Indice
- Panoramica dei trial su Alemtuzumab
- Studi nella sclerosi multipla
- Studi in leucemie e linfomi
- Studio nell’istiocitosi a cellule di Langerhans
- Esiti principali misurati nei trial
- Chi può partecipare
Panoramica dei trial su Alemtuzumab
I dati disponibili mostrano che Alemtuzumab viene studiato in diversi contesti clinici, non in una sola malattia.[1][2][3][4][5] Gli studi sono di tipo interventistico, cioè i ricercatori assegnano un trattamento o una strategia ai partecipanti.[1][2][3][4][5]
Le fasi riportate vanno dalla fase 1/2 alla fase 4, passando per fase 2 e fase 3.[1][2][3][4][5] Questo significa che alcuni trial servono soprattutto a valutare sicurezza e dose, mentre altri misurano efficacia su gruppi più grandi o in un follow-up più lungo.[1][3][4][5]
Studi nella sclerosi multipla
Due trial riguardano la sclerosi multipla, una malattia in cui il sistema nervoso viene colpito nel tempo.[3][5] Uno studio di fase 3, chiamato RAM-MS, confronta il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche con un gruppo comparatore che include Alemtuzumab, cladribina o ocrelizumab in pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente aggressiva.[3]
Il suo obiettivo principale è vedere se ci sono differenze nella proporzione di pazienti senza evidenza di attività di malattia dopo 2 anni e dopo 5 anni.[3] In questo studio, NEDA significa “nessuna evidenza di attività di malattia”, cioè assenza di eventi di malattia definiti dal protocollo.[3]
Un altro studio, di fase 2, valuta pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente dopo trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche e misura l’occorrenza di attività di malattia secondo il criterio NEDA-3 entro 36 mesi.[5] Nel protocollo sono presenti anche altri trattamenti di confronto, tra cui Alemtuzumab, per seguire l’andamento della malattia nel tempo.[5]
Studi in leucemie e linfomi
Due trial esplorano Alemtuzumab in tumori del sangue con malattia recidivata o refrattaria, cioè tornata dopo una risposta oppure non controllata dalle cure precedenti.[1][4] Questi studi sono importanti perché cercano nuove opzioni per pazienti con necessità cliniche ancora aperte.[1][4]
NCT04150497 è uno studio di fase 1/2 nella leucemia linfoblastica acuta B recidivata o refrattaria, chiamato BALLI-01.[1] L’obiettivo nella parte di aumento della dose è valutare sicurezza, tollerabilità, dose massima tollerata e dose raccomandata per la fase 2 di UCART22.[1] Nella parte di espansione, lo studio vuole confermare la dose raccomandata nei pazienti che hanno fallito una terapia diretta contro CD19.[1]
NCT05607420 è uno studio di fase 1/2 nel linfoma non-Hodgkin a cellule B recidivato o refrattario, chiamato NatHaLi-01.[4] Anche qui l’obiettivo principale è verificare sicurezza e tollerabilità di UCART20x22 e definire o confermare la dose raccomandata per la fase successiva.[4] In entrambi i trial, Alemtuzumab compare tra i trattamenti usati nel protocollo di studio.[1][4]
Studio nell’istiocitosi a cellule di Langerhans
NCT02205762 è un ampio protocollo internazionale di fase 4 per bambini e adolescenti con istiocitosi a cellule di Langerhans.[2] Lo studio valuta diversi sottogruppi di malattia e cerca di ridurre la mortalità, le riattivazioni e le conseguenze tardive.[2]
Tra gli obiettivi principali ci sono la sopravvivenza libera da riattivazione, la sopravvivenza globale e libera da malattia, lo studio del decorso della forma neurologica del sistema nervoso centrale e la risposta delle lesioni tumorali isolate del SNC al trattamento 2-CdA.[2] Alemtuzumab è presente come uno dei farmaci del protocollo di trattamento.[2]
Questo trial è molto ampio e include un arruolamento previsto di 2030 partecipanti, il che suggerisce una raccolta estesa di dati su molte forme della malattia.[2]
Esiti principali misurati nei trial
Gli esiti principali servono a capire se il trattamento è sicuro e se funziona.[1][2][3][4][5] Nei trial ematologici, gli esiti includono eventi avversi, eventi avversi gravi e tossicità limitante la dose.[1][4]
Nel trial su BALLI-01 si misura anche la frequenza della tossicità limitante la dose durante il periodo di osservazione, oltre alla sicurezza della fase di linfodeplezione.[1] Nel trial NatHaLi-01 si valutano gli eventi avversi nella fase di aumento della dose e nella fase di espansione, compresi quelli associati alla linfodeplezione.[4]
Nella sclerosi multipla, gli esiti principali sono legati all’assenza di attività di malattia, misurata a 2, 5 o 36 mesi a seconda dello studio.[3][5] Nell’istiocitosi a cellule di Langerhans, invece, si osservano sopravvivenza, riattivazioni, decorso neurologico e conseguenze permanenti.[2]
Chi può partecipare
La partecipazione dipende dalla malattia studiata e dalle caratteristiche richieste dal protocollo.[1][2][3][4][5] Nei trial con tumori del sangue sono inclusi pazienti con malattia recidivata o refrattaria, mentre negli studi neurologici sono inclusi pazienti con sclerosi multipla aggressiva o recidivante-remittente.[1][3][4][5]
Nel protocollo sull’istiocitosi, i partecipanti sono bambini e adolescenti con questa diagnosi, con diverse forme di coinvolgimento della malattia.[2] In pratica, ogni studio ha criteri propri e non tutti i pazienti con Alemtuzumab nei protocolli sono trattati nello stesso modo.[1][2][3][4][5]





