Trattamento con linfociti T transdotti con vettore retrovirale RV‑SFG.CD19.CD28.4‑1BBzeta in pazienti con fibrosi polmonare interstiziale grave in malattie autoimmuni

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Di cosa tratta questo studio?

Lo studio riguarda pazienti con malattie autoimmuni positive per autoanticorpi e con grave interstitial lung fibrosis. Le malattie includono Systemic Sclerosis, ANCA-associated Vasculitis, seropositive Rheumatoid Arthritis, Sjögren’s disease e anti‑Synthetase Syndrome. Il trattamento sperimentale utilizza CD19.CAR T cells, cioè cellule T del sangue modificate in laboratorio per riconoscere e attaccare cellule anomale. Per creare queste cellule, le cellule T vengono “transdotte” con un RV‑SFG.CD19.CD28.4‑1BBzeta, un piccolo virus modificato che trasporta le istruzioni necessarie.

Lo scopo dello studio è valutare la fattibilità di questo trattamento in queste condizioni. Dopo l’arruolamento, ai pazienti viene prelevato un piccolo campione di sangue dal quale vengono prodotte le cellule modificate; una volta pronte, le cellule vengono somministrate per via endovenosa in una breve infusione. Dopo l’infusione i partecipanti sono seguiti con visite regolari per monitorare la salute generale e la funzionalità polmonare per diversi mesi.

Durante il periodo di osservazione i medici controllano la comparsa di eventuali effetti indesiderati e valutano se la capacità dei polmoni migliora, ad esempio misurando la quantità di aria che i polmoni riescono a espirare in un secondo (capacità vitale forzata) e la capacità di trasferire ossigeno. Il monitoraggio è continuo e tutti i risultati serviranno a capire se questa terapia può essere sicura e potenzialmente efficace.

1 iscrizione e consenso

dopo aver deciso di partecipare, viene firmato il modulo di consenso informato. vengono raccolti i dati clinici di base e viene effettuata una valutazione preliminare della funzione polmonare.

tutte le informazioni vengono registrate in modo confidenziale.

2 raccolta delle cellule t (leucafereesi)

viene eseguita una procedura di leucafereesi per prelevare le cellule t dal sangue. la procedura dura circa 2‑3 ore e non richiede anestesia generale.

le cellule prelevate vengono conservate temporaneamente in attesa della fase di modificazione in laboratorio.

3 produzione delle cellule cd19.car t

nel laboratorio le cellule t vengono trasdotte con un vettore retrovirale chiamato rv‑sfg.cd19.cd28.4‑1bbzeta. questo processo consente alle cellule di riconoscere e attaccare le cellule bersaglio.

la produzione richiede circa 2‑3 settimane. durante questo periodo non è necessario alcun intervento da parte del paziente.

4 infusione delle cellule cd19.car t

viene somministrata una singola infusione endovenosa di cd19.car t contenente 200000000 cellule. la dose è fissa per tutti i partecipanti.

l’infusione avviene in una stanza di terapia intensiva o di monitoraggio, con durata di circa 30‑60 minuti.

5 monitoraggio immediato post‑infusione

dopo l’infusione il paziente rimane sotto osservazione per almeno 24‑48 ore. vengono controllati segni di crs (sindrome da rilascio di citochine) e icans (sindrome neurotossica da cellule car t).

vengono eseguiti esami del sangue, monitoraggio della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della saturazione di ossigeno.

6 visite di follow‑up (v3, v11, v15)

v3: visita circa 3 giorni dopo l’infusione. vengono valutati gli effetti collaterali e la funzione polmonare iniziale.

v11: visita circa 11 giorni dopo l’infusione. si verifica la tollerabilità a lungo termine, senza comparsa di crs o icans di grado superiore a 3.

v15: visita finale, circa 15 giorni dopo l’infusione (o fino al completamento del follow‑up del paziente più tardivo). vengono misurati i cambiamenti nella capacità vitale forzata (fvc) e nella diffusione del monossido di carbonio (tlco).

7 valutazione finale e conclusione dello studio

viene effettuata una valutazione complessiva della sicurezza e della fattibilità del trattamento. tutti i dati raccolti vengono inseriti nel registro di studio.

il paziente riceve un riepilogo delle proprie visite e può continuare la cura abituale secondo le indicazioni del proprio medico.

Chi può partecipare allo studio?

  • Diagnosi confermata di fibrosi polmonare causata da una malattia autoimmune con autoanticorpi positivi e con riduzione della capacità respiratoria (FVC  40 %) oppure riduzione della capacità di scambio di ossigeno (TLCO/VA  25 % o TLCO SB  25 %); le malattie includono artrite reumatoide, sclerodermia sistemica, vasculite associata a ANCA, sindrome anti‑sintetasi, sindrome di Sjögren o altre malattie autoimmuni.
  • Funzione renale adeguata: livello di creatinina nel sangue non superiore a 2 volte il valore normale massimo (ULN) oppure filtrazione glomerulare stimata (eGFR) ≥ 30 mL/min/1,73 m².
  • Funzione epatica adeguata: livello di ALT (un enzima del fegato) ≤ 3 volte il valore normale massimo e bilirubina totale ≤ 2,0 mg/dL (per chi ha la sindrome di Gilbert‑Meulengracht è accettabile fino a 3 volte il valore normale massimo con bilirubina diretta ≤ 1,5 volte il valore normale).
  • Riserva polmonare minima: difficoltà a respirare (dyspnea) di grado ≤ 2, saturazione di ossigeno > 85 % in aria ambiente e capacità vitale forzata (FVC) > 40 %.
  • Stabilità emodinamica e funzione cardiaca adeguata: frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF) ≥ 40 % misurata con ecocardiogramma.
  • Se presente ipertensione arteriosa polmonare moderata o grave, è necessario essere in terapia combinata con almeno due farmaci approvati per questa condizione.
  • Conta assoluta dei neutrofili (ANC) nel sangue ≥ 1000 per mm³.
  • Conta assoluta dei linfociti (ALC) nel sangue ≥ 400 per mm³.
  • Età compresa tra 18 e 70 anni.
  • Le donne in età fertile e tutti gli uomini devono accettare di usare metodi contraccettivi molto efficaci per un anno dopo la terapia con cellule CAR‑T.
  • Capacità di comprendere lo scopo dello studio e le procedure richieste.
  • Fornire un consenso informato scritto prima di qualsiasi procedura di screening.

Chi non può partecipare allo studio?

  • Uso di farmaci immunosoppressivi come DMARD biologico entro gli ultimi 3 mesi, DMARD sintetico entro le ultime 6 settimane o inibitori JAK (JAKi) entro l’ultimo mese prima della leukapheresi, con l’eccezione di prednisolone ≤ 30 mg al giorno o equivalenti, e di mycophenolic acid o nintedanib che devono essere sospesi due settimane prima della leukapheresi (possono poi essere ripresi tra la leukapheresi e la fase di lymphodepletion, ma devono essere fermati una settimana prima della lymphodepletion e riavviati non prima di 4 settimane dopo la terapia con cellule CAR‑T).
  • Donne incinte o che allattano.
  • Intolleranza a uno qualsiasi degli eccipienti (sostanze inattive) presenti nel prodotto cellulare.
  • Essere già iscritti a un altro studio clinico al momento dello screening.
  • Non avere una buona padronanza della lingua tedesca.
  • Essere positivi per l’epatite B o C (presenza di antigene o di DNA/RNA del virus).
  • Essere positivi all’HIV.
  • Presenza di un’infezione batterica, virale o fungina acuta, grave e potenzialmente letale non controllata al momento dell’inclusione.
  • Avere una malattia concomitante grave, ad esempio pressione alta non controllata, insufficienza cardiaca sinistra di classe NYHA III‑IV (grado di gravità della insufficienza) o diabete non controllato.
  • Avere angina instabile o infarto miocardico (attacco di cuore) nei 3 mesi precedenti lo screening.
  • Valore di GFR (indice di filtrazione glomerulare, misura della funzione renale) inferiore a 30 mL/min/1,73 m².
  • Aver avuto o avere un tumore, eccetto alcuni tumori della pelle non melanoma, carcinoma in situ della cervice o del seno, cancro alla prostata fino a Gleason 6 curato senza recidiva da almeno 3 anni, o un tumore in remissione completa da almeno 5 anni.
  • Avere un coinvolgimento attivo del sistema nervoso centrale (CNS) da parte della propria malattia autoimmune.

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Stato della sperimentazione

Paese Stato dell’arruolamento Inizio dell’arruolamento
Germania Germania
Non ancora reclutando
15.06.2026

Sedi della sperimentazione

CD19.CAR T cells sono cellule del sistema immunitario, i linfociti T, che sono state modificate in laboratorio per riconoscere una proteina chiamata CD19. Per fare questo, gli scienziati hanno inserito nelle cellule un piccolo pezzo di materiale genetico (vettore retrovirale) che le istruisce a produrre un recettore speciale (CAR) con parti chiamate CD28 e 4‑1BB, che attivano la risposta immunitaria. Nella sperimentazione, queste cellule vengono somministrate per via endovenosa. Lo scopo è verificare se questo trattamento può aiutare a ridurre l’infiammazione e la fibrosi nei polmoni di pazienti che hanno malattie autoimmuni con autoanticorpi positivi e una grave fibrosi interstiziale, valutandone la fattibilità e la sicurezza.

Sclerosi sistemica – è una malattia autoimmune caratterizzata da indurimento della pelle e coinvolgimento di organi interni. Nei polmoni può svilupparsi una fibrosi interstiziale che rende il tessuto più rigido. Con il tempo la capacità respiratoria diminuisce gradualmente a causa della perdita di elasticità polmonare.

Vasculite associata a ANCA – è una infiammazione dei piccoli vasi sanguigni mediata da anticorpi anti‑citosol neutrofili (ANCA). L’infiammazione può interessare i polmoni, provocando danni al tessuto interstiziale. La lesione infiammatoria può evolvere in cicatrici fibrotiche che peggiorano la funzione respiratoria.

Artrite reumatoide sieropositiva – è una malattia cronica che colpisce le articolazioni, ma può manifestarsi anche fuori dalle articolazioni. Tra le manifestazioni extra‑articolari vi è l’infiammazione del tessuto polmonare. Questa infiammazione può trasformarsi in fibrosi interstiziale che avanza lentamente.

Sindrome di Sjögren – è una patologia autoimmune che colpisce le ghiandole esocrine, causando secchezza di occhi e bocca. In alcuni pazienti si verifica un coinvolgimento polmonare con infiltrati infiammatori. Gli infiltrati possono progredire verso una fibrosi che riduce progressivamente la capacità respiratoria.

Sindrome anti‑sintetasi – comprende malattie caratterizzate da autoanticorpi contro enzimi sintetasi. Spesso si presenta con una polmonite interstiziale infiammatoria. L’infiammazione può evolvere in tessuto fibrotico, limitando la ventilazione polmonare.

Altre malattie autoimmuni con fibrosi polmonare interstiziale – includono condizioni come il lupus eritematoso sistemico e altre patologie autoimmuni. Queste malattie possono causare infiammazione dei polmoni che, se non controllata, si trasforma in fibrosi. La fibrosi progredisce gradualmente, determinando un progressivo deterioramento della funzione respiratoria.

ID della sperimentazione:
2024-519592-26-00
Codice del protocollo:
HD-CAR-ILD-1
Fase della sperimentazione:
Farmacologia umana (Fase I) – Altro

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