L-ALANINE

L-Alanine è un amminoacido oggetto di studio in diverse sperimentazioni cliniche per i suoi potenziali benefici terapeutici. La ricerca attuale si concentra su due aree principali: come trattamento autonomo per la steatoepatite non alcolica (una forma grave di malattia epatica grassosa) e come parte di un composto di dipeptide con glutammina per proteggere il cuore durante la chirurgia cardiaca. Queste sperimentazioni mirano a valutare la sicurezza, la tollerabilità e l’efficacia di L-alanine nel migliorare la funzione degli organi e ridurre i danni durante le procedure mediche. Questo articolo riassume la ricerca clinica attuale su L-alanine e i suoi potenziali benefici per i pazienti con malattie epatiche e per coloro che si sottopongono a procedure cardiache.

Indice

Che cos’è L-Alanine?

L-Alanine è un amminoacido, che è un mattoncino per le proteine nel corpo umano. È considerato un amminoacido non essenziale perché il corpo può produrlo naturalmente, sebbene possa anche essere ottenuto tramite la dieta o integratori. In ambito medico, L-Alanine è oggetto di studio per i suoi potenziali benefici terapeutici in varie condizioni.[1]

L-Alanine è talvolta utilizzata in combinazione con altre sostanze, in particolare nella forma di N(2)-L-Alanine L-Glutamine dipeptide (conosciuto anche come Dipeptiven), che combina L-Alanine con glutammina per migliorare la stabilità e gli effetti terapeutici.[2][3]

Usi terapeutici di L-Alanine

Le ricerche indicano che L-Alanine può avere diverse applicazioni terapeutiche, in particolare nei disturbi epatici e nelle condizioni cardiache. Le sperimentazioni cliniche si sono concentrate sull’investigazione dei suoi effetti in specifiche condizioni di salute:[1][2][3]

  • Malattia epatica – in particolare la steatoepatite non alcolica (una forma di infiammazione epatica causata dall’accumulo di grasso)
  • Protezione cardiaca – durante gli interventi chirurgici al cuore che coinvolgono la circolazione extracorporea
  • Effetti antiossidanti – potenzialmente riducendo i danni dei radicali liberi nocivi
  • Proprietà anti-infiammatorie – possibilmente riducendo l’infiammazione in vari tessuti

L-Alanine per la steatoepatite non alcolica

Una importante applicazione in studio è l’uso di L-Alanine nel trattamento della steatoepatite non alcolica (NASH). Si tratta di una condizione epatica caratterizzata da infiammazione e accumulo di grasso in persone che consumano poco o nessun alcol. La NASH può progredire verso malattie epatiche più gravi, inclusa la cirrosi e l’insufficienza epatica.[1]

Una sperimentazione clinica ha investigato gli effetti terapeutici della supplementazione di L-Alanine in pazienti con NASH. Lo studio mirava a valutare sia la sicurezza sia l’efficacia della supplementazione a lungo termine di L-Alanine sulla funzione epatica. Il protocollo di trattamento prevedeva un aumento graduale delle dosi:[1]

  1. 6 g di polvere di L-Alanine una volta al giorno per il primo mese
  2. Due volte al giorno (12 g totali) per il secondo mese
  3. Tre volte al giorno (18 g totali) dal terzo mese in poi per 10 mesi

Questo studio è stato progettato per valutare le variazioni nella biochimica epatica (esami del sangue che misurano la funzione epatica) e nei risultati istologici (esame dei campioni di tessuto). Inoltre, i ricercatori hanno voluto comprendere gli effetti di L-Alanine sull’espressione genica, sulla risposta antiossidante e sui processi infiammatori nelle cellule epatiche.[1]

L-Alanine nelle applicazioni cardiovascolari

L-Alanine, in particolare quando combinata con glutammina come dipeptide N(2)-L-Alanine L-Glutamine, è oggetto di studio per i suoi potenziali effetti protettivi durante le operazioni al cuore.[2][3]

Due sperimentazioni cliniche hanno investigato i benefici di questa combinazione in pazienti sottoposti a chirurgia cardiaca:

1. Per i pazienti con malattia coronarica: Questo studio ha esaminato se la glutammina (sotto forma di dipeptide N(2)-L-Alanine L-Glutamine) potesse proteggere il cuore e l’intestino in pazienti con aterosclerosi coronarica (restringimento delle arterie coronarie) che hanno subito un intervento con circolazione extracorporea. Il trattamento prevedeva infusione endovenosa durante l’intervento e per 24 ore successivamente.[2]

2. Per i pazienti con stenosi della valvola aortica: Un altro studio ha valutato se la somministrazione di glutammina potesse fornire protezione miocardica (del muscolo cardiaco) in pazienti sottoposti a sostituzione della valvola aortica. Stenosi aortica è una condizione in cui la valvola aortica del cuore si restringe, ostacolando il flusso sanguigno dal cuore al corpo. Questi pazienti sono a alto rischio di lesioni da ischemia‑riperfusione (danno che si verifica quando il flusso sanguigno ritorna al tessuto dopo un periodo senza ossigeno).[3]

In queste applicazioni cardiache, i ricercatori hanno misurato vari marcatori di danno cardiaco (come Troponina T e CK-MB, proteine rilasciate quando il muscolo cardiaco è danneggiato) per valutare se la combinazione L-Alanine/glutammina fornisse effetti protettivi durante e dopo l’intervento chirurgico.[2][3]

Formulazioni e somministrazione di L-Alanine

Negli studi clinici, L-Alanine è stata somministrata in diverse forme:[1][2][3]

  • Forma in polvere orale – per il trattamento delle malattie epatiche, assunta per via orale a dosi comprese tra 6‑18 g al giorno[1]
  • Formulazione endovenosa (IV) – come parte del dipeptide N(2)-L-Alanine L-Glutamine, somministrata direttamente in una vena durante e dopo le chirurgie cardiache[2][3]

I regimi posologici variavano in base alla condizione trattata e al protocollo specifico di ciascuna sperimentazione clinica. Per esempio, nei pazienti sottoposti a chirurgia cardiaca, il dipeptide veniva tipicamente somministrato prima, durante e poco dopo l’intervento per fornire protezione durante il periodo critico di potenziale danno al cuore.[2][3]

Sicurezza ed effetti collaterali

Uno degli obiettivi principali delle sperimentazioni cliniche era valutare il profilo di sicurezza di L-Alanine, in particolare con l’uso a lungo termine. Lo studio NASH mirava specificamente a valutare “il profilo di sicurezza e tossicità della somministrazione a lungo termine di L-alanine” per un periodo di un anno.[1]

Le informazioni disponibili da queste sperimentazioni cliniche non elencano specificamente gli effetti collaterali comuni. Tuttavia, è importante notare che la sicurezza era una misura di risultato primaria in questi studi, indicando che i ricercatori monitoravano attentamente eventuali effetti avversi.[1][2][3]

Come per qualsiasi trattamento medico, i pazienti dovrebbero utilizzare gli integratori di L-Alanine solo sotto la guida di un operatore sanitario, che può monitorare eventuali effetti collaterali e adeguare il dosaggio secondo necessità. Questo è particolarmente importante poiché queste applicazioni di L-Alanine sono ancora in fase di ricerca e potrebbero non essere ancora approvate come trattamenti standard per queste condizioni.[1][2][3]

Aspetto dello studio Studio NASH (NCT00586885) Studio sulla malattia coronarica (NCT01478126) Studio sulla stenosi aortica (NCT03341169)
Scopo Valutare l’efficacia terapeutica di L-alanine nella steatoepatite non alcolica Valutare le proprietà protettive della glutammina su cuore e intestino durante la circolazione extracorporea Confermare l’effetto protettivo miocardico della glutammina nella sostituzione della valvola aortica
Formulazione del farmaco Polvere di L-alanine (autonoma) N(2)-L-Alanine L-Glutamine dipeptide (Dipeptiven) N(2)-L-Alanine L-Glutamine dipeptide
Dosaggio 6 g una volta al giorno (mese 1), due volte al giorno (mese 2), tre volte al giorno (mesi 3‑12) Infusione endovenosa 2 g/kg/giorno 0,25 g/kg prima dell’intervento + 0,25 g/kg dopo l’intervento
Durata del trattamento 12 mesi Durante l’intervento e 24 ore dopo 8 ore prima e 10 ore dopo l’induzione dell’anestesia
Esiti primari Sicurezza, tollerabilità, biochimica epatica, risultati istologici Vari marcatori cardiaci misurati a diversi momenti Danno miocardico (livelli di CK-MB, Troponina T)
Esiti secondari Profili genici, risposta antiossidante, risposta infiammatoria Marcatori specifici per organi (fegato, intestino), enzimi epatici Indice cardiovascolare, infezioni, complicanze
Controllo/Confronto Studio a braccio unico (senza gruppo di controllo) Placebo (soluzione al 0,9% di NaCl) Placebo (soluzione al 0,9% di NaCl)

Sperimentazioni cliniche in corso su L-ALANINE

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Glossario

  • Steatoepatite non alcolica (NASH): Una forma grave di malattia epatica grassosa in cui l'accumulo di grasso nel fegato è accompagnato da infiammazione e danni, non causata dal consumo di alcol. Può portare a cicatrizzazione (fibrosi), cirrosi e insufficienza epatica se non trattata.
  • L-alanina: Un amminoacido non essenziale (mattoncino delle proteine) che il corpo può produrre naturalmente. Svolge ruoli nel metabolismo del glucosio e nella sintesi proteica ed è oggetto di studio per i benefici terapeutici nella malattia epatica e in altre condizioni.
  • Circolazione extracorporea: Una tecnica utilizzata durante la chirurgia cardiaca in cui una macchina prende temporaneamente in carico la funzione del cuore e dei polmoni, mantenendo la circolazione e l'apporto di ossigeno mentre i chirurghi operano sul cuore.
  • Lesione da ischemia‑riperfusione: Danno tissutale che si verifica quando l'afflusso di sangue ritorna al tessuto dopo un periodo di privazione di ossigeno. Il ripristino del flusso sanguigno può causare infiammazione e danni ossidativi, provocando paradossalmente un danno maggiore.
  • N(2)-L-Alanine L-Glutamine dipeptide: Un composto contenente due amminoacidi (alanina e glutammina) collegati insieme, usato nelle sperimentazioni cliniche per potenzialmente proteggere gli organi durante la chirurgia cardiaca. Conosciuto anche con il nome commerciale Dipeptiven.
  • Stenosi aortica: Una condizione in cui la valvola aortica del cuore si restringe, limitando il flusso sanguigno dal cuore al corpo e costringendo il cuore a lavorare di più per pompare il sangue.
  • CK-MB (Creatine Kinase MB Isoenzyme): Un enzima presente principalmente nelle cellule del muscolo cardiaco che viene rilasciato nel sangue quando si verifica un danno al cuore. Viene misurato per valutare il grado di danno al muscolo cardiaco.
  • Troponin T (Tn-T): Una proteina presente nel muscolo cardiaco che viene rilasciata nel flusso sanguigno quando le cellule cardiache sono danneggiate. È un marcatore altamente specifico per il danno cardiaco e viene utilizzato per diagnosticare infarti e valutare il danno al cuore.
  • Biochimica epatica: Esami del sangue che misurano vari enzimi e proteine per valutare la funzione epatica e rilevare danni o malattie del fegato. Esempi includono i livelli di ALT, AST e bilirubina.
  • Risultati istologici: Risultati derivanti dall'esame di campioni di tessuto al microscopio per valutare le strutture cellulari e rilevare anomalie o cambiamenti correlati a malattie.
  • Alanine Aminotransferase (ALT): Un enzima presente principalmente nel fegato che viene rilasciato nel flusso sanguigno quando le cellule epatiche sono danneggiate. Livelli elevati indicano lesioni o malattie del fegato.
  • Aspartate Transaminase (AST): Un enzima presente in diversi tessuti, inclusi fegato, cuore e muscoli. Livelli elevati nel sangue possono indicare danni a questi tessuti.
  • Proteina legante gli acidi grassi epatica: Una proteina che aiuta a trasportare gli acidi grassi all'interno delle cellule epatiche. Quando rilasciata nel sangue, può indicare danni alle cellule del fegato.
  • Proteina legante gli acidi grassi intestinale: Una proteina presente nelle cellule che rivestono l'intestino e che aiuta a trasportare gli acidi grassi. Quando presente nel sangue, può indicare danni intestinali.
  • Glutathione S-Transferase: Un enzima coinvolto nella detossificazione che aiuta a proteggere le cellule dallo stress ossidativo e da sostanze tossiche. Forme specifiche possono indicare danni a organi particolari.
  • Indice cardiovascolare: Una misurazione o combinazione di misurazioni utilizzata per valutare la funzione cardiaca e l'efficienza della circolazione sanguigna.
  • HSP 70 (Heat Shock Protein 70): Una proteina che aiuta a proteggere le cellule dallo stress e dal danno. Nel tessuto cardiaco, la sua espressione può indicare l'attivazione di meccanismi protettivi contro lesioni.

Riferimenti

  1. https://clinicaltrials.gov/study/NCT00586885
  2. https://clinicaltrials.gov/study/NCT01478126
  3. https://clinicaltrials.gov/study/NCT03341169