con punteggi come Mayo, modified Mayo, CDAI o PCDAI, a seconda della malattia e dell’età dei partecipanti.[1] In termini semplici, questi punteggi combinano sintomi come diarrea, sangue nelle feci, frequenza intestinale e altri segni di attività della malattia.[1]
La risposta endoscopica o il miglioramento endoscopico significa che, durante l’esame dell’intestino, l’infiammazione appare ridotta rispetto all’inizio dello studio.[1] Alcuni trial usano anche il risultato istologico, cioè l’analisi al microscopio dei tessuti, per capire se la mucosa intestinale è davvero migliorata.[1]
Molti studi includono endpoint di sicurezza come eventi avversi, eventi avversi gravi, infezioni, reazioni da iniezione o infusione, malignità e, nei bambini, crescita e sviluppo puberale.[1] Questo è importante perché gli studi non guardano solo se il trattamento funziona, ma anche se è ben tollerato nel tempo.[1]
Alcuni trial usano anche biomarcatori, come la calprotectina fecale o altri parametri di laboratorio, per avere un quadro più completo dell’infiammazione e della risposta al trattamento.[1]
Sicurezza e popolazioni speciali
La sicurezza è un tema centrale in diversi studi su Vedolizumab, soprattutto nei trial pediatrici e negli studi a lungo termine.[1] Per questo motivo alcuni studi osservano eventi come infezioni gravi, PML, chirurgia intestinale, reazioni sistemiche e problemi di crescita.[1]
Le popolazioni speciali includono bambini, adolescenti, adulti con malattia refrattaria e persone dopo chirurgia intestinale.[1] In alcuni trial vengono inclusi anche pazienti in remissione, per capire se la riduzione della dose o il monitoraggio dei livelli del farmaco possono mantenere il controllo della malattia.[1]
Nel complesso, i trial mostrano che Vedolizumab viene studiato non solo come trattamento, ma anche come parte di strategie più ampie per migliorare il controllo a lungo termine della malattia infiammatoria intestinale.[1]


