Indice
- Cos’è il Fattore di Coagulazione Umano II?
- Per cosa viene utilizzato?
- Come funziona?
- Come viene somministrato?
- Potenziali benefici
- Ricerca in corso
Cos’è il Fattore di Coagulazione Umano II?
Il Fattore di Coagulazione Umano II, noto anche come Concentrato del Complesso di Protrombina (PCC), è un emoderivato ottenuto dal plasma umano[1]. Contiene diversi importanti fattori della coagulazione, tra cui i fattori II, VII, IX e X, nonché le proteine C e S[2]. Questo farmaco è spesso indicato con nomi commerciali come Kcentra, Confidex o PPSB[3][4].
Per cosa viene utilizzato?
Il Fattore di Coagulazione Umano II (PCC) viene principalmente utilizzato per trattare o prevenire emorragie eccessive in varie situazioni mediche:
- Chirurgia cardiaca: Può aiutare a controllare il sanguinamento durante e dopo interventi al cuore[1][5].
- Emorragia ostetrica: Il PCC può essere utilizzato per gestire gravi sanguinamenti durante il parto[1].
- Malattie epatiche: I pazienti con cirrosi che presentano problemi di sanguinamento possono beneficiare del PCC[6].
- Trauma: Può essere utilizzato in casi di lesioni gravi con significativa perdita di sangue[7].
- Inversione degli effetti anticoagulanti: Il PCC può rapidamente invertire gli effetti dei farmaci anticoagulanti in situazioni di emergenza[2].
Come funziona?
Il Fattore di Coagulazione Umano II (PCC) agisce sostituendo i fattori di coagulazione essenziali nel sangue. Quando si sanguina, il corpo normalmente forma coaguli per arrestare il flusso sanguigno. Tuttavia, in alcune condizioni mediche o a causa di determinati farmaci, questo processo può essere compromesso. Il PCC fornisce una dose concentrata di fattori di coagulazione per aiutare il sangue a formare coaguli più efficacemente e fermare il sanguinamento[1][5].
Come viene somministrato?
Il Fattore di Coagulazione Umano II (PCC) viene somministrato come iniezione o infusione endovenosa (IV). La dose viene solitamente calcolata in base al peso del paziente e alla specifica situazione medica. Per esempio:
- Nella chirurgia cardiaca, le dosi possono variare da 10 a 15 UI/kg di peso corporeo[5].
- Nei casi di trauma, le dosi possono essere di 2000-3000 U basate sul peso corporeo stimato[7].
- Per i pazienti con malattie epatiche, la dose può essere adattata in base ai risultati degli esami di laboratorio[6].
Il farmaco viene tipicamente somministrato da professionisti sanitari in ambiente ospedaliero o di emergenza[1][5].
Potenziali benefici
La ricerca suggerisce che il Fattore di Coagulazione Umano II (PCC) possa offrire diversi vantaggi rispetto ai tradizionali emoderivati come il plasma fresco congelato (FFP):
- Azione più rapida: Il PCC può correggere i problemi di coagulazione più velocemente dell’FFP[2].
- Volume minore: Il PCC è più concentrato, quindi è necessario somministrare meno liquidi al paziente[2].
- Riduzione delle necessità trasfusionali: L’uso del PCC può diminuire la necessità di trasfusioni di sangue[4].
- Meno complicazioni: Potrebbe esserci un minor rischio di complicazioni legate alle trasfusioni rispetto ai tradizionali emoderivati[1].
Ricerca in corso
Diversi studi clinici stanno attualmente investigando l’uso del Fattore di Coagulazione Umano II (PCC) in varie situazioni mediche:
- Confronto tra PCC e plasma fresco congelato nei pazienti sottoposti a chirurgia cardiaca[5][3].
- Valutazione dell’uso del PCC nella gestione dell’emorragia ostetrica[1].
- Studio della somministrazione di PCC in pazienti traumatizzati con grave emorragia[7].
- Indagine sull’uso del PCC in pazienti con cirrosi epatica[6].
Questi studi mirano a comprendere meglio l’efficacia e la sicurezza del PCC in diversi scenari clinici, il che potrebbe portare a linee guida di trattamento migliorate in futuro.












