Indice
- Panoramica degli studi
- Studi nei tumori del fegato
- Studi in altri tumori solidi
- Fasi di studio ed endpoint principali
- Chi può partecipare
- Come leggere i risultati dei trial
Panoramica degli studi
Nei dati forniti, Tremelimumab viene studiato quasi sempre in combinazione con altri trattamenti, soprattutto con durvalumab, ma anche con radioterapia, chemioterapia, TACE, SIRT o altri farmaci oncologici.[1] Gli studi riguardano diversi tipi di tumore e includono pazienti in fasi differenti della malattia, come malattia avanzata, non resecabile, resecabile o in trattamento prima o dopo l’intervento.[2]
Le fasi di sviluppo presenti sono soprattutto fase 2 e fase 3, con alcuni studi di fase 1 e un trial di fase 4.[3] Questo significa che alcuni studi servono a capire sicurezza e fattibilità, mentre altri confrontano l’efficacia con il trattamento standard o con altri schemi di cura.[4]
Studi nei tumori del fegato
Gran parte dei trial su Tremelimumab riguarda il carcinoma epatocellulare, cioè il tumore del fegato.[4] In questi studi Tremelimumab viene valutato in diversi contesti: malattia avanzata, localmente avanzata, intermedia, non resecabile e anche resecabile, spesso insieme a durvalumab e ad altri trattamenti locali come TACE, SIRT o ablazione percutanea.[5]
Nel trial NCT03298451, di fase 3, si confronta durvalumab con o senza Tremelimumab contro sorafenib in pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato non trattato prima.[4] L’endpoint principale è la sopravvivenza globale, cioè il tempo fino al decesso per qualsiasi causa.[4]
Nel trial 2022-502012-37-00, sempre di fase 3, Tremelimumab e durvalumab vengono studiati come trattamento di prima linea in pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato non resecabile e con caratteristiche cliniche specifiche, tra cui punteggi Child-Pugh e WHO/ECOG definiti nel protocollo.[6] Gli endpoint includono la frequenza di eventi avversi di grado 3/4 e il tasso di risposta obiettiva.[6]
Altri studi nel fegato valutano combinazioni con procedure locali. Nel trial NCT05301842, di fase 3, si confronta TACE con o senza durvalumab, Tremelimumab e lenvatinib in pazienti con carcinoma epatocellulare locoregionale, usando come endpoint la sopravvivenza libera da progressione.[5] Nel trial NCT05063565, di fase 2, si studia la sequenza tra TheraSphere e immunoterapia con durvalumab e Tremelimumab, con endpoint di risposta obiettiva e sicurezza.[7]
Nel trial NCT05440864, di fase 2, Tremelimumab e durvalumab vengono usati prima dell’intervento in pazienti con carcinoma epatocellulare resecabile, e l’obiettivo principale è la sicurezza del trattamento preoperatorio.[8] Nel trial NCT06045975, sempre di fase 2, il trattamento viene studiato prima e dopo l’ablazione percutanea, con endpoint di sopravvivenza libera da recidiva a un anno.[9]
Studi in altri tumori solidi
Oltre ai tumori del fegato, Tremelimumab viene studiato in diversi altri tumori solidi. Nel trial NCT02516241, di fase 3, viene valutato con durvalumab o da solo rispetto alla chemioterapia standard nel carcinoma uroteliale avanzato non resecabile, con endpoint di sopravvivenza globale.[10]
Nel trial 2023-507342-84-00, di fase 3, la combinazione durvalumab, Tremelimumab ed enfortumab vedotin viene studiata nel carcinoma della vescica muscolo-invasivo in pazienti non eleggibili per cisplatino o che lo rifiutano.[1] L’endpoint principale è la sopravvivenza libera da eventi, che misura il tempo fino a recidiva, progressione, mancata chirurgia o morte.[1]
Nel trial NCT01843374, di fase 2, Tremelimumab viene confrontato con placebo nel mesotelioma maligno non resecabile, e l’endpoint principale è la sopravvivenza globale.[11] Questo studio aiuta a capire se il trattamento può migliorare la durata della vita in questa malattia difficile da trattare.[11]
Nel trial NCT06341764, di fase 2, Tremelimumab e durvalumab vengono dati prima dell’intervento nel colangiocarcinoma localmente avanzato, con obiettivo di ridurre la recidiva a 12 mesi dopo la chirurgia.[2] Nel trial 2024-515660-31-00, sempre di fase 2, la stessa combinazione viene studiata prima dell’intervento nell’colangiocarcinoma intraepatico, con endpoint di resezione R0/R1.[12]
Nel trial 2024-518842-26-00, di fase 2, Tremelimumab e durvalumab vengono studiati in tumori gastrici o del giunto gastroesofageo resecabili con instabilità dei microsatelliti e senza infezione da EBV.[13] Gli endpoint sono la risposta patologica completa e lo stato del ctDNA, oppure il tasso di risposta completa a 2 anni nei due gruppi previsti dal protocollo.[13]
Nel trial 2024-514920-18-00, di fase 1, durvalumab e Tremelimumab sono studiati con radioterapia stereotassica corporea in metastasi di tumori squamosi di testa-collo, polmone, esofago, cervice, vagina, vulva o ano.[14] In questa fase iniziale si valutano soprattutto tossicità limitanti la dose e risposta fuori dal campo di radioterapia, cioè la cosiddetta risposta abscopale.[14]
Nel trial 2024-511878-67-00, di fase 1, Tremelimumab viene iniettato per via broncoscopica nei linfonodi o nel tumore in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase iniziale, per studiare sicurezza e fattibilità della procedura.[15] Nel trial NCT03965468, di fase 2, durvalumab e Tremelimumab sono parte di un trattamento per NSCLC oligo-metastatico sincronico, con endpoint di sopravvivenza libera da progressione a 1 anno.[16]
Altri studi includono il tumore renale, con il trial NCT03288532 di fase 3 in adiuvante, dove durvalumab con o senza Tremelimumab viene confrontato con il monitoraggio attivo nei pazienti a rischio intermedio o alto di recidiva dopo chirurgia.[17] Gli endpoint sono la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza globale.[17]
Fasi di studio ed endpoint principali
Nei trial su Tremelimumab, la fase 1 serve soprattutto a verificare sicurezza, tollerabilità, fattibilità e, in alcuni casi, la dose adatta da usare nei bambini o negli adulti.[3] Per esempio, nello studio pediatrico NCT03837899, gli endpoint comprendono parametri farmacocinetici, sicurezza, tollerabilità e primi segnali di attività antitumorale.[3]
La fase 2 valuta in modo più ampio se il trattamento funziona e quanto è sicuro, spesso misurando tasso di risposta obiettiva, sopravvivenza libera da progressione, sopravvivenza libera da recidiva o risposta patologica completa.[7] In questa fase si trovano anche studi su trattamenti prima dell’intervento, dopo l’intervento o in combinazione con procedure locali come TACE, SIRT o ablazione.[7]
La fase 3 confronta il trattamento con Tremelimumab con lo standard di cura o con altri schemi terapeutici su numeri più grandi di pazienti.[17] Gli endpoint più frequenti sono la sopravvivenza globale, la sopravvivenza libera da progressione, la sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza libera da eventi.[17]
Nei trial forniti, gli endpoint più usati sono OS, PFS, ORR, recidiva libera da malattia, risposta patologica completa e sicurezza.[13] Alcuni studi usano anche criteri di imaging come RECIST 1.1, mRECIST o iRECIST per misurare la risposta del tumore.[13]
Chi può partecipare
Le popolazioni studiate sono molto diverse, ma spesso includono pazienti con tumore avanzato, metastatico o non resecabile.[11] In altri studi, invece, partecipano pazienti con malattia resecabile che stanno per essere operati, oppure pazienti già operati ma ancora a rischio di recidiva.[15]
Alcuni trial selezionano gruppi con caratteristiche biologiche specifiche, come tumori MSI o MSS, oppure pazienti con espressione alta di PD-L1.[13] In altri casi, l’età è molto ampia: uno studio include anche bambini e giovani adulti con tumori solidi avanzati.[3]
In diversi studi sono richiesti criteri clinici precisi, come il tipo di tumore, la possibilità o meno di operare, l’assenza di trattamenti sistemici precedenti o una specifica condizione funzionale generale del paziente, misurata con scale come WHO/ECOG.[6][17]
Come leggere i risultati dei trial
Quando un trial parla di sopravvivenza globale, vuole sapere se il trattamento aiuta i pazienti a vivere più a lungo.[4] Quando misura la sopravvivenza libera da progressione, controlla per quanto tempo il tumore resta stabile senza peggiorare.[5]
Il tasso di risposta obiettiva indica quanti pazienti hanno una riduzione visibile del tumore agli esami.[7] La risposta patologica completa e lo stato del ctDNA sono endpoint più specifici, usati soprattutto negli studi prima dell’intervento, per capire quanto il trattamento ha agito sul tumore a livello biologico e nel tessuto.[13]
La sicurezza è un obiettivo importante in molti trial, soprattutto nelle fasi iniziali e nei trattamenti combinati.[8] Per questo vengono registrati eventi avversi, eventi avversi seri, parametri di laboratorio, ECG, segni vitali e, in alcuni studi, anche la necessità di interrompere il trattamento.[17]





