L’ictus embolico è una condizione grave che richiede un monitoraggio e una prevenzione continui. Attualmente sono in corso 2 studi clinici che esplorano nuove strategie terapeutiche per ridurre il rischio di recidive e migliorare la qualità di vita dei pazienti che hanno subito un ictus o che sono a rischio dopo procedure cardiache.
Studi clinici in corso sull’ictus embolico
L’ictus embolico si verifica quando un coagulo di sangue blocca il flusso sanguigno verso una parte del cervello, causando danni ai tessuti cerebrali. La ricerca medica sta attivamente esplorando nuove opzioni terapeutiche per prevenire ulteriori eventi cardiovascolari nei pazienti che hanno già subito un ictus o che sono ad alto rischio. Gli studi clinici in corso stanno valutando diversi approcci farmacologici per ridurre l’infiammazione e prevenire la formazione di coaguli di sangue.
Panoramica degli studi clinici disponibili
Attualmente sono disponibili 2 studi clinici per l’ictus embolico nel database. Questi studi stanno valutando diverse strategie terapeutiche, dalla riduzione dell’infiammazione vascolare alla prevenzione a lungo termine della formazione di coaguli dopo procedure cardiache. Di seguito vengono presentati in dettaglio tutti gli studi attualmente in corso.
Studi clinici attivi
Studio sulla colchicina per ridurre l’infiammazione nei pazienti con ictus o TIA e aterosclerosi
Localizzazione: Irlanda
Questo studio clinico si concentra sugli effetti della colchicina nei pazienti che hanno subito un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA), spesso chiamato “mini-ictus”. L’obiettivo principale è valutare se la colchicina, nota per le sue proprietà antinfiammatorie, possa aiutare a ridurre alcuni marcatori nel sangue che indicano infiammazione.
L’infiammazione nei vasi sanguigni può aumentare il rischio di avere un altro ictus o problemi cardiaci, quindi ridurre questi marcatori potrebbe diminuire tale rischio. I partecipanti allo studio assumeranno Colchicina Tiofarma 500 microgrammi in compresse una volta al giorno per 30 giorni.
Criteri principali di inclusione:
- Aver avuto un precedente ictus ischemico o TIA
- Età compresa tra 18 e 90 anni
- Vivere in modo indipendente a casa
- Livelli di hsCRP sierico pari o superiori a 2 mg/L (un marcatore di infiammazione)
- Presenza di ateroma (accumulo di depositi grassi nelle arterie) con restringimento superiore al 30% o storia di cardiopatia ischemica o arteriopatia periferica
- Funzione renale adeguata (eGFR superiore a 50 ml/min)
Criteri di esclusione:
- Gravidanza o allattamento
- Gravi problemi renali o epatici
- Allergia nota alla colchicina
- Infezione recente o intervento chirurgico
- Uso di determinati farmaci che potrebbero interferire con il farmaco dello studio
- Storia di alcuni tipi di cancro
- Pressione sanguigna alta non controllata
- Storia di abuso di alcol o droghe
Lo studio prevede prelievi di sangue prima e dopo il trattamento per misurare i cambiamenti nei marcatori infiammatori, tra cui hsCRP e IL-6, che sono proteine nel sangue che possono indicare i livelli di infiammazione. Verranno inoltre monitorati eventuali effetti collaterali o motivi per cui i partecipanti potrebbero interrompere l’assunzione della colchicina.
Studio sull’anticoagulazione a lungo termine con rivaroxaban vs. acido acetilsalicilico per pazienti a rischio di ictus dopo ablazione della fibrillazione atriale
Localizzazione: Belgio, Germania
Questo studio clinico è rivolto a pazienti che hanno subito una procedura chiamata ablazione con catetere per trattare la fibrillazione atriale, una condizione che può aumentare il rischio di ictus. Lo studio sta confrontando due diversi trattamenti per determinare quale sia più efficace nel ridurre il rischio di ictus e altri eventi correlati.
Il primo trattamento prevede l’uso di un farmaco chiamato rivaroxaban, un tipo di anticoagulante che aiuta a prevenire la formazione di coaguli di sangue. Il secondo trattamento utilizza acido acetilsalicilico (comunemente noto come aspirina), che viene anche usato per prevenire i coaguli di sangue ma funziona in modo diverso.
Criteri principali di inclusione:
- Almeno un anno dopo un’ablazione con catetere riuscita per la fibrillazione atriale, senza segni di battiti cardiaci irregolari confermati da test specifici (Holter ed ECG)
- Punteggio di rischio CHA2DS2-VASc di 1 o superiore (utilizzato per stimare il rischio di ictus nelle persone con fibrillazione atriale)
- Età superiore ai 18 anni
- Fibrillazione atriale non valvolare (non causata da un problema delle valvole cardiache)
Criteri di esclusione:
- Ictus recente o attacco ischemico transitorio (TIA)
- Storia di disturbi emorragici
- Malattia epatica grave
- Malattia renale che richiede dialisi
- Gravidanza o allattamento
- Impossibilità di seguire le procedure dello studio o assumere i farmaci come richiesto
- Partecipazione a un altro studio clinico
I partecipanti verranno assegnati casualmente a ricevere rivaroxaban (Xarelto 15 mg) o acido acetilsalicilico (ASS-ratiopharm 100 mg). Lo studio durerà fino a 36 mesi, durante i quali i partecipanti avranno controlli regolari e test per monitorare la loro salute e gli effetti del trattamento.
L’obiettivo principale è vedere se c’è una differenza nell’occorrenza di ictus o altri eventi correlati tra i due gruppi di trattamento. Lo studio esaminerà anche altri risultati, come l’occorrenza di sanguinamenti, i cambiamenti nelle scansioni cerebrali mediante risonanza magnetica (RMN) e la qualità della vita complessiva.
Riassunto
Gli studi clinici attualmente in corso sull’ictus embolico stanno esplorando approcci innovativi per la prevenzione secondaria. Il primo studio si concentra sulla riduzione dell’infiammazione vascolare utilizzando la colchicina in pazienti con storia di ictus o TIA e presenza di aterosclerosi. Questo approccio è particolarmente interessante perché si rivolge a uno dei meccanismi sottostanti che possono portare a eventi cardiovascolari ricorrenti.
Il secondo studio affronta una questione clinica importante: quale strategia anticoagulante sia più appropriata per i pazienti che hanno subito un’ablazione riuscita per la fibrillazione atriale ma rimangono a rischio moderato di ictus. Il confronto tra rivaroxaban e acido acetilsalicilico fornirà dati preziosi per guidare le decisioni terapeutiche in questa popolazione di pazienti.
Entrambi gli studi evidenziano l’importanza di strategie personalizzate per la prevenzione dell’ictus, tenendo conto dei diversi profili di rischio dei pazienti e delle procedure a cui sono stati sottoposti. I risultati di questi studi potrebbero influenzare significativamente le linee guida cliniche future e migliorare gli esiti per i pazienti a rischio di ictus embolico.
È importante notare che la partecipazione a uno studio clinico dovrebbe essere sempre discussa con il proprio medico curante, che può valutare se i criteri di inclusione ed esclusione sono appropriati per la situazione individuale del paziente.


