Lo studio riguarda la Retinopathy of prematurity, una condizione che colpisce gli occhi dei neonati molto prematuri e che richiede un esame oculare per valutare la gravità. L’esame prevede l’inserimento di uno strumento speciale nell’occhio, che può essere doloroso. Per cercare di ridurre questo disagio, viene somministrato dexmedetomidine per via intranasale, cioè spruzzato nel naso, come aggiunta alla cura abituale. Lo scopo è verificare se questo farmaco diminuisce il dolore rispetto a una sostanza inattiva (placebo).
Nel corso dello studio, i neonati ricevono il farmaco o il placebo poco prima dell’esame degli occhi, poi gli specialisti effettuano l’ispezione. Durante e subito dopo l’esame viene valutato il livello di dolore con un sistema chiamato PIPP-R, che assegna un punteggio basato su segni come espressioni facciali, battito cardiaco e respirazione. Vengono anche osservati eventuali cambiamenti nella frequenza respiratoria, nella necessità di ossigeno e altri segni vitali, per assicurarsi che il trattamento sia sicuro. Dopo l’esame i piccoli vengono seguiti per qualche ora per raccogliere ulteriori informazioni sul loro benessere.



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