Lo studio si concentra sullinfertilità femminile e mira a valutare l’impatto dell’esercizio fisico e della dieta mediterranea rispetto all’uso di aspirina o nessun intervento, prima della fecondazione in vitro. L’obiettivo principale è capire come queste diverse strategie possano influenzare il tasso di nascite vive cumulative, cioè il numero di nascite che portano a un neonato vivo per ogni 100 trasferimenti di embrioni.
Nel corso dello studio, le partecipanti saranno divise in gruppi che seguiranno uno dei tre approcci: esercizio fisico e dieta mediterranea, assunzione di Tromalyt (un tipo di aspirina in capsule a rilascio prolungato) o nessun intervento. Tromalyt contiene acido acetilsalicilico, noto per la sua capacità di inibire l’aggregazione delle piastrine, che sono piccole cellule del sangue coinvolte nella coagulazione. Le partecipanti riceveranno il trattamento per un periodo massimo di sei mesi, con l’obiettivo di migliorare le possibilità di successo della fecondazione in vitro.

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