Introduzione: Chi dovrebbe sottoporsi a una valutazione diagnostica per la parestesia
La maggior parte delle persone ha sperimentato il formicolio o l’intorpidimento temporaneo che deriva dallo stare seduti con le gambe incrociate o dal dormire con un braccio in una posizione scomoda. Questo tipo di parestesia di solito scompare entro pochi minuti una volta che ci si muove e si allevia la pressione sul nervo interessato. Tuttavia, quando queste strane sensazioni non scompaiono, si verificano frequentemente senza una causa evidente o iniziano a interferire con le attività quotidiane, è il momento di consultare un professionista sanitario[1].
Dovresti cercare in particolare una valutazione medica se i sintomi di parestesia persistono per un periodo prolungato, influiscono sulla qualità della vita o sono accompagnati da altri segni preoccupanti. Mentre la parestesia temporanea causata dalla pressione su un nervo è innocua, i sintomi persistenti o ricorrenti possono indicare danni ai nervi, problemi di circolazione o una condizione medica sottostante che richiede una diagnosi e un trattamento adeguati[2].
Le persone che hanno determinati fattori di rischio potrebbero essere più propense a sviluppare parestesia cronica e dovrebbero prestare particolare attenzione ai sintomi nuovi o in evoluzione. Questi fattori di rischio includono essere donna, poiché le donne sono più soggette a condizioni come la sindrome del tunnel carpale; avere obesità, che può esercitare pressione sui nervi; essere incinta, poiché i cambiamenti di peso e di liquidi possono causare compressione nervosa; avere malattie della tiroide o diabete; avere artrite reumatoide; oppure trascorrere periodi prolungati a letto[4].
Se i sintomi di parestesia compaiono improvvisamente e sono accompagnati da altri segnali di allarme come difficoltà nel parlare, caduta del viso o debolezza, è essenziale un’assistenza medica immediata. Inoltre, se i sintomi durano a lungo, sono collegati a debolezza muscolare, si verificano molto frequentemente o non possono essere spiegati dalla postura o dalle attività, dovresti fissare un appuntamento con il medico per indagare sulla causa[3].
Metodi diagnostici per identificare la parestesia e le sue cause
Diagnosticare la causa sottostante della parestesia richiede un approccio sistematico. Il professionista sanitario inizierà con un’anamnesi medica approfondita e un esame fisico. Comprendere quando sono iniziati i sintomi, dove si verificano, cosa li migliora o li peggiora e se si hanno altre condizioni di salute aiuta a restringere le possibili cause[2].
Durante l’esame fisico, il medico valuterà i sintomi chiedendoti di descrivere le sensazioni e potrebbe chiederti di tracciare le aree intorpidite o dolorose sul corpo. Eseguirà anche test di forza e controllerà i riflessi per aiutare a escludere altre potenziali cause dei sintomi, come problemi con le radici nervose o danni a nervi specifici[15].
Esami di laboratorio
Gli esami del sangue sono spesso tra i primi strumenti diagnostici utilizzati per indagare sulla parestesia persistente. Questi test di laboratorio possono rivelare un’ampia gamma di condizioni sottostanti. Un emocromo completo può rilevare infezioni o disturbi del sangue. I test che misurano i livelli di elettroliti controllano gli squilibri nei minerali come potassio, calcio o sodio, che sono essenziali per il corretto funzionamento dei nervi[5].
Il test dei livelli vitaminici è particolarmente importante perché carenze di determinate vitamine, specialmente vitamine del gruppo B come B1, B6 e B12, insieme alla vitamina E, possono causare danni ai nervi e parestesia. Bassi livelli di zucchero nel sangue possono anche innescare queste sensazioni, quindi può essere eseguito un test della glicemia. I test di funzionalità tiroidea aiutano a determinare se una tiroide ipoattiva o iperattiva sta contribuendo al problema[5].
Per le persone con diabete o per coloro che si sospetta lo abbiano, misurare il controllo della glicemia attraverso test come l’emoglobina A1c è fondamentale, poiché il diabete scarsamente controllato è una causa comune di danni ai nervi che portano a parestesia cronica[8].
Studi sulla funzione nervosa
L’elettromiografia, spesso chiamata EMG, è un test diagnostico che misura l’attività elettrica prodotta dai muscoli. Durante questo test, un elettrodo ad ago sottile viene inserito nel muscolo per registrare la sua attività elettrica. Questo aiuta i medici a valutare e diagnosticare condizioni muscolari e nervose ed è particolarmente utile per distinguere la parestesia causata da problemi nervosi da altri disturbi[2].
Uno studio di conduzione nervosa viene spesso eseguito insieme all’elettromiografia. In questo test, elettrodi adesivi vengono posizionati sulla pelle e il nervo viene stimolato con un lieve impulso elettrico. Il test misura quanto rapidamente ed efficacemente i segnali elettrici viaggiano attraverso il nervo, aiutando a identificare i danni ai nervi. A volte i medici confrontano il nervo interessato con lo stesso nervo sul lato opposto del corpo per comprendere meglio l’entità del problema[2].
Questi test di funzione nervosa possono diagnosticare condizioni come la radicolopatia, in cui le radici nervose si comprimono, si irritano o si infiammano, spesso a causa di un’ernia del disco o del restringimento del canale spinale. Possono anche identificare la neuropatia, che si riferisce al danno ai nervi periferici che può derivare da diabete, infezioni, lesioni o esposizione a tossine[9].
Studi di imaging
Sebbene la parestesia stessa non si manifesti nei test di imaging standard, questi studi sono preziosi per identificare le cause strutturali sottostanti. Le radiografie possono aiutare a rilevare anomalie ossee o artrite che potrebbero comprimere i nervi[15].
In alcuni casi potrebbe essere necessaria un’imaging più dettagliata. Una tomografia computerizzata, comunemente nota come TAC, o una risonanza magnetica, chiamata RM, possono fornire immagini dettagliate di tessuti molli, ossa, vasi sanguigni e nervi. Queste scansioni sono particolarmente utili se il medico sospetta che un tumore, un’ernia del disco o un’altra massa stia premendo su un nervo e causando i sintomi[2].
L’ecografia può essere utilizzata anche durante determinate procedure, come quando un medico esegue un blocco nervoso per confermare la diagnosi. In un blocco nervoso, un anestetico locale viene iniettato vicino al nervo interessato e se si verifica sollievo dal dolore, ciò aiuta a confermare la posizione e la fonte del problema[15].
Procedure diagnostiche specializzate
Per alcuni tipi di parestesia che colpiscono aree specifiche del corpo, potrebbero essere necessari test specializzati. Quando la parestesia colpisce il viso o la testa, i medici potrebbero dover eseguire test che controllano la sensazione e la sensibilità in quelle regioni. Il professionista sanitario può anche valutare la risposta sensoriale al tatto, alla temperatura o al dolore per comprendere come stanno funzionando i nervi[7].
Se si sospetta un problema al midollo spinale, potrebbe essere eseguita una procedura chiamata mielografia. Questa comporta l’iniezione di un colorante di contrasto nello spazio intorno al midollo spinale e l’esecuzione di radiografie o TAC per visualizzare eventuali anomalie che potrebbero comprimere i nervi[1].
Il processo diagnostico mira a determinare se la parestesia è causata da pressione sui nervi, problemi di circolazione sanguigna, condizioni metaboliche o endocrine come diabete o malattie della tiroide, malattie neurologiche che colpiscono il cervello o il midollo spinale, infezioni, lesioni, effetti collaterali di farmaci o carenze vitaminiche[5].
Diagnostica per la qualificazione agli studi clinici
Sebbene le fonti fornite non contengano informazioni specifiche sui criteri diagnostici utilizzati per l’arruolamento di pazienti con parestesia negli studi clinici, i metodi diagnostici descritti sopra costituiscono le fondamenta per qualsiasi ricerca clinica che coinvolga questa condizione. Gli studi clinici che studiano i trattamenti per condizioni che causano parestesia, come diabete, sclerosi multipla o neuropatia periferica, richiedono tipicamente prove documentate della condizione attraverso i test diagnostici standard menzionati in precedenza.
I ricercatori che conducono studi clinici generalmente necessitano che i partecipanti si sottopongano a test basali completi, tra cui documentazione della storia medica, esame fisico, studi di funzione nervosa e test di laboratorio pertinenti. Queste misurazioni basali consentono ai ricercatori di monitorare i cambiamenti durante lo studio e determinare se un trattamento è efficace. I requisiti diagnostici specifici per l’arruolamento negli studi dipendono dalla condizione sottostante studiata e dalla fase dello studio clinico[2].

