Lo studio riguarda il cervical cancer che è tornato oppure si è diffuso in altre parti del corpo e che è peggiorato dopo cure già ricevute con farmaci a base di platino e con terapie che agiscono su PD-L1/PD-1, cioè sostanze del corpo che aiutano a controllare la risposta del sistema di difesa. Lo scopo dello studio è capire se MK-2870, chiamato anche sacituzumab tirumotecan, può essere utile come trattamento di seconda linea, cioè dopo una prima cura non più efficace. Il farmaco viene dato per infusione endovenosa, cioè attraverso una vena. Nel confronto con il trattamento scelto dal medico possono essere usati alcuni farmaci già in uso contro questo tipo di tumore, tra cui topotecan, tisotumab vedotin, irinotecan, pemetrexed, gemcitabine o vinorelbine. Possono essere usati anche farmaci di supporto, come paracetamol, h2-receptor antagonists e glucocorticoids, per aiutare a controllare i sintomi o gli effetti delle cure.
Lo studio confronta MK-2870 con il trattamento ritenuto più adatto dal medico in quel momento. Le persone vengono assegnate in modo casuale a uno dei trattamenti e poi seguite nel tempo. Durante lo studio vengono controllati sia gli eventuali effetti indesiderati sia la durata della vita e l’andamento della malattia. Il trattamento può essere continuato finché risulta utile o finché non compaiono problemi che ne impediscono la prosecuzione.
Si tratta di uno studio di fase 3, quindi una fase avanzata di ricerca, che serve a raccogliere ulteriori informazioni su efficacia e sicurezza prima di un uso più ampio. La malattia studiata è il cervical cancer recidivante o metastatico, cioè un tumore della cervice uterina che è tornato oppure si è diffuso. La cervice è la parte più bassa dell’utero, che si apre verso la vagina.



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